mercoledì 12 novembre 2014

Il cerchio si chiude


Dopo una giornata abbastanza elettrica, fatta di incomprensioni e confronti, sono andato a dormire la sera prima della gara un po' inquieto. Avrei voluto avere in testa solo la corsa, in fondo una mezza maratona è un impegno importante. Ahimè avevo in mente invece, soprattutto situazioni spiacevoli.
L'unica volta che ho corso la mezza di Fiumicino ci fu il diluvio universale, acqua che arrivava da ogni parte, dall'alto, di lato e addirittura dal basso. Era la mia prima mezza maratona con il Villa Pamphili. Questa volta per fortuna non è andata così.
Metto la sveglia alle 06.00. Sono metodico e lento nelle mie cose, mi serve quindi il tempo necessario per la colazione, per vestirmi, per capire che tempo fa e chi sono io.
Fette biscottate, caffè, marmellata e miele.... e un kiwi. Tuta sociale e via... sono in strada.
Appuntamento fissato per le 07.10 con Roberto e Mario, due ramarri anche loro e con Paolo della Lazio runners. Il viaggio per Fiumicino è gradevole e veloce, quattro battute e siamo già all'interno del parcheggio davanti al palazzetto dello sport. E' presto... non sono neanche le 08.00, davanti ai miei occhi il blu dei bagni chimici, il verde e bianco del gazebo degli amatori villa Pamphili e l'arancione della Podistica e solidarietà.
Il presente e il futuro di questa mia personalissima esperienza podistica.
La tattica di gara prevede di viaggiare i primi chilometri con Mario e Roberto, alla ricerca di un difficile, almeno per le mie condizioni attuali, 1:35 finale. Dentro di me penso sia fattibile, dopo la maratona di Amsterdam non ho corso molti chilometri, ma quelli corsi sono stati macinati a buon ritmo.
Tonia e Leo/facebook
Espletato il goliardico rito del "muro del pianto", in compagnia dei fidati Sammarco's, giunti nel frattempo sul posto, abbiamo guadagnato un posto più vicino possibile alla linea di partenza.
In alto il sole splende feroce.
Sono teso. 
La partenza è il solito bagno di folla, fotografi, parenti, sembra di essere in una sagra di paese.
Il primo chilometro di ogni gara è sempre particolare, ci si mischia tra quelli esperti, che vanno più piano per scaldare bene i muscoli, e quelli meno esperti, che si lasciano andare all'entusiasmo della partenza. Davanti, i top, vivono altre realtà. La prima parte di gara trascorre con Mario e Roberto ad un ritmo sostenuto, siamo ben al di sotto dei 5' a km. I primi due ristori corrono via veloci, poca acqua e un caldo infernale, il serpentone si snoda per le vie di Fiumicino e i clacson delle auto sbraitano dietro le nostre spalle.
Stesso posto, stessa storia, stesso bar, mi viene da pensare.......
Superati i palloncini dei peace da 1:45, decido che è il momento di provare a cambiare ritmo, scambio ancora qualche chiacchiera con Federico e senza salutare gli altri due miei compagni di viaggio aumento il ritmo. Davanti ci sono ancora 2/3 di gara. Ho più dubbi che certezze.
Mentre corro sono solito fare una sorta di screening generale:
  •     gambe... ok

  •     testa... ok

  •     cuore... ok

  •     polmoni... ok
Quando tutti i miei led mentali segnano luce verde provo a cambiare passo, per vedere dove si può arrivare.
Le prime difficoltà comincio ad accusarle intorno al 13° chilometro, mi rendo conto che tutto procede al meglio, ma i dubbi sulla tenuta cominciano ad insinuarsi nella mia mente. Questa è una cosa che spesso mi capita in gara, sarà forse una scarsa consapevolezza dei miei mezzi o una sana cognizione dei miei limiti.... ai posteri l'ardua sentenza.
Il percorso rispetto alla mia precedente esperienza, gira al contrario, sui sali e scendi che affrontiamo lungo il Tevere, i cantieri navali rimangono alla nostra sinistra e un’alta siepe ci ripara dal solleone. Accuso il caldo, i ristori non sono all’altezza, e un pensiero corre a chi arriverà dopo di me e non troverà molto da bere sui tavoli.
Quello che proprio non mi piace vedere in gara, sono gli atleti che si fermano, mi dispiace per loro, molti "mollano" con la testa, altri sottovalutano la fatica di una mezza maratona, ma tutti però hanno il coraggio di provarci.
www.romacorre.it
Verso il 16° provo a dare una zampata alla mia prestazione, cerco di cambiare passo, mi accorgo però che non c’è benzina nelle mie gambe. I 500 metri percorsi sotto i 4’30 mi fanno capire che non è aria. Mi rimetto al mio ritmo e mi accontento del fatto che almeno da dietro non sono in molti a sorpassarmi… come dice Roberto, da lì si vede se hai disputato una gara intelligente o meno.
Chiudo in 1:37:23, migliorando di pochi secondi il mio personale. Medaglia al collo e il pacco gara in mano è tutto quello che rimane di un'immane fatica.
Due anni fa, sotto il diluvio, arrivai con 10 minuti in più, e scrissi… “sono distrutto, ma sazio di felicità, ce l’ho fatta, la mia prima mezza maratona.” Oggi arrivo e non sono per niente soddisfatto… come cambiano le cose in due anni.


"Non mi sento responsabile d'essere migliore degli altri. Ciò che non sopporto è di provare piacere nel dimostrarlo. (Fabrizio De André)

2 commenti:

  1. Da uno di quelli che non ha trovato l'acqua...è stata davvero dura, anche andando molto più piano. e a te rimane la curiosità del non c'è 2 senza 3...pure se non in verde sarà una bella sfida!

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  2. Io domenica ho sofferto tanto il caldo, al di là degli undici km fatti prima per "comporre" il lungo, devo dire che è stato l'elemento davvero negativo della giornata. Il positivo e'che a parte le code ai ristori per accaparrarsi almeno mezzo bicchiere d'acqua, che mi hanno fatto perdere almeno uno o due minuti, sono riuscita a tenere il passo stabile fino alla fine, e anzi velocizzare seppure di poco nell'ultimo km. Un ottima notizia per una che nell'ultimo terzo delle mezze ha sempre ceduto sul tempo è una ancora migliore in vista di Firenze, incrociando le dita...

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