sabato 31 gennaio 2015
sabato 24 gennaio 2015
La Verità...
La Verità che stava in fonno ar pozzo
Una vorta strillò: - Correte, gente,
Chè l’acqua m’è arivata ar gargarozzo! -
La folla corse subbito
Co’ le corde e le scale: ma un Pretozzo
Trovò ch’era un affare sconveniente.
- Prima de falla uscì - dice - bisogna
Che je mettemo quarche cosa addosso
Perchè senza camicia è ‘na vergogna!
Coprimola un po’ tutti: io, come prete,
Je posso dà’ er treppizzi, ar resto poi
Ce penserete voi...
- M’assoccio volentieri a la proposta
- Disse un Ministro ch’approvò l’idea. -
Pe’ conto mio je cedo la livrea
Che Dio lo sa l’inchini che me costa;
Ma ormai solo la giacca
È l’abbito ch’attacca. -
Bastò la mossa; ognuno,
Chi più chi meno, je buttò una cosa
Pe’ vedè’ de coprilla un po’ per uno;
E er pozzo in un baleno se riempì:
Da la camicia bianca d’una sposa
A la corvatta rossa d’un tribbuno,
Da un fracche aristocratico a un cheppì.
Passata ‘na mezz’ora,
La Verità, che s’era già vestita,
S’arrampicò a la corda e sortì fôra:
Sortì fôra e cantò: - Fior de cicuta,
Ner modo che m’avete combinata
Purtroppo nun sarò riconosciuta!
Trilussa
Il mio diario.... di una schiappa
ACQUA
Tema del Giorno
"Autogestione"
RISCALDAMENTO:
400 sciolti (100 SL, 50 DO, 100 SL, 50 DO, 100 DO).
rec. 1'
GAMBE E PINNE:
10x25 (gambe DO); rec. 10"
10x25 (gambe SL con tavoletta). rec. 10"
rec. 2'
PALETTE & BAMBOLOTTO:
8x100 SL; rec. 10"
4x200 SL; rec. 15"
2X400 SL. rec. 20"
rec. 2'
PINNE & PALETTE:
20x50 SL (FORTI!).
Rec. 10"
Chiusura 100 RA sciolti.
Totale 4400 metri.
Etichette:
Diario
Ubicazione:
Via Gualtiero Castellini, 00197 Roma, Italia
giovedì 22 gennaio 2015
E' proibito...
È proibito
piangere senza imparare,
svegliarti la mattina senza sapere che fare
avere paura dei tuoi ricordi.
È proibito non sorridere ai problemi,
non lottare per quello in cui credi
e desistere, per paura.
Non cercare di trasformare i tuoi sogni in realta'.
È proibito non dimostrare il tuo amore,
fare pagare agli altri i tuoi malumori.
È proibito abbandonare i tuoi amici,
non cercare di comprendere coloro che ti stanno accanto
e chiamarli solo quando ne hai bisogno.
È proibito non essere te stesso davanti alla gente,
fingere davanti alle persone che non ti interessano,
essere gentile solo con chi si ricorda di te,
dimenticare tutti coloro che ti amano.
È proibito non fare le cose per te stesso,
avere paura della vita e dei suoi compromessi,
non vivere ogni giorno come se fosse il tuo ultimo respiro.
È proibito sentire la mancanza di qualcuno senza gioire,
dimenticare i suoi occhi e le sue risate
solo perche' le vostre strade hanno smesso di abbracciarsi.
Dimenticare il passato e farlo scontare al presente.
È proibito non cercare di comprendere le persone,
pensare che le loro vite valgono meno della tua,
non credere che ciascuno tiene il proprio cammino
nelle proprie mani.
È proibito non creare la tua storia,
non avere neanche un momento per la gente che ha bisogno di te,
non comprendere che cio' che la vita ti dona,
allo stesso modo te lo puo' togliere.
È proibito non cercare la tua felicita',
non vivere la tua vita pensando positivo,
non pensare che possiamo solo migliorare,
non sentire che, senza di te,
questo mondo non sarebbe lo stesso.
non sentire che, senza di te, questo mondo non sarebbe lo stesso.
piangere senza imparare,
svegliarti la mattina senza sapere che fare
avere paura dei tuoi ricordi.
È proibito non sorridere ai problemi,
non lottare per quello in cui credi
e desistere, per paura.
Non cercare di trasformare i tuoi sogni in realta'.
È proibito non dimostrare il tuo amore,
fare pagare agli altri i tuoi malumori.
È proibito abbandonare i tuoi amici,
non cercare di comprendere coloro che ti stanno accanto
e chiamarli solo quando ne hai bisogno.
È proibito non essere te stesso davanti alla gente,
fingere davanti alle persone che non ti interessano,
essere gentile solo con chi si ricorda di te,
dimenticare tutti coloro che ti amano.
È proibito non fare le cose per te stesso,
avere paura della vita e dei suoi compromessi,
non vivere ogni giorno come se fosse il tuo ultimo respiro.
È proibito sentire la mancanza di qualcuno senza gioire,
dimenticare i suoi occhi e le sue risate
solo perche' le vostre strade hanno smesso di abbracciarsi.
Dimenticare il passato e farlo scontare al presente.
È proibito non cercare di comprendere le persone,
pensare che le loro vite valgono meno della tua,
non credere che ciascuno tiene il proprio cammino
nelle proprie mani.
È proibito non creare la tua storia,
non avere neanche un momento per la gente che ha bisogno di te,
non comprendere che cio' che la vita ti dona,
allo stesso modo te lo puo' togliere.
È proibito non cercare la tua felicita',
non vivere la tua vita pensando positivo,
non pensare che possiamo solo migliorare,
non sentire che, senza di te,
questo mondo non sarebbe lo stesso.
non sentire che, senza di te, questo mondo non sarebbe lo stesso.
Pablo Neruda
martedì 20 gennaio 2015
Il mio diario... di una schiappa
Nel frattempo ho ripassato le stesse vasche X volte per non dimenticare.
ACQUA
Tema del Giorno
"Le Corna"
RISCALDAMENTO:
1X400 (Alternando DO, SL, RA)
Rec. 3'
CENTRALE:
10X50 (25 andata SL forte, 25 ritorno DO sciolto);
Tempo frazione e recupero 1'15"
10x75 (25 SL, 25 Gambe SL, 25 SL)
Rec. 15"
PINNE:
10X25 (Alternati. Andata apnea gambe SL. Ritorno gambe DO)
Rec. 10"
PALETTE & BAMBOLOTTO:
2X400 SL
Rec. 20"
SCATTI:
8X25 SL
Rec. 10"
Chiusura 100 sciolti.
Totale 3000 metri.
lunedì 19 gennaio 2015
Presto che è tardi!!
![]() |
| www.romacorre.it |
Chiamiamola abitudine, chiamiamola fissazione, ma la sera prima della gara, come sempre, mi preparo tutto. Calzoncini, canotta Orange, abbigliamento pesante, abbigliamento leggero, perché non si sa mai quanto possa fare freddo.
Dopo aver ricapitolato tutto, piazzo la sveglia alle 5.50 e me ne vado a dormire. Certo, le ore di sonno saranno poche, ma mi piace fare le cose con calma.
A differenza delle altre gare, questa volta, si corre in trasferta, nel viterbese. C'è un momento, durante il sonno, che per un breve istante siamo consci, è un piccolissimo lasso di tempo, dopo il quale, riperdiamo i sensi in preda al sonno. In quel frangente di breve lucidità mi sono detto... "mi sento riposato" e con la tranquillità del giusto, ho guardato la sveglia per vedere che le lancette segnavano le 07.50.... due ore di ritardo!!
Descrivere la scarica di adrenalina che mi ha pervaso dalla testa ai piedi sarebbe impossibile. Dopo essermi catapultato fuori dalla "branda" in pieno infarto del miocardio, mi sono proiettato in cucina alla velocità della luce, e in perfetto stile fantozziano ho cominciato a preparare la colazione mentre infilavo scarpe e pantaloni. Caffè bollente con conseguente lingua felpata, fette biscottate con marmellata ingurgitate tra terzo e primo piano, frutta sbucciata e ingoiata in modalità struzzo direttamente alla pompa di benzina.
Giunto in tempo sul luogo della gara (quest'anno si parte da Castel Sant'Elia), con somma gioia di tutti i Comuni che ho attraversato durante il percorso e di tutti gli autovelox che mi hanno concesso la loro attenzione, parcheggio a circa 2 km dal gazebo della Podistica. Saluto un vigile (o presunto tale) che con un grugnito ricambia amabilmente, facendomi capire quanta gioia ci sia in lui nel vedermi lì.
L'appuntamento con i miei amici ormai è saltato da quasi due ore, ma devo per forza trovare Fabrizio che ha ritirato il mio pettorale.... ovviamente il cellulare non da segni di vita. Punto quindi dritto verso il gazebo degli AVP, sono certo di trovarlo lì e così è. Mi cambio, o meglio, mi spoglio, e "sotto" sono già pronto alla gara, raggiungo la zona di partenza e ....... via!!! Si parte! Ho fatto in tempo! Questo è il primo risultato della giornata.
Nei primi chilometri mi fanno compagnia Fulvio e Claudio, ma nella mente il pensiero più frequente è quello di non essere riuscito a fare le cose con calma, di non aver conosciuto un po' di persone della mia nuova squadra.
L'andatura è blanda, qualcuno scatta sulla destra, altri cercano strada sulla sinistra. Siamo più di quanto pensassi. Confusione.
Arrivati a Nepi, la prima serie di salite ci rende la giusta idea di come sarà la gara. Continui saliscendi. Intorno il verde dei campi ci accompagna. Le gare non sono assolutamente tutte uguali. La maratonina dei Tre Comuni per me è davvero bella.
Intorno al sesto chilometro vedo Mario, più o meno abbiamo lo stesso passo, io non ho velleità di conquista e neanche lui, decidiamo un passo soft e andiamo avanti insieme fino al tanto decantato "muro".
Quattro parole con Roberto, Francesco e tanti altri ex compagni di squadra. Fino a giungere a ciò che rende tanto famosa questa gara. La salita!
Uno "strappo" importante. Lunga ripida e piena di silenzio. Nessuno parla. Solo io e Mario... due deficienti! Un tizio in bicicletta, con una carrozzina trainata dietro, con dentro un cane, arranca peggio di noi e sbuffa come una locomotiva a vapore. Scolliniamo brillantemente e lo invito a non mollare perché il più è fatto e davanti a noi e al traguardo ci sono solo quattro km. La nostra andatura è decisamente migliore dei gruppetti che abbiamo davanti, non stiamo tirando, ma teniamo un buon passo. Al 19° da lontano, sotto il suo inconfondibile cappelletto, vedo Paolo tornare indietro e venirci incontro. Lui ha già finito da un pezzo. Ci fa da traino, ma poi "impazzisce" e si mette a tirare come un cavallo imbizzarrito. Decisamente il suo ritmo non ci appartiene, riusciamo a stargli dietro approfittando della sua forza e ne cogliamo i frutti. La nostra azione, rispetto a chi abbiamo davanti, è inarrestabile, superiamo tantissimi corridori davanti a noi e chiudiamo in 1h 52m e spicci. Non è un gran tempo, ma ci siamo divertiti e soprattutto, goduti la gara.
Alla fine, dopo il selfie di rito, sono a costretto a scappare perché sono di nuovo in ritardo, ma questa è un'altra storia......


Etichette:
gare
Ubicazione:
01030 Castel Sant'Elia VT, Italia
venerdì 16 gennaio 2015
Amarcord....
… e poi a un certo punto, ti ricordi
che giorno è oggi.
Non è un giorno qualunque. E’ uno
degli anniversari più importanti della tua vita. Uno di quei giorni che si
ricordano per sempre. Un po’ come il matrimonio, come il mondiale dell’82
(perché in realtà è più bello di quello del 2006), come la nascita di un figlio.
Sono immagini, rumori e odori, fissi
nella mente.
Erano le 06.30 di una fredda mattina
di otto anni fa. Avevo nella mente il piacere di quei pochi metri che mi
dividevano dallo scooter, una sorta di scusa per poter giustificare l’ennesimo
bacio dato senza amore, solo per esercitarne il possesso, senza quel giusto
piacere dei primi tempi. E non era neanche la prima volta in quel micro istante
di giornata. Passare la lingua sulle labbra per inumidirle un po’ e poi
accendere i riflettori sulla vera protagonista di un gesto ripetuto X volte.
Consapevole o meno.
Un lampo di luce che t’illumina il
viso per un breve istante e poi quella nuvola di fumo che ti obbliga a
strizzarle gli occhi.
Sono passati otto anni eppure, certe
volte, ancora oggi, muoio dalla voglia di fumare una sigaretta.
Sarebbe da stupidi riaccenderla; il
gesto non mi appartiene più.
Il fumo ha il potere di riempire
spazi, intervalli di tempo. Uno smartphone dei tempi andati. C'è chi invia un
messaggio su Whatsapp, al gruppo o all'amico e chi si accende una sigaretta. Riti, abitudini, convenzioni.
Se chiudo gli occhi posso ancora sentire
quel sapore sulla bocca.
Chi non ha mai provato quella gestualità, non può
capire cosa significa spegnere consapevolmente l’ultima sigaretta. Un gesto di
autolesionismo. Una condanna a una pena inaudita.
Dopo quel gesto la vita cambia. Nessuna cena sarà più come prima, nessun caffè avrà lo stesso
sapore.
Vivere senza punteggiatura è
difficile, soprattutto se hai bisogno di colmare spazi e hai finito le
sigarette.
mercoledì 14 gennaio 2015
E adesso la pubblicità...
by Claudio Baglioni
Tu dietro a un vetro guardi fuori
Lungo il luccichio dei marciapiedi
E la gente si è dissolta nella sera
Tua madre altezza media sogni medi
Che sbatte gli occhi da cammello
E non si è rassegnata e neanche spera
Un cespuglio di spini tuo fratello
Che pensa sulle unghie delle dita
Appitonato con un aria da bollito
Tuo padre mani da operaio a vita
Che ride e gli si spacca il viso
Impallidito di tivù
Tu fretta di vivere qualcosa
E ogni cosa è già un ricordo liso
E adesso la pubblicità
Tu e le tue voglie imbottigliate
Occhi come buchi della chiave
E un'ansia indolenzita sotto neve bianca
Tuo padre aspetta sempre qualche nave
Funambolo sul filo del passato
E cena insieme a una bistecca stanca
Tuo fratello è un grammofono scassato
Un fiume di pensieri in fuga
Si specchia in un cucchiaio e fa una bocca storta
Tua madre si rammenda qualche ruga
E una domanda di dolcezza
Che porta in tavola e va via
Tu nascosta in fondo a un'amarezza
A far finta che il mondo sia un bel posto
E adesso la pubblicità
Ma che giorno è è tutti i giorni
Ed una sera ogni sera
E questa sera come le altre
Che si siede accanto
E non c'è niente che ritorni
Niente allegria e nessun cerino
Per dare fuoco a tutto quanto
Tu in quella schienuccia di uccellino
Che s'incurva e si vedono gli affanni
Dei tuoi domani e dei tuoi pochi anni
Tuo padre che si strofina le mascelle
Come impanate nella barba
Una sigaretta in mezzo ai denti
E lui ci parla intorno
Tua madre che si sveglia a strappi
E scuote tutta la polvere di un giorno
Senza persone e novità
Tuo fratello scemo che dà uno spintone
Al tuo cuore rovesciato come tasche vuote
E adesso la pubblicità
Oggi è quasi un secolo di noia
E che si fa domani e dopo
E poi nei prossimi vent'anni
Figli di speranze
Per un attimo di gioia
Nella città di antenne e cielo
E luci grigie delle stanze
E la notte cade come un velo
A smorzare gli occhi ed i televisori
E tu dietro a un vetro guardi fuori
Tu dietro a un vetro guardi fuori
Lungo il luccichio dei marciapiedi
E la gente si è dissolta nella sera
Tua madre altezza media sogni medi
Che sbatte gli occhi da cammello
E non si è rassegnata e neanche spera
Un cespuglio di spini tuo fratello
Che pensa sulle unghie delle dita
Appitonato con un aria da bollito
Tuo padre mani da operaio a vita
Che ride e gli si spacca il viso
Impallidito di tivù
Tu fretta di vivere qualcosa
E ogni cosa è già un ricordo liso
E adesso la pubblicità
Tu e le tue voglie imbottigliate
Occhi come buchi della chiave
E un'ansia indolenzita sotto neve bianca
Tuo padre aspetta sempre qualche nave
Funambolo sul filo del passato
E cena insieme a una bistecca stanca
Tuo fratello è un grammofono scassato
Un fiume di pensieri in fuga
Si specchia in un cucchiaio e fa una bocca storta
Tua madre si rammenda qualche ruga
E una domanda di dolcezza
Che porta in tavola e va via
Tu nascosta in fondo a un'amarezza
A far finta che il mondo sia un bel posto
E adesso la pubblicità
Ma che giorno è è tutti i giorni
Ed una sera ogni sera
E questa sera come le altre
Che si siede accanto
E non c'è niente che ritorni
Niente allegria e nessun cerino
Per dare fuoco a tutto quanto
Tu in quella schienuccia di uccellino
Che s'incurva e si vedono gli affanni
Dei tuoi domani e dei tuoi pochi anni
Tuo padre che si strofina le mascelle
Come impanate nella barba
Una sigaretta in mezzo ai denti
E lui ci parla intorno
Tua madre che si sveglia a strappi
E scuote tutta la polvere di un giorno
Senza persone e novità
Tuo fratello scemo che dà uno spintone
Al tuo cuore rovesciato come tasche vuote
E adesso la pubblicità
Oggi è quasi un secolo di noia
E che si fa domani e dopo
E poi nei prossimi vent'anni
Figli di speranze
Per un attimo di gioia
Nella città di antenne e cielo
E luci grigie delle stanze
E la notte cade come un velo
A smorzare gli occhi ed i televisori
E tu dietro a un vetro guardi fuori
lunedì 12 gennaio 2015
"Cosi per caso.... sino al divorzio!"
sempre per caso.
Si usa lo sport per dimagrire nella maggior parte
dei casi. Si regala una bicicletta al marito invitandolo in modo indiretto a rientrare in una taglia decente.
Si cita l’amico che è appena tornato dalla maratona di New York mettendo quindi su tavolo un’idea di vacanza diversa.
Le modalità con le quali si rovina un matrimonio o un unione nascono quindi per caso o comunque con buone intenzioni.
Nulla è premeditato.
È comunque dato certo che la fase terminale del fanatismo sportivo degli ultra-quarantenni si concretizza con la separazione e il divorzio.
Nessuna coppia può reggere determinate tabelle di allenamento.
Nessuna moglie o fidanzata può sopportare dei carichi di lavoro settimanali superiori ai 15 allenamenti (stiamo parlando di più di due al giorno,
tutti i giorni).
Nessuna lavatrice può reggere certi cicli di lavaggio ad acqua tiepida o fredda (altrimenti gli indumenti tecnici sportivi potrebbero rovinarsi). L’unica donna che sopporta il triatleta di buon livello è sua madre. Prendo in prestito questo assioma da un amico che ascoltando le tabelle di allenamento di un compagno triatleta gli disse testualmente: Nessuna donna oltre a tua mamma può volerti bene!?
Il triatleta è solo.
Non ha rapporti se non con altri triatleti.
In ufficio viene visto come uno di quelli che fanno l’Ironman e questo lo porta a essere visto con diffidenza. Deve esserci qualcosa che non va in una persona che dedica così tanto tempo all'allenamento e partecipa a gare di oltre 12 ore.
In più nessuno lo paga per questo. Anzi è lui stesso che tra trasferte all'estero e iscrizioni a gare internazionali a fine anno avrebbe potuto comprarsi una auto nuova o, per assurdo, regalare un bel tennis di diamanti alla signora.
Nella fase iniziale, quando ancora possiede un rapporto sentimentale con un’altra persona, il triatleta, vergognoso delle cifre iperboliche che sta spendendo per attrezzature sportive inizia a mentire sui costi. Questa fase potrebbe essere la sintesi migliore del rapporto tra uomo e donna: di quanto risulta tenero il maschio adulto ultra-quarantenne quando sente la necessità di mentire sul prezzo di una bicicletta che ha acquistato. Assomiglia incredibilmente al bambino che mente sul numero di figurine che ha comperato
coi propri risparmi per timore di essere sgridato. Il triatleta mente sui costi delle bici, delle mute, delle scarpe. Perché non può tornare a casa con l’ennesimo paio di scarpe da centocinquanta euro. Deve sfumare… minimizzare.
Il triatleta più evoluto acquista spesso anche un capo sportivo per la compagna o per i figli pensando di spostare l’attenzione sulla sua generosità. Nulla di più
inutile. La compagna vorrebbe la sua presenza il sabato mattina e la domenica mattina, non un completo da fitness nuovo.
Ho citato due momenti della settimana molto significativi per ogni compagna di un triatleta.
Lui si sta allenando. È fuori in bici, forse corre o forse è in piscina.
In ogni caso non ricordo di aver mai visto un triatleta in giro con la moglie o fidanzata il sabato mattina, né aver mai incrociato la medesima coppia la domenica......
Tratto da "Il mio ex faceva l'Ironman" di Cleto La Triplice ed. Del Faro.
giovedì 8 gennaio 2015
"Il mio ex faceva l'Ironman" di Cleto La Triplice
Dopo aver messo a letto la creatura e ristabilita la connessione con il cellulare del padre arriva anche la telefonata. Sempre identica!
Lei:
Ciao amore, allora com'è andata? Che bravo!
Stai bene? Ti ho/abbiamo visto tagliare il traguardo!
Ma cosa è successo in maratona?
Mi raccomando riposati ora!
ciao
Lui:
Ciao, gara bellissima! ... che fatica...
Sto bene, insomma...
Mi avete visto?
Quanto ho fatto nel nuoto? In bici? Mi dai i parziali?
Quanto ha fatto Marco? E Luca?
Oggi stavo bene sino al primo giro di bici poi mi si è spenta la lampadina!
Ho pensato di ritirarmi un paio di volte.
Ora vado a recuperare la bici e le sacche gara.
Ciao
La telefonata post Ironman è sempre la stessa!
Vi possono essere varianti minime nell'eventualità che il marito sia arrivato prima di altri amici...
Lei:
Ciao amore, allora com'è andata? Che bravo!
Stai bene? Ti ho/abbiamo visto tagliare il traguardo!Ma cosa è successo in maratona?
Mi raccomando riposati ora!
ciao
Lui:
Ciao, gara bellissima! ... che fatica...
Sto bene, insomma...
Mi avete visto?
Quanto ho fatto nel nuoto? In bici? Mi dai i parziali?
Quanto ha fatto Marco? E Luca?
Oggi stavo bene sino al primo giro di bici poi mi si è spenta la lampadina!
Ho pensato di ritirarmi un paio di volte.
Ora vado a recuperare la bici e le sacche gara.
Ciao
La telefonata post Ironman è sempre la stessa!
Vi possono essere varianti minime nell'eventualità che il marito sia arrivato prima di altri amici...
Orange
Strano vedere quel gazebo da fuori. Ero abituato ad arrivare, salutare e poi entrarci dentro per cambiarmi. Piccoli riti e abitudini che dovrò cambiare. Scopro come è facile affezionarsi alle cose oltre che alle persone. Le bandiere ramarre sventolano alte nel cielo.
Mi è sembrato un po' come tornare a quel giorno di ottobre del 2012, a Fiumicino, quando per la prima volta incontrai Sandro e tante altre persone della squadra. Ero emozionato per tutte quelle novità e rimasi piacevolmente colpito per la calorosa accoglienza.
Sono passati tanti mesi.
Con l'anno nuovo ho deciso di vestire altri colori, ma i ricordi legati a quel verde, mi rimarranno sempre nel cuore.
Tra i vari cambiamenti, il primo di questa stagione, è il mio cambio di categoria. Sono tra gli MM40, una delle categorie più forti probabilmente e non grazie a me di certo.
La "Corri per la Befana" è una gara che mi piace molto, il misto asfalto - sterrato è intrigante, l'unica nota stonata e non festeggiare la Befana con i miei piccoli a casa.
Mi do appuntamento a Trastevere con Francesco e Claudio per andare insieme sul luogo della gara. Non dico nulla a loro, ma in realtà dentro di me sono un po' emozionato, in fondo si tratta sempre di cominciare qualcosa di nuovo.
Arrivati in via Lemonia, da lontano, scorgo i vessilli degli Amatori Villa Pamphili e subito dopo il colore arancio del gazebo della Podistica e Solidarietà. Sono uno accanto all'altro, una sorta di passaggio di consegne... l'arancione per un po' sarà casa mia ad ogni gara.
Saluto i miei compagni di viaggio e valico questo nuovo mondo.
La prima persona che conosco si chiama Laura. Mi accoglie sorridente e riesco a collegare un viso ad uno dei tanti nomi che ho tormentato via email per gestire la mia iscrizione. Mi dicono che devo fare la foto per il sito (altra novità).
Sto sulle mie perché in fondo non conosco nessuno. Entro nel gazebo riservato agli uomini (dall'altra parte è unisex) e non c'è nessuno, sono in forte anticipo, ma arrivare tardi al primo giorno di "scuola" mi sembrava brutto.
Mi cambio con grande calma, cerco di perdere qualche minuto in più, so di essere solo e non saprei cosa fare in attesa di ricongiungermi con gli altri ragazzi della mia ex squadra.
Nel frattempo arrivano altri Orange. Saluti e presentazioni.
Esco fuori e comincio a scaldarmi. La nuova canotta mi piace molto. Mi sento comunque onorato ad indossarla.
Il sole scalda l'aria e mi sento molto più a mio agio mentre comincio a correre in solitaria. Mentre percorro su e giù la strada da dove partirà la gara, ritrovo i miei vecchi compagni di corsa e rimango con loro fino alla partenza, dopo di che ognuno prende la propria strada. La gara come ho già detto, mi piace, riesco anche a dare una limatina al mio personale, ma non è questa la cosa importante della giornata.
Questo è il mio nuovo inizio. Mi piacciono i cambiamenti. Ora non resta che smettere di guardare al passato e pensare al futuro. Ci sono nuovi amici da conoscere e nuove gare da correre.
Etichette:
gare
Ubicazione:
Via Lemonia, 00174 Roma, Italia
mercoledì 24 dicembre 2014
domenica 21 dicembre 2014
Consigli per gli acquisti...
"Vivete la vostra vita! Sarà sicuramente più avvincente che cercare di vivere la brutta copia della vita degli altri".
mercoledì 17 dicembre 2014
Play List (L&L)
All I Want for Christmas
I don't want a lot for Christmas
There's just one thing I need
I don't care about presents
Underneath the Christmas tree
I just want you for my own
More than you could ever know
Make my wish come true
All I want for Christmas is you.
I don't want a lot for Christmas
There is just one thing I need
I don't care about presents
Underneath the Christmas tree
I don't need to hang my stocking
There upon the fireplace
Santa Claus won't make me happy
With a toy on Christmas day
I just want you for for my own
More than you could ever know
Make my wish come true
All I want for Christmas is you
You baby
I won't ask for much this Christmas
I won't even wish for snow
I'm just gonna keep on waiting
Underneath the mistletoe
I won't make a list and send it
To the North Pole for Saint Nick
I won't even stay awake to
Hear those magic reindeer click
'Cause I just want you here tonight
Holding on to me so tight
What more can I do
Baby all I want for Christmas is you
You
All the lights are shining
So brightly everywhere
And the sound of children's
Laughter fills the air
And everyone is singing
I hear those sleigh bells ringing
Santa won't you bring me the one I really need
Won't you please bring my baby to me
Oh, I don't want a lot for Christmas
This is all I'm asking for
I just want to see my baby
Standing right outside my door
Oh I just want him for my own
More than you could ever know
Make my wish come true
Baby all I want for Christmas is
You
All I want for Christmas is you baby
All I want for Christmas is you baby
I don't want a lot for Christmas
There's just one thing I need
I don't care about presents
Underneath the Christmas tree
I just want you for my own
More than you could ever know
Make my wish come true
All I want for Christmas is you.
I don't want a lot for Christmas
There is just one thing I need
I don't care about presents
Underneath the Christmas tree
I don't need to hang my stocking
There upon the fireplace
Santa Claus won't make me happy
With a toy on Christmas day
I just want you for for my own
More than you could ever know
Make my wish come true
All I want for Christmas is you
You baby
I won't ask for much this Christmas
I won't even wish for snow
I'm just gonna keep on waiting
Underneath the mistletoe
I won't make a list and send it
To the North Pole for Saint Nick
I won't even stay awake to
Hear those magic reindeer click
'Cause I just want you here tonight
Holding on to me so tight
What more can I do
Baby all I want for Christmas is you
You
All the lights are shining
So brightly everywhere
And the sound of children's
Laughter fills the air
And everyone is singing
I hear those sleigh bells ringing
Santa won't you bring me the one I really need
Won't you please bring my baby to me
Oh, I don't want a lot for Christmas
This is all I'm asking for
I just want to see my baby
Standing right outside my door
Oh I just want him for my own
More than you could ever know
Make my wish come true
Baby all I want for Christmas is
You
All I want for Christmas is you baby
All I want for Christmas is you baby
L'arte di Correre
....si direbbero ragazze in gamba, in buona salute, robuste, coscienziose e sicure di sé. Ma il loro modo di correre, comunque lo si consideri, non sembra mirare alla lunga distanza. E' quello tipico della distanza media. Lunghe falcate aggressive che colpiscono forte il suolo. Probabilmente correre godendosi il paesaggio circostante non rientra nella loro mentalità.
Al contrario di loro, io sono abituato a perdere, anche se non ne vado fiero. Di cose al mondo che mi sono restate fra le mani, di avversari che non sono riuscito a battere, ce ne sono montagne. E' una sofferenza....
martedì 16 dicembre 2014
"A tutte le ex...."
Premessa tratta da "Il mio ex faceva l'Ironman" di Cleto La Triplice
Edizioni Del Faro
Questa pubblicazione è dedicata e rivolta esclusivamente
alle compagne, fidanzate o mogli di
tutti i triatleti… o più probabilmente alle loro ex!
Lo scrivente è un triatleta pentito. Ancora praticante,
sia ben chiaro, ma salvo!
Le righe che seguono non saranno di minimo interesse
per i triatleti stessi. Anzi! Se ne sconsiglia vivamente
la lettura a questi onde incorrere nel rischio di capire
che la vita extra-lavorativa dopo i quaranta si possa
comporre anche di giornate vissute senza allenamenti,
di grandi abbuffate, di vizi buoni e di progetti futuri (e
qui mi rendo conto di bestemmiare per loro) che non
contemplano allenamenti o gare!
Scrivere della propria passione è la cosa più naturale
che si possa fare.
Il rischio è quello di essere ridondanti, ripetitivi e
noiosi per chi legge.
Questo timore è concreto e, qualsiasi compagna, moglie,
fidanzata o amico può confermarvelo.
Lo sportivo ultraquarantenne, tranne pochissimi casi
di cui ho la fortuna di far parte, è un maniaco ossessivo
dello sport. Drogato da endorfina, serotonina e ogni
altra sostanza che il nostro cervello rilascia durante gli
sforzi aerobici prolungati.
Fortunatamente ho altre passioni.
Mi piace mangiare.
Mi piace molto mangiare.
Mi piace mangiare molto!
Mi piace anche la birra e il vino e, pur non essendo un
fumatore, l’odore del tabacco mi rilassa.
Ecco questi ultimi elementi vengono banditi da ogni
triatleta ultraquarantenne che si rispetti.
Per farvi capire di chi stiamo parlando, dovete immaginare
che la massima aspirazione per il loro palato è
rappresentata dalla mangiata pre-gara nella quale si
abbonda di pasta in bianco (sti ca**i!); o dalla birretta
che si concedono a gara terminata (sti gran ca**i!).
Stiamo parlando di fanatici, la cui lucidità si è logorata
come le loro cartilagini.
Proverò a descrivere i pericoli in cui si incorre praticando
questo sport.
Proverò a spaventare i neofiti della triplice disciplina,
nella fievole speranza che rimangano vigili e non prendano
brutte pieghe.
Anche se so già che sarà inutile o troppo tardi perché
in questo momento si stanno già allenando per la prossima
gara!
Edizioni Del Faro
Questa pubblicazione è dedicata e rivolta esclusivamente
alle compagne, fidanzate o mogli di
tutti i triatleti… o più probabilmente alle loro ex!
Lo scrivente è un triatleta pentito. Ancora praticante,
sia ben chiaro, ma salvo!
Le righe che seguono non saranno di minimo interesse
per i triatleti stessi. Anzi! Se ne sconsiglia vivamente
la lettura a questi onde incorrere nel rischio di capire
che la vita extra-lavorativa dopo i quaranta si possa
comporre anche di giornate vissute senza allenamenti,
di grandi abbuffate, di vizi buoni e di progetti futuri (e
qui mi rendo conto di bestemmiare per loro) che non
contemplano allenamenti o gare!
Scrivere della propria passione è la cosa più naturale
che si possa fare.
Il rischio è quello di essere ridondanti, ripetitivi e
noiosi per chi legge.
Questo timore è concreto e, qualsiasi compagna, moglie,
fidanzata o amico può confermarvelo.
Lo sportivo ultraquarantenne, tranne pochissimi casi
di cui ho la fortuna di far parte, è un maniaco ossessivo
dello sport. Drogato da endorfina, serotonina e ogni
altra sostanza che il nostro cervello rilascia durante gli
sforzi aerobici prolungati.
Fortunatamente ho altre passioni.
Mi piace mangiare.
Mi piace molto mangiare.
Mi piace mangiare molto!
Mi piace anche la birra e il vino e, pur non essendo un
fumatore, l’odore del tabacco mi rilassa.
Ecco questi ultimi elementi vengono banditi da ogni
triatleta ultraquarantenne che si rispetti.
Per farvi capire di chi stiamo parlando, dovete immaginare
che la massima aspirazione per il loro palato è
rappresentata dalla mangiata pre-gara nella quale si
abbonda di pasta in bianco (sti ca**i!); o dalla birretta
che si concedono a gara terminata (sti gran ca**i!).
Stiamo parlando di fanatici, la cui lucidità si è logorata
come le loro cartilagini.
Proverò a descrivere i pericoli in cui si incorre praticando
questo sport.
Proverò a spaventare i neofiti della triplice disciplina,
nella fievole speranza che rimangano vigili e non prendano
brutte pieghe.
Anche se so già che sarà inutile o troppo tardi perché
in questo momento si stanno già allenando per la prossima
gara!
No Panic!!!
La corsa, per quanto appagante, non mi dava più gli stessi stimoli di prima. Quel carico di eccitazione da endorfine che arrivava subito dopo un allenamento, anche un banale 10 km sciolto, non arrivava più. Avevo bisogno di più chilometri, di più stimoli per sentire quella scossa. Ho quindi cominciato a chiedermi cosa potessi fare per "riattivare" quell'interruttore che sembrava ormai spento. Ho pensato alle ultra maratone, ma il gesto prolungato e ripetitivo non mi convinceva e poi ho un ginocchio "farlocco". Ho valutato se buttarmi sui trail, ma anche lì, ho creduto non si trattasse della giusta direzione.
Poi un giorno guardando mia figlia nuotare ho pensato "perché no??!".
Rientrare in acqua per diversificare il mio allenamento poteva essere una buona cura.
Corsa... nuoto... triathlon. Il passo è stato davvero breve.
In testa è entrata quest'idea e per un po' è rimasta lì in attesa degli eventi.
Quando alla fine mi sono deciso di fare sul serio, di fare sul serio a modo mio... il massimo impegno per raggiungere il massimo obiettivo... il mio massimo obiettivo, ho abbandonato la strada vecchia per quella nuova.
Ora, a questo punto del mio allenamento, mi sento abbastanza sicuro del mio nuotare, anche se sono una lumaca non mi stanco troppo a mulinare le braccia. Il mio allenamento però si effettua sempre in piscina. Acque imbrigliate da una vasca, dalla forza dell'uomo. In gara non sarà così. Dovrò confrontarmi con le famigerate "acque libere". Mari e laghi non credo possano essere definiti come un semplice "terreno" di gioco. Saranno un avversario da battere.
Ieri sera, sul tardi, guardavo la finale del Campionato del Mondo di Triathlon, l'Ironman (lungi da me tale esperienza) di Kona (Hawaii). Nella frazione a nuoto, un'immagine da sotto l'oceano di un cameraman subacqueo, mi ha pietrificato. Un vero e proprio attacco d'ansia. Ho avuto paura dell'acqua ed ero beatamente sdraiato dentro il letto di casa mia.
Mi sento un po' come Nemo davanti al "grande blu", ma se ce l'ha fatta il piccolo pesce pagliaccio, posso farcela anche io, in fondo devo solo imparare a nuotare guardando oltre il buio.
lunedì 15 dicembre 2014
"Salite, discese, amici e Limoni" di Laura Cotta Ramosino
Non chi sia stato per primo a parlarci della "maratona Coast to Coast", quasi certamente Anna. Quello che mi ricordo e' il misto di entusiasmo assoluto (per la bellezza della gara) e di timore reverenziale (per il percorso impegnativo) dei suoi discorsi che mi ha conquistato dal primo momento. Del resto la combinazione di sfida atletica, meta unica per bellezza e fascino gastronomico è diventata ormai un must delle trasferte Cotta Ramosino e questa sembrava la combinazione perfetta, con l'unico neo non proprio trascurabile che arrivava dopo due sole settimane dalla Maratona di Firenze. In pieno entusiasmo podistico da ripetute e per evitare di cambiare idea all'ultimo minuto, io e Luisa abbiamo buttato il cuore oltre l'ostacolo già un paio di mesi fa e abbiamo prenotato gara e soggiorno.
Fedeli al detto "molta brigata, vita beata", ovviamente abbiamo cercato subito adepti per l'impresa, operazione ormai non molto complicata visto l'entusiasmo diffuso per le trasferte. Che abbia potuto più il limoncello e la pizza o la vista di Positano da in cima a una discesa non lo so, fatto sta che il gruppetto si è formato piuttosto velocemente. A compensare alcune forzate e dolorose assenze (prima Anna, da cui tutto era partito, e poi Simona, bloccata suo malgrado da infortunio) ci sono stati nuovi ingressi accanto ai veterani. Al nostro piccolo nucleo (oltre a me e Luisa, Alberto, Cami, Cristina, Monia e Daniela) si è unito il quartetto di Chiara, Roberta, Fabio e Massimiliano. Un bel contingente tanto che alla fine, tra presenti e amici "fantasma", i Ramarri erano una delle squadre più rappresentate alla Coast to Coast.
E così, sabato mattina, dopo il rituale appuntamento davanti Tornatora a Colli Portuensi (per la Cortina Dobbiaco aveva portato bene, e allora perché no?) siamo partiti all'avventura verso sud, prima autostrada, fino al golfo di Napoli e all'ombra del Vesuvio, e poi sulla strada della penisola Sorrentina, che ci accoglie con un misto di curve, saliscendi e paesaggi spettacolari che sono già il preannuncio di quello che verrà.
Dal pranzo del sabato si è capito che l'eventuale carico dei carboidrati non sarebbe stato un problema: il ristoratore e il cameriere campano ti vedono sempre come le nonne di una volta, patito, e tendenzialmente ti riempirebbe di qualunque cosa presente sul menù, dai fritti (buonissimi ma non proprio da dieta del podista), alla pizza e alla pasta in porzioni generosissime senza dimenticare l'alcolico.
A dispetto del nome, la Maratona Coast to Coast non è una maratona: oltretutto quest'anno gli originali 31,3 km erano ridotti di una lunghezza stimata attorno ai 3 km (ma mai dichiarata ufficialmente), causa mancata messa in sicurezza dell'ultimo tratto di strada fino ad Amalfi. In ogni modo per lo meno fino a sabato sera, per ponderato calcolo, o almeno per un minimo di pudore, nonostante le molte tentazioni ci siamo doverosamente trattenuti dallo strafogarci del bendidio che abbondava su vetrine, bancarelle e menù.
Quale che fosse il numero dei chilometri previsti, con il diminuire delle ore e l'approssimarsi del via, l'altimetria della gara, più simile al tracciato dell’elettrocardiogramma di una prova sotto sforzo che alla descrizione di un percorso podistico (vedere per credere), gli avvertimenti di runner più allenati ed esperti, e anche un bel fastidio al ginocchio che mi accompagnava dal primo allenamento post maratona (ho scoperto poi di in essere l'unica che un po' incoscientemente aveva immolato disturbi vari, raffreddori, doloretti, a questa prova così affascinante) hanno cominciato a farmi credere che per una volta, forse, avevo davvero fatto il passo più lungo della gamba...
Chiara e compagnia, oltretutto, avevano avuto la bella idea di un giro a Positano, e così potevano testimoniare di prima mano che la salita c'era ed era bella tosta...Ma come si dice, una volta che sei in ballo devo ballare e la mattina, quando alle sei e mezzo del mattino ci siamo trovati davanti alla colazione a prevalere era la determinazione.
Lo stile del podista si riconosce un po' in tutto e già in questo momento fondamentale e' stato divertente riconoscere il marchio di fabbrica di ciascuno: la colazione brasiliana a base di prosciutto,formaggio e cornetto, quella prudente e sana di chi preferisce non strafare, e i caffè espressi a ripetizione di chi senza la dose minima di caffeina neppure riesce a uscire dall'albergo.
E alla fine la gara....
Io e Luisa avevamo un accordo di ferro con Cristina, che complice una piccola delusione alla 30 del Mare si sentiva meno sicura: saremmo arrivate al traguardo (e su questo non si discuteva) e saremmo arrivate insieme, anche perché avevamo preso un impegno con un amico assente (Giovanni) che avrebbe viaggiato con noi, secondo chip sulla scarpa di Cristina. Un ottimo incentivo per arrivare in fondo in qualunque modo...
La gara parte presto, ma le necessità fisiche incombono, per cui ci troviamo a fare la fila alla toilette a dieci minuti dalla partenza, è il risultato è che è che mentre ci scapicolliamo con Cristina e Monia verso la partenza (riusciremo anche a farci cazziare dall'organizzazione, anche se poi il tempo ci sarà) io riesco a piantare un bel volo di faccia e sbucciarmi l'unico ginocchio sano....
Ed è finalmente il via, si parte tutti abbastanza guardinghi, si sa che fino al settimo chilometro sarà dura e non si vogliono sprecare le forse in inutili strappati, tanto più che il viale principale di Sorrento non è enorme, siamo in mille e tutti ammassati. A sorpresa i primi tre chilometri sono abbastanza tranquilli, un po' di lieve salita, anche una discesa, la gente che ti incita anche se gli blocchi la strada, non sarà che ci hanno tutti preso in giro?
Al km 3, però, inizia la fatica, la pendenza inizia ad aumentare, di spazio per riprendersi non ce n'è molto e qualcuno (me compresa), almeno pochi metri ogni tanto deve camminare per calmare il respiro e il battito del cuore. Il paesaggio intorno però aiuta. Si sta uscendo dal paese, di fianco alla strada iniziano le piantagioni di limoni, arriva il primo ristoro e l'incoraggiamento di chi ti offre una bottiglietta d'acqua e ti fa i complimenti ma anche delle vecchiette appollaiate alle finestre o sulle porte delle case.
Ancora uno sforzo, nel frattempo mentre gli altri scattano avanti, al terzetto formato da me, Luisa e Cristina si aggiunge Monia e da quel momento le "Ragazze di Villa Pamphilj", come ci hanno soprannominato due simpatici compagni di gara, hanno corso una sola gara, tirando, aspettandosi e incoraggiandosi fino alla fine.
Al sesto chilometro a sorpresa, la salita si fa più dolce, arrivano i tornanti e il ritmo può riprendere più sostenuto: saranno gli apprezzamenti per le ragazze in verde che riceviamo lungo il percorso, sarà la compagnia, ma riusciamo ad aumentare il ritmo e raggiungiamo la cima del passo almeno con dieci minuti di anticipo rispetto quello che avevamo calcolato. La parte, dichiaratamente, più dura della gara ce l'abbiamo alle spalle, adesso si tratta di aggiungerci una mezza maratona...
La discesa verso Positano e' spettacolare ed esaltante, ci buttiamo giù con una certa incoscienza, temperata solo dal desiderio di risparmiare le ginocchia e goderci il paesaggio che si apre sempre più stupendo; ci accompagnano per un tratto due podisti campani che gentilmente ci segnalano quello che stia ammirando: Capri e i faraglioni, l'isola dei Galli, Positano in lontananza...
Sul percorso si appostano i fotografi, anche una vecchia conoscenza di Romacorre, e iniziano le foto di gruppo...
A Positano ci accoglie un altro panorama meraviglioso, la gente festosa, ma sappiamo che poi ci aspetta un'altra salita, forse meno ardua, ma lunga e insidiosa e bisogna vedere come reagiranno le gambe al cambio di pendenza. Reagiscono e reagiscono bene, e ci accorgiamo che nonostante la salita iniziale ci stiamo avvicinando a un ritmo di 6minuti a chilometro che mai ci saremmo sognate su un percorso così.
Poi di nuovo limoni, buganvillee, negozietto di peperoncino dove la gente si fa fotografie, una vecchietta che si sporge da una casa sopra una galleria e ci da' il buongiorno, i vecchietti al successivo paese che ci salutano leggendo il nome sulle maglie, e i compagni di gara che si scopre pare abbiano in massa figli gemelli e trovano il tempo di fare domande in merito a me e Luisa...
L'unica incognita e' sempre la lunghezza del percorso, ci siamo accorte subito che le indicazioni dei km non corrispondono a quello che ci raccontano i nostri Garmin e comunque non abbiamo mai saputo quanti fossero i km totali... È così al ristoro del 25 chiedo ad uno dei volontari e scopro che ne mancano solo tre: a sorpresa, potremmo chiudere una gara che contavamo di farei in tre ore e mezza con un tempo molto inferiore....
Abbiamo superato Praiano, ci resta Furore, con il fiordo più piccolo del mondo (come ci ha detto con orgoglio un podista del luogo), e poi già si vedono sul percorso i podisti arrivati che tornano indietro, le navette posteggiate e anche gli amici più veloci che ti incoraggiano al passaggio: non mollare che manca poco...
Manca poco, pochissimo, l'arrivo e' in salita, ma chi la sente più, uno sguardo all'indietro, ci ricompattiamo e ci prendiamo per mano per arrivare tutte insieme (ops, tutti insieme, ci sarebbe anche Giovanni, anche se solo in spirito...) salutati dall'annunciatore che loda il nostro affiatamento (ci verrebbe da dire piuttosto il fiatone in certi momenti).
Questo arrivo e' stato uno dei più emozionanti della mia storia di podista: io scherzo sempre dicendo che al traguardo mi piace arrivare accompagnata (e ci sono state le volte in cui la presenza di un'amica o di mia sorella ha fatto tutta la differenza, specie negli ultimi chilometri). Questa volta sono stata felice di aver fatto la mia parte anch'io perché arrivassimo in fondo così.... Così veloci (forse),ma soprattutto così felici.
C'è tempo, prima di ritornare verso Sorrento, per scambiare le impressioni con gli altri ramarri; siamo tutti soddisfatti, chi per un bel risultato che va pure in premiazione, chi per l'esperienza. Alberto alla fine è il più veloce, un fenomeno, che spesso ci dimentichiamo di avere tra noi perché è generoso e gli piace accompagnare gli amici verso risultati che non credono di avere nelle gambe.
Per la cronaca, alla fine i km dichiarati dall'organizzazione saranno 27,5, ma sui nostri Garmin le cifre, pure variabili, dicevano un po' meno. E se fino al giorno prima, complice la paura dei saliscendi, quei km guadagnati sembravano un favore, alla fine è dispiaciuto un po' a tutti mancare l'arrivo davanti alla cattedrale di Amalfi. A seconda se si vuole vedere il bicchiere (di limoncello) mezzo pieno. O mezzo vuoto, prevale la piccola delusione o il pretesto per ripetere l'esperienza l'anno prossimo...
Ubicazione:
Amalfi SA, Italia
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