lunedì 10 marzo 2014

Fuori Tema

Il monologo sul funerale è genio.
Fellini è morto, la dolce vita pure…. e forse l’Italia con loro.
Il seno della Ferilli e le gambe della Ferrari.
Le caricature umane dell’inizio del film e la scelta dei "marchettari" nella scena delle feste.
Suoni, musiche e Immagini.
Poltrone di vimini, Colosseo e vita da turisti.
La pista ciclabile e villa Pamphili di notte.
Trenini &.... trenini.
Cinismo e depressione, tristezza e malinconia.
8/9/1970.
Storie di ricchi annoiati, i poveri le storie non se le possono permettere o forse è la noia che non possono permettersi.
Venditti finirà mai di amare Simona Izzo?
Dopo un’ora di film mi sono chiesto quando sarebbe iniziato il film…. e poi è iniziato.
Preti, ma soprattutto.... Suore?
Roma.

Ci piace! (Rigorosamente in terza persona).

"La Grande Bellezza"

"Correre in rosa" di Fhania


Ho pensato che un video fosse il miglior modo per raccontare questa storia.
Un video che racchiude espressioni, sorrisi, gioie e dolori. Donne che hanno un unico sogno in comune. A dimostrazione del fatto che se vuoi... puoi. Di sicuro la strada per realizzare il sogno è lunga e senz'altro piena di fatica, ma che soddisfazione arrivare fino in fondo!



Dedicato a chi non smette mai di crederci, qualunque sia l'obiettivo da raggiungere.
Buona visione!


"Le donne forti hanno una speciale luce nello sguardo, e la puoi riconoscere dall’effetto che fa su chi le incontra." S. Littleword

Aspettando la Maratona

Foto Web
Due settimane. Questo è il lasso di tempo che mi separa dalla maratona di Roma. Ieri ultimi 26 km. Ultimo lungo. Nuovamente si naviga a vista. Ho maggiori consapevolezze rispetto al passato, nonostante Valencia mi abbia regalato una cocente delusione (esperienza eccezionale sia ben chiaro).
Ora inizia lo “scarico”, ora bisogna far respirare fisico e mente. Proprio quest’ultima è quella che maggiormente arriva stanca, almeno in questo momento, non tanto il fisico. Fisicamente mi sento bene. La testa invece è affaticata. Fiacca di esasperare qualcosa di così bello.
Mi rimangono sei uscite, quattro in questa settimana e due nella prossima, dopo di che sarà… maratona. Ci saranno molti compagni di squadra, molti amici, però certe insicurezze rimangono. I discorsi sono sempre quelli, si parla del passo da tenere in gara, dell’alimentazione, dell’idratazione. Ormai non si può sperimentare più niente, l’improvvisazione deve essere bandita. Sono stato un finisher, ma non mi sento tale. Tanti amici proveranno per la prima volta, spero per loro che vada tutto bene, qui e là leggo un po’ di sfrontatezza e di sana  inconsapevolezza. Qualcuno avrà un conto salato da pagare a qualcun altro filerà tutto liscio come l’olio. Dopo il traguardo la maggior parte di noi penserà “mai più!”, dopo mezz'ora ci mangeremo le mani al pensiero di voler tornare indietro nel tempo per migliorare certe cose. Non vi abbattete sé e quando arriverà lo sconforto. La fatica si farà sentire, ma non abbiate paura di affrontarla. Ricordate... la maratona è una corsa di 10 km, con 32 km di riscaldamento.
Mi domando se l’imprevisto arriverà, ovviamente spero di no, ma nel caso, mi auguro di saperlo affrontare. Per il momento guardo in cima alla salita e vedo questo mostro chiamato maratona, mi domando se sarà con me o contro di me, comunque  gli corro incontro.

In bocca al lupo.

L'arte di Correre

Per fortuna la capacità di concentrazione e la perseveranza, al contrario del talento, con l'allenamento si possono acquisire e coltivare, anche potenziare. Si svilupperanno naturalmente esercitandosi ogni giorno a stare seduti alla scrivania e a focalizzare la propria attenzione su un punto... questo processo è simile all'allenamento muscolare. Bisogna inviare di continuo al nostro organismo, e farglielo assimilare bene, il messaggio che ci è necessario scrivere senza interruzioni, lavorare concentrandoci giorno dopo giorno. Poi gradualmente spostare il limite più in là. Aumentare a poco a poco, in modo quasi impercettibile la quantità. E' sempre lo stesso processo, che si tratti di scrivere o di irrobustire i muscoli e trasformare il nostro corpo correndo quotidianamente. Stimolarsi e perseverare. Stimolarsi e perseverare. E' ovvio che occorre molta pazienza. Ma si tratta solo e semplicemente di questo.

venerdì 7 marzo 2014

L'angolo del Mercatino

Inauguriamo un nuovo spazio di questo blog, nella speranza di dare e darci una mano.

Giancarlo scrive....
"Sin da subito, tra di noi, non c'è stato feeling anche perché sento che mi stanno leggermente larghe. Ora queste scarpe mis. 44.5, con soli 20 km di rodaggio, cercano un nuovo padrone....il loro prezzo è di 80 euro (a negozio, scontate, vengono vendute a 132,00 euro)"
Si tratta di un paio di Mizuno Wave Enigma 3







Se siete interessati scrivere a: runisnow@gmail.com

vendute!!!

Next stop....

L'arte di Correre

Se mi chiedessero qual è la qualità più importante per uno scrittore dopo il talento, direi senza esitazione la capacità di concentrazione. La facoltà intellettuale di riversare tutto il talento di cui siamo dotati, intensificandolo, su un unico obiettivo. Chi non è capace di fare questo non riuscirà a portare a compimento nulla di buono. Invece usando in maniera efficace l'energia mentale, in una certa misura si compensa un talento carente... Dopo la capacità di concentrazione, viene la perseveranza....


giovedì 6 marzo 2014

In salita

...arrivo al punto prestabilito, inclino il peso del mio corpo verso sinistra, mi piego per fare la curva, nel frattempo con un gesto deciso la mia mano destra vola ad afferrare il polso sinistro, mentre il pollice afferra la parte opposta del quadrante del gps,  l'indice spinge con decisione il pulsante che fa partire un nuovo giro. Sento distintamente il suono metallico. Sono in quell'istante nel senso opposto di marcia rispetto a pochi secondi prima. Inclino il capo verso il basso, ripasso in un istante il compito. La punta del piede destro affonda nella ghiaia per dare la spinta più dura, per ripartire, la gamba sinistra scatta in avanti, i sassi sul terreno si scostano mentre il vento ti schiaffeggia lateralmente. Le braccie mulinano in senso contrario ai polpacci, gomiti piegati e mani al petto. I primi metri per l'eccessiva foga sono troppo rapidi, calcoli mentalmente il passo e cali il ritmo, vai su deciso, senti le pulsazioni salire fameliche. Il sole è sulla schiena, pensi comunque di avere leggermente freddo. Alberi a sinistra, alberi a destra. Prima curva a sinistra, naso chiuso e respiro affannato, una signora scende mentre te sali. Curva stretta a destra. Gestisci la corsa contando i passi per non finire nel fosso creato dai rivoli d'acqua, puntualmente ci finisci dentro, occhio al polso, orologio, 4.25. Troppo. Esci da una zona d'ombra, ancora sole, ancora freddo. Verso di pappagalli, verde intorno, panchina vuota. Saltello su la fila di sampietrini che fanno da canale di scolo dell'acqua piovana. Pensieri confusi. Pulsazioni. 165. Troppe. Calo un po' il ritmo, la salita si fa più dura, la schiena d'asino del sentiero più decisa. I piedi sbattono. Postura. Schiena dritta, tacco e punta. Le spalle oscillano e spingono. Fontanella a sinistra, runners che bevono, rapida occhiata, sete, testa bassa. Ultimi metri, breve rettilineo, tombino a terra, la mano destra che nuovamente va a spingere il pulsante del gps per far partire un nuovo giro o concludere quello appena terminato. Suono metallico. Fine. La testa lanciata verso l'alto come per uscire da sotto l'acqua. Sudore. Pulsazioni al massimo, guardi il quadrante, ok.... ne mancano solo altre nove.



"L'inatteso" di Annalisa Gabriele

emcafoto.com
Cos'è che ci spinge? Qual è il senso di questo nostro andare? La motivazione ultima? Difficile dirlo. Difficile riempire quello spazio bianco di carta attaccato dietro. Se numero sul petto  ci indica il punto di partenza e ci mappa la strada durante il cammino. Se il sensore leggero darà risposte alle nostre aspettative e misurerà il nostro valore a fine gara, il pettorale sulla schiena ci costringe a pensare al perché. A scavare oltre il bordo incolore delle solite banalità. La risposta sembra facile. Immediata, ironica. Eppure rimane lì, sospesa a metà. Liquida e sfuggente nessuna definizione sembra raccoglierne tutte le facce. Lo attacchiamo di spalle così che gli altri lo possano leggere e invece io lo vorrei davanti. Sparato come sole negli occhi, lampeggiante come un faro da seguire nei momenti fumosi. Vorrei che fosse lì, scritto a lettere fluorescenti per ricordarmi il senso di questo mio viaggio meravigliosa, di questo sogno che sogniamo correndo. Perché quel motivo prima che ad altri, vorrei urlarlo a me stessa. La corsa, se intesa come passione vera, è un tutto che non so spiegare. E' condanna e redenzione, cura e malattia, gioia e sofferenza che si mischiano assieme come lacrime e sudore. E' un sorriso lanciato, una smorfia, un ghigno in volata. E' una lingua tirata fuori a metà gara e non sai se per beffa o per affanno. E mentre corro quest'ennesima R. O. tutto vortica e si mischia. Io cerco di restare in equilibrio e per farlo posso solo correre, che a volte ferma su due piedi mi sembra di cadere. Ferma faccio più fatica. E allora partiamo. Andiamo incontro alle nostre aspettative. Attacchiamo a passo di carica per conquistare le nostre speranze, per realizzare le nostre proiezioni. Frementi nella discesa verso il mare cerchiamo conferme,  tentiamo personali, azzardiamo prestazioni. O semplicemente viviamo il momento. L'evento. Con l'unico obbiettivo di dire c'ero anch'io. Di dire ''l'ho fatta!'' e portare a casa una medaglia come la preda sulle spalle di trofeo da predatore. Cerchiamo, fiutiamo, cacciamo. Ma sovente la realtà ci investe con le sue mille varianti incalcolabili. E allora  sono tempi da personale che pensavi di non avere. Sono sorrisi e abbracci sinceri con chi a condiviso con te km e paure. Sono riflessi d'argento di mare in tempesta che a tratti si macchia di sole, che urla, monta, si acciglia ma alla fine non morde. Sono sensazioni che non si possono preannunciare, perché una gioia, un' emozione non si può spiegare. Si può solo vivere. Liberando la mente e aprendo il cuore. Lasciando che l'inaspettato ci attraversi mentre stringiamo i pugni nella speranza vana di trattenere il momento. Attimi. Istanti. Fuggevoli ed eterni al contempo. Sarà trionfo o sarà caduta? Quasi mai le cose vanno come immagini. L'inatteso è la, bellissimo e tragico. In agguato come un brutto scherzo di carnevale a cui rispondere è impossibile. Ma il fiume di gente continua a transitare. Fermare il tempo come azzerare il cronometro non si può. Si va avanti. Sempre avanti..e questa è la bellezza spietata dei grandi numeri. Siamo piccoli in mezzo a tanti. Siamo unici e irripetibili ma moltiplicati per mille.
Sorpasso la linea di arrivo. Mi fermo, respiro, prendo fiato. A volte è giusto fermarsi. Pensare. Anche se tutto in torno a noi continua a comunque viaggiare.

Vorrei raccontarvi tutti. I debutti, i personali...e tutti i milioni di passi che avete fatto per scrivere insieme la strada di una domenica speciale. Siete davvero una grande squadra. Fortunatamente la mia!!

"Correndo sulle strade del cinema, ovvero, perché quando corri hai sempre una colonna sonora anche se non hai l'I pod..." di Laura Cotta Ramosino


"Corri! Forrest, corri!"
Forrest Gump (1994)

" Io credo che Dio mi abbia creato con uno scopo, ma mi ha anche creato veloce. E quando corro io sento il Suo piacere"
Momenti di gloria (1981)

Il cinema e la corsa… che non vuole affatto dire solamente i film sulla corsa, anche se ce ne sono tanti anche di quelli; qui sto parlando di un po’ tutto il cinema che io, per un motivo o per l’altro, lego al correre, sia quando soffro che quando taglio esaltata il traguardo. Sarà per questo che, abbia o no le cuffie nelle orecchie, a farmi da colonna sonora spesso ci sono musiche di film. Musiche che ti fanno meditare in quei chilometri intermedi quando il problema maggiore non è magari la fatica ma la noia, musiche da “sveglia” che ti danno la carica nei primi chilometri quando c’è da convincere fiato e gambe a fare la loro parte, musiche da sprint, per affrontare aggressivi quegli ultimi metri (e per questo, non c’è niente da fare, non c’è nulla di meglio di Bruce Springsteen!).
Nelle mie memorie cine-runneriste ha un posto speciale "Momenti di gloria": sarà perché per motivi anagrafici l'ho visto quando ero ancora bambina e impressionabile, sarà perché quella colonna sonora in effetti ti fa sentire come se potessi davvero volare...

È vero, è una storia di velocisti, teste e gambe che si giocano tutto su poche centinaia di metri e in manciate di secondi o a massimo pochi minuti, ma la corsa sulla spiaggia con cui inizia il film, le facce giovani ed entusiaste dei diversi atleti per me raccontano dell'esaltazione e della determinazione di chiunque corra... e quella musica di Vangelis, che, lo ammetto, forse funziona meglio su un bel ralenti cinematografico che per affrontare una salita, resta “la colonna sonora” del corridore:


Sarà un caso, però, che il film più famoso che porta nel titolo la nostra specialità più ambiziosa, Il maratoneta, non sia esattamente un film di sport ma in realtà un thriller la cui sequenza più famosa prevede un ex criminale nazista che amministra torture odontoiatriche all’aspirante maratoneta newyorkese?
Non ci stupiamo poi che Dustin Hoffman metta il turbo senza bisogno di integratori quando si trova un paio di agenti segreti “deviati” che lo inseguono di notte. E pazienza che invece che senza scarpe come il suo mito Abebe Bikila, si ritrovi in accappatoio e poi in mutande… un allenamento premaratona che non consiglierei a nessuno…


Prima di tutte queste traversie, comunque, lo troviamo alle prese con gli inconvenienti tipici dell’allenamento: pozze, cani e il solito runner alleatissimo che ti fa nascere un potente complesso di inferiorità…



Più probabilmente, chi ci vede sgambettare con ogni tempo, specie se all'alba della domenica o gridando come pazzi dietro un gonfalone verde alla vigilia di Capodanno, pensa piuttosto a Forrest Gump e ci prende per matti sul serio (ma poi magari come con Forrest Gump alla fine ci viene dietro e tra un anno si sgola più degli altri).



Che i maratoneti abbiano qualcosa di strano e pericoloso lo pensano comunque in tanti; lasciando perdere le serie televisive dove fare running significa nove volte su dieci o trovare un cadavere o diventarlo per mano di un maniaco, il film di corsa più strano in cui mi sono imbattuta, l’ho visto qualche anno fa al Festival di Berlino ed è, udite udite, ispirato ad una storia vera, quella di un maratoneta rapinatore (o rapinatore maratoneta, vedete voi quello che preferite). Le due attività hanno evidentemente delle affinità, anche se non è probabilmente il caso che cerchiamo di scoprirle di persona.



A ben vedere la scena perfetta che tutti quanti noi ci immaginiamo per coronare la nostra carriera di runner nemmeno viene, per l’appunto da un film sulla corsa, e magari assomiglia un po’ a questa:



Non poteva mancare in questo mio elenco, uno spazio per il “vietato ai minori”, non nel senso che citerò un porno sulla corsa (anche se sono sicura che esiste), ma perché una delle più belle scene notturne di corsa è forse una delle poche per l’appunto non vietate di un film di un paio di anni fa, Shame, che per il resto vede il protagonista dedicarsi ad altre attività, diciamo, ginniche. Questo, invece, è uno splendido piano sequenza tutto dedicato alla corsa, uno dei pochi, puntualizziamo per chi si preoccupasse del contenuto di questo post, in cui il protagonista è completamente vestito:



Come dicevo all’inizio il cinema è pieno di gente che corre, per diletto, per competizione, per salvarsi la vita (vedi Jason Bourne…), corrono pure i supereroi come Superman (ma di quello non teniamo conto perché risulterebbe squalificato a qualunque competizione), e c’è solo l’imbarazzo della scelta…
Ma per concludere tornerò al punto di partenza, e ad una perla di saggezza tratta da Momenti di gloria, molto utile per i momenti di sconforto di fronte a un infortunio che non ti aspettavi, alla rabbia o alla tristezza (vedi me alla Roma-Ostia) per una gara che non è andata come speravi o ti illudevi. È allora che ti ritornano in mente delle frasi che in un modo o nell’altro sembrano scritte proprio per te, anche se le dicono a un olimpionico inglese del 1924:

"Se non posso vincere non correrò". " Se non correrai, non potrai vincere".

To be continued…

mercoledì 5 marzo 2014

Avanti


Occhi

Alcuni occhi vedono anche se chiusi....








Foto tratte dal sito emcafoto.com

Siamo una squadra fortissimi

La società degli amatori Villa Pamphili nasce nell'ormai lontano 1979 e inizia la sua storia come tante piccole società oggi presenti nel  panorama podistico romano. La passione di pochi amici e la voglia di creare un gruppo per partecipare alle gare, sono lo stimolo iniziale per dare vita a una nuova società.  Sdoganare un mondo che, agli occhi dei tanti frequentatori del nostro stupendo parco e di coloro che consumano i marciapiedi del loro quartiere, vedono il mondo dell'atletica come qualcosa di lontano e irraggiungibile. Quante volte è capitato di voler coinvolgere conoscenti e amici, spronarli con un  "Dai iscriviti" e si sente rispondere dei no sconfortati perché non ci si sente all'altezza. Come se per correre fosse necessario superare un provino. Il bello del podismo su strada, sta proprio nella possibilità che ognuno ha di partecipare a prescindere dai tempi e dal proprio rendimento sportivo. In fondo all'atto dell'iscrizione si richiede il tesserino che attesta l'idoneità fisica non certamente il proprio personale!
Corri Roma 2013
Ed è con questo spirito che nasce questo gruppo che orgogliosamente dichiara prima di ogni altra cosa  di essere una società di amatori: Gli "Amatori Villa Pamphili". Noi siamo il gruppo numeroso che aspetta lo start lontano dal gonfiabile, il serpentone colorato che riempie le strade, che passa lontano dalla testa della corsa, che corre in gruppo, a volte chiacchierando per farsi un po’ di coraggio, i pettorali con il numero alto.
Sono passati molti anni ma lo spirito iniziale è rimasto. Ci piace ricordare che alle nostre spalle non ci sono sponsor o società, nessun secondo fine se non il piacere della corsa stessa e ci autofinanziamo unicamente con la partecipazione alle gare e la quota d'iscrizione annuale. Un gruppo che continua a crescere e si tiene vivo grazie alla dedizione e alla collaborazione del nostro direttivo. Mi chiedo se nel 1979 ci si aspettasse  questo risultato e in che misura tutto ciò  sia frutto di un progetto e quanto invece  la realizzazione di un sogno non espresso.
Con questo nuovo sito iniziamo oggi l'avventure nel web per comunicare e condividere esperienze ed emozioni ma sopratutto per presentarci a chi ancora non ci conosce.....

Piacere, noi siamo i Ramarri.

Tratto dal sito degli Amatori Villa Pamphili 

Importante da sapere

Negli ultimi anni lo stretching è diventato un argomento sempre più dibattuto tra ricercatori, allenatori e atleti. Alcuni lo valorizzano e lo esaltano, altri non lo ritengono più molto importante ai fini della prestazione. A mio parere la pratica dello stretching è fondamentale perché permette di migliorare la mobilità articolare e la funzionalità muscolare. Le ultime ricerche sull'argomento consigliano di non utilizzare lo stretching statico all'inizio dell’allenamento, quando invece è preferibile quello dinamico, bensì al termine, come mezzo de-faticante. L’obiettivo dello stretching dinamico è quello di migliorare i limiti della flessibilità articolare con movimenti molleggiati e oscillanti attorno alla “barriera motoria fisiologica” dell’articolazione. Quest’ultima delimita l’ampiezza di movimento attivo ed è determinata dalle caratteristiche muscolo-tendinee del praticante. Questa barriera non va confusa con la “barriera elastica” che è invece il limite di movimento che si ottiene passivamente attraverso lo stretching passivo.
Andrea Molina.

Tratto da Runnerworld.it





Addio ciclabile??


C’era una volta la ciclabile, ormai il biondo Tevere, che di biondo poi ha veramente poco, ha deciso di appropriarsene. Speriamo non in via definitiva. Il volgere della bella stagione ci fa sperare che prima o poi le acque si ritireranno, lasciando ai romani e ai turisti, questo spazio a cielo aperto dove dedicarsi alla corsa, ma non solo. Certo è che la piena, è passata da un pezzo, ma lui è ancora lì sopra a fare la voce grossa e proprio quando sembra ritirarsi eccolo pronto ad un colpo di coda. Guardo il fiume e penso che non è certo colpa sua, era lì molti anni prima. Mi domando spesso poi perché in una città come Roma, dove migliaia di anni fa venivano costruite opere futuristiche, oggi non si riesca a mettere in piedi un’opera semplice come una pista ciclabile, utilizzabile tutto l’anno e non solo a mezzo servizio per la stagione primavera/estate. Misteri italiani.
Nel frattempo, tutte le mattine passando sopra al solito ponte, butto un occhio lì sotto con la speranza di rivedere quelle righe tratteggiate, sarà che in fondo quella lingua d’asfalto mi ricorda tanto l’estate!


Te ‘ncrocio sempre si sò de passaggio,
ar punto che me pari mi fratello,
l’oasi tranquilla p’uscì dar bordello,
der traffico che ormai m’ha fatto ostaggio.
*** 
Vorebbe un giorno, sai, pijà er battello,
pure che pago un botto de pedaggio,
e arilassato lento adaggio adaggio,
gustamme Roma nostra sur più bello.
 ***
Tanti anni fa t’hanno chiamato “bionno”
pe via de li riflessi misti a l’oro,
che sluccicavi tutti fino ar fonno.
 ***
Ma adesso grazzie a chi nun cià decoro,
tu hai cambiato ponti, tinte e sfonno,
l’anima de li mejo tacci loro.

Stefano Agostino


martedì 4 marzo 2014

"Corsa e Cucina" di Luisa Cotta Ramosino



Onde togliere di mezzo ogni dubbio non intendo parlare di accorti consigli da nutrizionista, menù e diete o altre cose molto serie (che come le famose o famigerate tabelle degli allenamenti conosco solo per sentito dire). Essendo per l’appunto cose serie le lasciamo a chi se ne intende…

Non mi dilungherò nemmeno sul fatto che una delle ragioni per cui ho deciso di iscrivermi a una maratona è perché ho scoperto che nei due/tre giorni precedenti posso fare un “carico di carboidrati” che per una come me, perennemente con l’occhio all'ago della bilancia, è come dire a un drogato che improvvisamente ogni stupefacente è legale e gratuito. Ecco, appunto, mettiamo da parte anche questo capitolo del tutto personale.

In un blog ramarro, invece, mi sembra molto più  opportuno parlare di tutte quelle cose buonissime che in teoria non dovremmo mangiare (quanto meno non prima di una gara), ma che puntualmente popolano il tavolo del nostro gazebo ogni domenica, scatenando l’invidia (e lo spirito predatorio) dei colleghi che non portano la maglia verde.

Decidere quale torta portare la domenica successiva è un esercizio di fantasia che faccio volentieri (e in compagnia, della twin) cercando di selezionare ricette che contengano almeno un ingrediente “da runner” in modo da poter teorizzare che il dolce in questione è proprio quello che ci vuole.
Ecco dunque:
…la torta di banane e nocciole: non lo dicono tutti che la frutta secca è perfetta per i runners?
…e quella alle carote: perché sì, ci sono le vitamine, e poi le mandorle (vedi sopra)…
…e al cioccolato, perché sono endorfine naturali…
…ma anche pere e cioccolato (magari con un goccetto di porto), perché tanto abbiamo corso 1° km e quindi si smaltisce, no?

Un approccio dal sapore atletico-godereccio che a giudicare dall'aumento esponenziale delle ramarre (e dei ramarri) pasticcere è abbastanza condiviso.
Detto questo non posso non ammettere che da un annetto a questa parte il “dolce del sabato pomeriggio” è diventato un appuntamento che aspetto con ansia. E non solo perché mi piace cucinare. Il bello è cucinare pensando alle facce affaticate e affamate di tutti i ramarri che sciameranno al gazebo dopo la gara, perché ti fa venire voglia di inventarti qualcosa che li ripaghi della fatica e faccia già pensare al prossimo appuntamento; il divertente è immaginare Marina con la frusta che “doma” gli attacchi alle cibarie e salvaguarda qualcosa per i ritardatari…


Insomma, come dalla notte dei tempi, quando i primitivi (che pure loro correvano, anche se forse non per diletto…) si radunavano intorno al fuoco, dividere il cibo e un modo in più per ribadire che siamo una tribù, rumorosa, affamata (di vittorie e di dolci!) e comunque e sempre eccezionale! 


S&S Sbaglio & Soluzione


1 NESSUN RISCALDAMENTO
Soluzione: cammina o corri lentamente qualche minuto prima di cominciare qualsiasi allenamento.

2 IMPAZIENZA
Soluzione: introduci ogni nuovo elemento d’allenamento gradualmente, che si tratti di aumentare il numero di chilometri da percorrere o di incrementare quello delle prove veloci.

3 ECCESSIVO IMPEGNO
Soluzione: corri dal 80 al 90% del tuo chilometraggio settimanale a una velocità “di conversazione”.

4 COMPAGNI DI ALLENAMENTO TROPPO VELOCI
Soluzione: corri con runners più veloci di te nei giorni in cui il programma prevede un lavoro impegnativo, e con compagni più lenti nei giorni di corsa facile.

5 RIPOSO INSUFFICIENTE
Soluzione: almeno una volta alla settimana, riposati completamente. Quando non corri, fai del cross training (pratica altri sport come il nuoto o il ciclismo) e vai in palestra.

6 DISIDRATAZIONE
Soluzione: bevi quotidianamente da 8 a 10 bicchieri di liquidi, e molto di più nei giorni caldi. Bevi prima, durante e dopo la corsa.

7 RESPIRO CORTO
Soluzione: respira profondamente ed espira completamente durante la corsa.

8 MUSCOLI IN TENSIONE MENTRE CORRI
Soluzione: i muscoli lavorano meglio quando sono rilassati, perciò decontrai consapevolmente tutti i muscoli mentre corri. Mantieni il viso e la mascella decontratti, il che ti permetterà di rilassare collo e spalle, il che ti… hai afferrato il concetto. E fai stretching dopo la corsa.

9 TROPPO COPERTO
Soluzione: vestiti come se la temperatura fosse 10 gradi superiore a quella che è realmente.

10 VESCICHE

Soluzione: indossa sempre calze negli speciali materiali per lo sport e relativamente nuove, non calze di cotone che si appesantiscono con l’umidità. E dovrebbero essere calze da corsa, non da tennis, da basket o da fitness.

Tratto da RunnersWorld

Mathias


Corro perché sono un sognatore. Sempre un passo dietro la mia ombra, ho il desiderio celato, un giorno, di riuscire a raggiungerla. Illuso? Forse, ma mi sento vivo e sfido la strada, che accoglie le mie falcate leggere. Nei miei respiri affannati si frantumano i cattivi pensieri, i loro resti si disperdono nel vento, poi sulla via, dietro di me. Vivo il dono della corsa ogni giorno come fosse l'ultimo, un passo dietro l'altro. Non curante di ieri, sudo il presente ed incrocio le dita perché il domani mi possa ancora regalare la gioia bambina di un paio di scarpe da consumare. A quelli che non hanno voglia, ma possono correre, dedico la mia utopica rincorsa, perché si sveglino un giorno dal torpore del corpo e mi seguano in questa pazzia. A quelli che di voglia muoiono, ma un destino beffardo glielo impedisce, dedico invece la mia corsa vendicativa, ed una promessa: offrirò al destino, per ogni loro desiderio realizzato, lo scalpo della mia ombra il giorno in cui l'acciufferò. Running Forum.


L'arte di Correre



"La barriera tra una sana fiducia in se stressi e un malsano orgoglio è molto sottile"



"Cara amica mia..." di Chiara Fierimonte

Questa Roma-Ostia, la prima Roma-Ostia, ne ha lasciate di emozioni dentro di me...Sarà forse per le notti molto spesso insonni o per gli allenamenti intensi all'alba delle settimane precedenti, forse per questo ed anche per altro che scesa alla fermata EUR Fermi domenica mattina...mi sentivo emozionata come prima di un appuntamento molto, molto importante. Sembra una festa, e' diversa dalle altre gare...tutti presi,concentrati...c'è chi si mangia tramezzini...chi utilizza strategicamente buste della spesa come riparo termico e chi indossa una cintura piena di rifornimenti di ogni genere...la mia compagna di viaggio Susanita (ormai ribattezzata così).
emcafoto.com
Quella cintura carica di miele sarà poi anche per me una inconsapevole salvezza nei momenti di maggiore calo fisico! Ne parlavamo già da parecchie settimane...e alla fine quella strada l'abbiamo percorsa tutta - passo dopo passo insieme e credo che forse non la scorderemo mai questa avventura. Passano veloci i primi 5km, imbocchiamo la Cristoforo Colombo ed e' qui che inizia la gara...strano correre in queste strade così grandi e spaziose...strano immaginare che la tua gara finirà sul mare e mancano ancora tanti, tanti km... Niente panico con il tuo compagno di corsa la fatica si sente meno... in fondo non sei solo e sai che quella fatica la stai compiendo insieme a lui quindi perché avere paura, perché pensare alla fatica... bisogna solo andare avanti! Cosi avanti che arrivi a quel 19° km e proprio quando pensi che sia quasi finita inizia l'impresa più difficile... può davvero succedere che sei quasi arrivata e sul più bello ti mancano le forze? Stringi i denti...sii tenace... corri con il cuore, non sentire le gambe e prendi la mano della tua compagna di questo viaggio ed eccoci a passare il traguardo nello stesso istante come ci dirà poi anche il tempo! Si è chiusa così questa nostra prima mezza maratona che, cara amica mia, porteremo sempre nei nostri cuori... 
Ma il mare poi dove era?

Dedicato a Susanita

lunedì 3 marzo 2014

L'arte di Correre

Non importa se otteniamo dei risultati o meno, se facciamo bella figura o no in fin dei conti l’essenziale, per la maggior parte di noi, è qualcosa che non si vede, ma si percepisce nel cuore.

Il mare in montagna


Roma Ostia 2014 Web
Nel  panorama podistico romano la Roma-Ostia è la gara più importante che ci sia, anche rispetto la Maratona di Roma. Parlano i numeri, 40 edizioni, massimo numero di partecipanti per una mezza maratona in Italia. 13500 concorrenti sono un record roboante, 27.000 gambe pronte a calpestare l’asfalto.  Dai Top ai Tap runners, tutti in pista per cercare il proprio best. Ovviamente la gara inizia molto prima, settimane di preparazione, magari in vista della Maratona, ma senza dimenticarsi di questo appuntamento fondamentale nella stagione agonistica di ognuno di noi.
Il giorno della gara è emozionante, luce che filtra dalle persiane, occhi aperti… e non vedevo l’ora. Oggi si corre la Roma Ostia. Volo fuori dal letto, per me è la prima volta, sono curioso, ne sentivo parlare già da bambino e immaginavo nella mia mente che sforzo incredibile facevano quelli che di corsa arrivavano fino a Ostia. Con la mia famiglia ci arrivavamo in macchina, papà al volante e mamma a mettere cassette nella radio, ci voleva un sacco di tempo, figuriamoci a piedi. La colazione, il miele, il caffè tutte cose già viste, stessi sapori, odori e colori. Tiro su la zip della giacca della tuta e sono pronto. Ho più voglia di vedere gli amici per due chiacchiere in allegria che non di correre la gara, in cuor mio però mi ripeto che sono in forma e che mi sento bene. Oggi viaggiamo da Vip grazie ad Andrea, pulmino per otto, sembra di andare in gita con la scuola. Arriviamo in zona Eur e c’è già una discreta confusione, nonostante sia presto, la gente scalpita, dialetti lontani, facce incuriosite e vigili ovunque. Abbandoniamo il nostro mezzo e andiamo alla ricerca dei ramarri, che nel frattempo incontriamo qui e là. C’è da fare la foto, è sempre un bel momento di aggregazione, chi vuole stare sempre al centro e chi si accontenta di esserci, coriandoli, sorrisi e facce gradite. La riuscita cromatica non è delle migliori, in tanti siamo coperti da improbabili impermeabili. Il cielo sopra di noi è grigio, aspettiamo tutti la pioggia che infine non arriverà se non in forma di leggera carezza sulla pelle. Saluto Laura, Luisa e il Presidente, sempre indaffarato, ringrazio Chiara per il suo racconto, Antonio, Marco e nonno Pietro. Mi fa piacere scambiare una parola con tutti… tranne uno. Con il mio gruppo ci scaldiamo un po’, corsetta, stretching, rito propiziatorio del muro del pianto… da fare rigorosamente in gruppo. Infine l’accesso in griglia. Prima onda. E’ il momento dello speaker, intrattiene il pubblico e i corridori, tante facce allegre e qualche viso più serio, la tensione della gara comincia a salire. Sono relativamente vicino alla linea di partenza, ma quando ci mettiamo in moto rimango stupito della massa umana che mi precede e che vedo scorrere via in discesa davanti a me.
@fotofhania

I primi 4 km in zona Eur passano con una velocità impressionante, in fondo aspettiamo tutti di imboccare questa lingua d’asfalto chiamata Colombo che ci porterà verso l’arrivo lasciando Roma alle nostre spalle. La strada la conosco, è la mia prima volta correndo, ma è tutta la vita che la faccio in auto per andare al mare. Poca gente ai bordi della strada, i romani non gradiscono molto questo sport, non partecipano, ormai questa è una cosa assodata. La mia gara è, come al solito, in compagnia di Andrea e Stefano, mi danno sicurezza, mi dicono quando “tenere” e mi spronano a fare bene. Nel percorso ci sono tre salite “importanti”, la prima l’affrontiamo subito, leggera e costante fino ad un cavalcavia, Stefano c’informa sul ritmo e Andrea tira il gruppo. La seconda salita, quella del camping, la più difficoltosa, la prendiamo di buon passo, mi metto davanti perché credo sia giusto dare il cambio nella fatica e poi perché mi sento bene. Passiamo sotto l’arco dei 10 km con un ottimo 46’46”. Scolliniamo e dal capannello di spettatori sentiamo Anita urlare a squarcia gola, vederla saltare e fischiare ci rimette di buon umore, peccato non vederla correre. Il ristoro ci scompone un po’, ci lasciamo prendere dall'euforia, ma riusciamo in breve tempo a tornare concentrati, davanti a noi si presenta un falso piano e tanta discesa, fino agli ultimi 5 km, dove la strada sale inesorabile fino ad una gru che si staglia  all'orizzonte. Dentro di me penso “Ma Ostia non era al mare?”. Andiamo del nostro passo, alziamo un po’ il ritmo e stringiamo i denti, ogni tanto due chiacchiere con qualche altro corridore, ma poi tanto silenzio, tanto sudore. Rivoli d’acqua sull'asfalto, semafori rossi e spugne a terra, c’è chi annaspa faticosamente e chi arriva da dietro con una corsa brillante. Salita, tanta salita, dal 15° al 20°… è tutta salita, in crescendo. Quando finalmente arriviamo a Ostia non faccio neanche caso al mare, in mente mi rimangono i fotografi, le transenne e gli sponsor, nulla è lasciato al caso. Affrontiamo il “biscotto” finale cercando di dare il massimo, curva stretta e rettilineo finale. Sotto l’arco dell’arrivo guardo i tre crono, il mio segnerà 1h 37’ 36”. Obiettivo raggiunto e tanta soddisfazione, mi giro e mi complimento con i miei due compagni di viaggio, siamo stanchi e visibilmente provati, ma contenti. Il serpentone dietro di noi ancora continua ad arrivare.
Alla fine della gara ci riuniamo con il resto del gruppo, tempi ed impressioni, complimenti e strette di mano. Andiamo alla ricerca del pulmino per riprendere la strada di casa, un’ambulanza passa a sirene spiegate, le aprono le transenne e corre via… la festa è finita.


A Fabrizio.

Ciao Fabrizio....


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