mercoledì 22 ottobre 2014

"Amsterdam 2014" di Alberto Rocchi

Bisogna dire che la proposta di correre la maratona di Amsterdam aveva incontrato da subito molti sostenitori. I motivi erano diversi: la possibilità di stabilire un pb su un percorso che si immaginava piatto come un lungomare, il desiderio di poter finalmente girare per il famoso quartiere a luci rosse, possibilmente con gli amici nel più classico dei tour immaginabili, e la voglia di trasgressione evocata da una città in cui la cannabis non è legale ma comunque tollerata. E' una città in cui la parola 'libertà' ha un senso veramente tangibile.
Il fatto che la corsa si svolgesse a metà ottobre, comportando quindi la necessità di una preparazione in un periodo abbastanza caldo, non è stato considerato un problema, tranne per i più scrupolosi ramarri che hanno seguito programmi e tabelle necessariamente pesanti.
La truppa si è quindi costituita e, forte delle capacità organizzative di Chiara, un folto gruppo di ramarre e ramarri è partito direzione Amsterdam per portare le verdi vestigia nelle due competizioni previste, la mezza e la maratona.
L'impatto con la città è stato immediato e ci ha premesso di conoscere subito quello che sarebbe poi diventato il maggior pericolo da affrontare in terra olandese:
I ciclisti!
O comunque, tutto ciò che circola su quelle fettucce rossicce che affiancano le strade: biciclette da corsa, biciclette con freno a pedale e manubri alti che farebbero sfigurare Dennis Hopper in Easy Rider, carrettini porta-bambini, scooter guidati 'rigorosamente' senza casco (qui probabilmente è il casco ad essere vietato).
Oggetti che più che biciclette sembrano bob lanciati sulla pista e che, come tali, sono impossibilitati a fermarsi, campanelli che ringhiano e annunciano l'incombente arrivo di un mezzo a due (almeno) ruote pronto a sfracassarsi sul malcapitato di turno e, nel nostro specifico di runner, sulle caviglie gelosamente conservate e tutelate, fino al momento, più della reliquia di Padre Pio.
Ecco, questo è il ricordo più forte, questa è l'esperienza che mi poterò dentro probabilmente per diverso tempo, e il maggior insegnamento da regalare a chi vorrà calcare il suolo di Amsterdam: una volta usciti dall'albergo, non distraetevi ! MAI.
Solo dopo aver conosciuto questo aspetto della città potrete capire l'intima soddisfazione che si ha nel vedere, ogni tanto, qualche carcassa di ruota, deformata dall'evidente impatto con qualcosa di molto più coriaceo, che vi porterà a sbiascicare una frase che solo poche ore prima, sull'aereo, non avreste mai pensato di dire: 'hai finito di terrorizzare i passanti !!!!'.
Ma siamo qui per correre, e qualcosa a tale proposito va detta. Innanzitutto una cosa che cercherò di non ripetere nelle prossime esperienze è quella di arrivare in città nel primo pomeriggio del sabato. Il pranzo praticamente non si è fatto, sostituito da un panino alle 4.00 - 4.30, e la cena, costituita da pasta o pizza di dubbia qualità (piatti che non fanno parte della tradizione culinaria olandese !) hanno in pratica portato ad una alimentazione disastrosa proprio nel giorno pre-gara.
Ben consci di questo limite, e stanchi comunque per la giornata di viaggio, ambientamento, ecc., andiamo a dormire dandoci per il giorno dopo appuntamento ad un orario più adatto ad un licantropo che ad una squadra di maratoneti.
Dopo la colazione, che presentava a seconda dell'atleta tutte le possibili sfumature in quanto a teorie di alimentazione pre-gara (si andava dal digiuno assoluto all'abbuffata da 2800 calorie), abbiamo utilizzato i taxi per affrontare il tragitto albergo-stadio. Il breve tempo di percorrenza, dato anche dalle strade deserte, ci ha permesso di presentarci allo stadio quando era ancora notte, e di incontrare qualche atleta che, dall'espressione e dalle domande che faceva, era probabilmente reduce da qualche gara della domenica precedente e ancora vagava in zona.
Ma bene o male ci si avvicina alla partenza, la tensione sale e chi più chi meno si cerca di organizzare mentalmente quello che sarebbe avvenuto nelle successive ore.
Nel mio caso l'intento era chiaro: avrei accompagnato una cara amica alla sua prima maratona. Quando mesi prima si era prospettata questa possibilità pensavo che avrei potuto quindi correre con meno tensione. Assolutamente sbagliato ! Anche se il mio compito era solo quello di fare compagnia e di dare qualche consiglio, mi rendevo conto di quanto avrei rischiato in caso di insuccesso. Il fatto di essere qui a scrivere è una evidenza di come comunque tutto sia andato bene :-)
Una considerazione sulla gara: Amsterdam NON è una maratona per fare il pb. Non quella che abbiamo corso noi, forse qualche anno fa lo era. L'alto numero di partecipanti e il tracciato spesso stretto costringono a frequenti arresti e cambi di passo per superare chi sta davanti, e in pratica non ricordo un tratto superiore ai 200 metri in cui si sia potuto mantenere un passo costante. Purtroppo ne ho avuta la conferma al passaggio alla mezza, in circa 2h 4', quando ho realizzato che non si sarebbe potuto chiudere nelle 4 ore.
La nostra corsa va comunque avanti, e a parte qualche sgrullone temporaneo di pioggia, possiamo dire che 'ci dice bene' e si riesce a terminare addirittura con un tiepido sole che sembra filtrare dalle nuvole.
E termina comunque molto bene, perché la seconda parte la corriamo in 2h 1' 7", in crescendo quindi rispetto alla prima parte, e con una bella regolarità di passo per tutta la gara.
4h5'7" il tempo finale :-)
Nello spazio dopo l'arrivo la calca è impressionante, si fa fatica a trovare un posto dove sedersi e far riposare i muscoli. Ad uno ad uno ci ritroviamo, ognuno con un'esperienza in più da raccontare e comunque da ricordare, e in un modo o nell'altro (a piedi + metro + autobus + ....) riusciamo a rientrare in albergo.
Nel tardo pomeriggio avremo poi notizie dei nostri amici che hanno corso la mezza: per tutti una bella esperienza e i racconti di una gara che, partendo alle 14.00, gli ha anche evitato la sveglia antelucana che abbiamo fatto noi.
Il resto, la sera, è un'altra storia. Si fa un esame di quello che è stata la propria corsa, si cerca di capire cosa non è andato bene, si giura e si spergiura che 'no, non ne faccio più, questa è l'ultima...', per poi chiedere, passati 5 minuti, se è più facile correre a Firenze o a Berlino ! Popolo di matti, questi runner.
Il lunedì ci si sparpaglia, chi nei musei, chi passeggia, chi va per coffee shop e chi forse anche per le vetrine con le 'donnine allegre', ognuno si prodiga per cercare di sfruttare al meglio la giornata di libertà faticosamente guadagnata con la fatica del giorno prima (e spesso dei mesi prima).
Programmi diversi ma accomunati, tutti, dall'attenzione nell'attraversamento delle piste ciclabili!
Io torno avendo in testa il ricordo di una bella maratona (strettoie a parte!), di tanti bei momenti passati con amici nuovi e amici che conoscevo ed apprezzavo già, e con la constatazione che torno da Amsterdam senza essere andato nel quartiere a luci rosse e senza essermi fatto una canna, il che probabilmente non mi fa molto onore, almeno agli occhi dei più.
Pazienza, riuscirò a sopravvivere anche con quest'onta !!!!


venerdì 10 ottobre 2014

Play List

"Cosa c'è" by Vasco Rossi



Ma che cosa c'e'
brutta storia eh
Certo che a correre vinci sempre vinci tu
e quando mai ti fermi piu'
Ma che storia e'
sei in forma ueh
certo sei un bel fenomeno anche tu
e farti prendere cosi'
Sai che cosa c'e'
non importa se
cio' che conta costa sempre un po' di piu'
o pago io o paghi tu
Ma che cosa c'e'?
ma che storia e'?
certo proprio ci volevi solo tu
e proprio e solo tu
Sei in forma ueh
sono in forma seh
sai che sei un bel fenomeno pero'
o pago io o paghero'
Sai che cosa c'e'
non importa che
quando tocchi il fondo vieni su
vieni fuori oppure non ci vieni piu'
ti vedo in forma ueh
lascia perdere
tanto sei uguale sei sempre tu
un po' di meno un po' di piu'
Ma che cosa c'e'
brutta storia eh
certo che a correre sempre vinci tu
e quando mai ti fermi piu'


All in o fold?!

Pensavo di accompagnare tutta la preparazione alla maratona di Amsterdam scrivendo su queste pagine le mie sensazioni. Avevo anche cominciato, ma in realtà mi sono autocannibalizzato. Ho divorato le mie stesse motivazioni, sono stati quattro mesi (forse eccessivi) troppo intensi, troppo faticosi. E così ho abbandonato questo spazio fatto di pensieri e parole.
Ora, a poco più di una settimana dall'obiettivo, il grosso del lavoro è alle mie spalle, ma di correre una maratona ho veramente poca voglia. Ho allenato il fisico e demolito la mia mente. Tutto è lungo nella maratona. Il percorso è lungo, la preparazione è lunga, i lunghi in allenamento, le ripetute lunghe.
In questo momento condivido il pensiero di tutti quelli che mi domandano "chi te lo fa fare??!" e  aspetto di vedere se sotto il traguardo di questa nuova avventura sarò pronto per giocare un'altra partita o passare la mano. Spero tanto di potermi dire ancora una volta "voglio correre un'altra maratona".



lunedì 8 settembre 2014

"Brandybuck running team" di Laura Cotta Ramosino


Brandybuck running team, ovvero, perché i bombi, nonostante la fisica, volano….


Sono giunta a una conclusione: da qualche parte del mio albero genealogico devo avere sangue hobbit. Si dirà, che c’entra questo con la corsa? C’entra c’entra…

E non solo perché i miei piedi, specie in certi giorni d’estate, quando escono dalle Nimbus assomigliano parecchio a quelle di Bilbo Baggins all’uscita dalla contea (anche se un gobbi corre benissimo anche a piedi nudi…)





C’è anche il fatto che, come Bilbo Baggins, se mi dicono che ci sono una decina di ospiti comincio a pensare che due torte forse non sono abbastanza.




O il fatto che, dieta o non dieta, mi separano buoni 15 chili (dal lato sbagliato della scala) dal runner tipo, che  assomiglia molto più a un elfo snellissimo che a un abitante della Contea.






Ma sono gli ultimi due anni di corsa coi Ramarri che hanno trasformato questo sospetto in una quasi certezza.

Io di mio sarei una persona tranquilla, con un livello di competitività, per lo meno sportiva, che sfiora lo zero. Un Baggins della Contea, appunto, o al limite un Brandybuck , visto che mi piace molto viaggiare.

Poi però c’è questa faccenda della Compagnia, che ti frega, o ti salva, a seconda dei punti di vista e ti fa fare cose che, misurandole con un metro di buon senso, forse non sarebbe il caso nemmeno di pensare. E invece…

Sì perché quando Tonino Severa o Roberta La Porta (due ramarri doc ndr) ti dicono che l’anno prossimo sarò ai nastri di partenza con loro per la Pistoia-Abetone (50 km, tutti in salita) o addirittura per il Passatore (100 km, però c’è la discesa…), una qualsiasi persona sana di mente e cosciente dei propri limiti farebbe un sorriso di circostanza e augurerebbe tanta fortuna agli audaci.

E invece tu, chissà com’è, ti senti come Frodo Baggins, quando Gandalf gli dice che deve portare l’Unico Anello sul Monte Fato.

Non è che pensi seriamente di esserne capace, ma in qualche modo sai che ti devi mettere in viaggio comunque. E ti fidi dei compagni di percorso… Al limite, per non tradire del tutto la tua natura, chiedi quanti punti di ristoro ci saranno e che cosa si può mangiare.

È con questa allegra incoscienza che cominci a programmare viaggi in giro per il mondo, non più solo per vedere monumenti, ma anche per provare una maratona o anche solo una mezza.

Con la stessa incoscienza decidi di affrontare gare di 12 km in salita quando le salite sono sempre state il tuo mostro nero.

La verità è che dopo un po’ l’amicizia e la compagnia cambiano anche il tuo modo di sentire la fatica, ma soprattutto cambia il modo in cui guardi te stesso e le cose che pensi di poter fare. Le gambe non diventano all’improvviso lunghe e magre, i chili di troppo non scompaiono (se non in parte e per un breve momento miracoloso di circa tre settimane prima e dopo la maratona, quando il cibo e le calorie finiscono in qualche luogo misterioso diverso dalle cosce), ma anche i bombi possono volare e qualche volta è proprio vero che quella cosa chiamata cuore, oltre a conoscere ragioni che la ragione non conosce, possiede anche forse che il corpo non sapeva di avere.  È allora che inizi a domandarti non “ce la posso fare?” ma “Qual è il prossimo traguardo?”



La Via prosegue senza fine


Lungi dall'uscio dal quale parte.


Ora la Via è fuggita avanti,


Devo inseguirla ad ogni costo


Rincorrendola con piedi alati


Sin all'incrocio con una più larga


Dove si uniscono piste e sentieri.


E poi dove andrò? Nessuno lo sa.


La Via prosegue senza fine


Lungi dall'uscio dal quale parte.


Ora la Via è fuggita avanti,


Presto, la segua colui che parte!


Cominci pure un nuovo viaggio,


Ma io che sono assonnato e stanco


Mi recherò all'osteria del villaggio


E dormirò un sonno lungo e franco


Voltato l'angolo forse si trova


Un ignoto portale o una strada nuova;


Spesso ho tirato oltre, ma chissà,


Finalmente il giorno giungerà,


E sarò condotto dalla fortuna


A est del Sole, ad ovest della Luna





mercoledì 3 settembre 2014

Correndo con Luca...

Si ricomincia!!!

Programma: riscaldamento, 4 allunghi, 8 x 1000 andatura -10/15'' rispetto alla andatura da mezza maratona con recupero di 1';30'' attivo, defaticamento stretching leggero.
Se ignorate quale sia il vostro ritmo da mezza maratona allora vi suggerisco di effettuare le ripetute con una respirazione leggermente affannata, quindi dovreste essere in grado di parlare mentre correte ma non frasi con più di cinque parole consecutive senza prendere fiato. Quindi se riuscite a parlare normalmente e senza affano dovete aumentare il ritmo, se invece vi escono solo monosillabi o poco più allora è il caso di rallentare.
In questi primi allenamenti non conta tanto il ritmo in ripetuta quanto quello che si tiene nei recuperi che dovrà essere superiore a quello di ripetuta di circa 60''/km, non di più, sulla velocità in ripetuta ci lavoreremo più avanti nella stagione.
A domani, vi aspetto.
Luca

martedì 5 agosto 2014

"Speata 2014" di Luisa Cotta Ramosino

SPEATA 2014: 15% DI PENDENZA, 100% DI SODDISFAZIONE

www.romacorre.it


Non vedevo l’ora di scriverlo questo post… forse perché pensavo che non l’avrei mai scritto. Per mille motivi (Jennesina disastrosa, Stralivigno sulle gambe, muscolo del quadricipite che da settimane mi chiede perché non lo porto a far vedere da qualcuno, ecc.) avevo con grande dispiacere deciso che anche per quest’anno non ero pronta ad affrontare questi 12 km di salita da Subiaco a Monte Livata. 
Non era saggio, non era logico, quindi ovvio che sono bastati un paio di commenti su FB a convincermi che non potevo concludere la prima parte della stagione podistica fuori Lazio… e quindi tutto sommato… se po’ fa…
Specie se si è in buona compagnia, specie se c’è la promessa di un pic nic in quota… e nonostante il Secco faccia pronostici di acqua a catinelle… quella del resto ormai non mi preoccupava: da un po’ di gare a questa parte ho capito che devo diventare una ramarra anfibia e non pensarci più.
Ed eccoci qui allora a puntare la sveglia pure prima che durante la settimana, a scolare la prima abbondante tazza di caffè (non me lo dite, lo so che non si beve il caffèlatte prima di una gara, ma pazienza, si vede che almeno su questo ho vinto la battaglia con il mio corpo e problemi non ne ho mai avuti), a correre lungo il raccordo e l’autostrada, ad arrancare per le statali con i loro bastardissimi limiti di velocità, fatti apposta per dare l’occasione ai piccoli comuni di staccare un po’ multe e raddrizzare il bilancio….
E poi su, in macchina, per i tornanti che portano a Monte Livata, cercando di costruire su due piedi una tattica di gara che andasse oltre il solito “quando non ce la faccio più cammino”… cercando di convincersi che in fondo qualche pezzo su cui tentare un allungo c’era, che era una bellissima notizia un ristoro ogni 3 km… insomma, le solite tattiche di training psicoblabla che occupano il tempo dalla sveglia all’inizio della gara.
Solita ressa alla navetta per tornare da basso, solite acrobazie per l’ultima pipì e solita corsa per posizionarsi dietro al gonfiabile giusto un minuto prima dello sparo. 
E poi si comincia, aggredendo i primi kilometri belli duri con un’incoscienza non priva di metodo: correre il più possibile anche se piano, riprendere fiato e poi ricominciare, un occhio al Garmin per non concedere al fiatone niente più del necessario, e un altro agli altri atleti, per spiare chi sta tirando più di te e trovare ispirazione.
Questa è stata per me, un po’ come la Stralivigno della settimana scorsa, una gara in cui ho visto sfilare avanti e indietro un po’ sempre le stesse maglie, nel senso che dopo i primissimi kilometri eravamo un po’ sempre gli stessi ad alternarci nel tentare una corsa un po’ più decisa per poi arrendersi alla camminata e farsi riagguantare. Un ritmo tutto sommato confortante, democratico nell’unire uomini e donne, vecchi e giovani, magri e grassi (pardon robusti, ma siccome nella categoria rientro anch’io me lo permetto…).
Primo ristoro, una bella spugna a tergere il sudore e un bel bicchiere d’acqua fresca. Ero (eravamo, visto che Laura ha condiviso lo sforzo con me per tutta la strada) stata lenta, ma forse un po’ meno di quel che pensavo, e questo mi ha dato lo slancio per ripartire con più energia e devo dire anche un sorriso in più. In fondo ne mancavano solo 9 e a quanto si diceva il peggio era passato.
Lo ammetto, al 6° km ero talmente su di giri che mentalmente ho cominciato a scrivere questo post…se ero arrivata fin lì (e oltretutto il mio Garmin segnava anche 300 metri in meno quindi per un complesso – e assurdo- calcolo in realtà ero più avanti) potevo farcela, e forse pure in un po’ meno tempo di quello (invero un po’ rinunciatario) che avevo programmato.
È vero, aveva cominciato a piovere, ma non tanto e quindi, a parte rinunciare allo spugnaggio (seppur con dispiacere vendendo il dolore che provocavo alla povera volontaria della protezione civile che aveva pazientemente atteso fino al mio arrivo), il meteo in realtà aiutava, mantenendo la temperatura entro livelli più che ragionevoli.
Per misteriose ragioni alla Speata manca il cartello del km 7. Non so se sia il frutto di una decisione dell’organizzazione basta su una raffinata strategia psicologica per ingannare/incoraggiare l’inconsapevole runner, o semplicemente dipenda dal fatto che se lo sono perso e nessuno ha ritenuto utile rifarlo, fatto sta che ci si trova all’8 e si pensa che il 2/3 sono andati, che gli ultimi due non sono poi così male, e che quindi la gara in pratica è finita.
Malissimo, specie se a quel punto la simpatica pioggerellina di cui sopra decide di trasformarsi in un energico scroscio.
Ma pazienza, perché è vero che a quel punto la voglia di arrivare è tanta e quindi si stringono i denti e si va, si beve senza quasi accorgersene al km 9 e finalmente si intravedono gli orrendi albergoni di Monte Livata, e mia vista fu più attesa.
L’orgoglio ti spinge a tirare almeno un po’ sugli ultimi due chilometri, il traguardo ormai prossimo e la vista di Rita che aspetta per scattare all’arrivo che ti fa tirare fuori un sorriso e un gesto di vittoria.
Che ci sarà da esultare per 1ora e 35 per 12 chilometri ci sarebbe forse da chiedersi. Ma io non me lo chiedo, perchè ognuno di quei tornanti mi ha dato un po’ di fiducia sulla possibilità di affrontare anche le gare più difficili come forma di allenamento mentale oltre che fisico. Non me lo chiedo perché a questo punto non vedo l’ora di convincere qualcuno che nonostante la pioggerellina e il cielo nero visto che ci siamo portati le cibarie per il pic nic tanto vale mangiarle insieme e prolungare almeno un po’ il piacere della compagnia ramarra.
Non me lo chiedo soprattutto perché ho già deciso che l’anno prossimo ci ritorno e ci riprovo e vedremo se mi riesce di migliorare almeno un po’.

mercoledì 23 luglio 2014

Runners: il Big Jim


Quelli della mia generazione se lo ricorderanno bene: aveva una valigetta con dentro quattro volti e all'occorrenza cambiando faccia cambiava avventura! Questo la faccia la cambia di rado, perchè tende a conservare sempre un'espressione goffamente compiaciuta, ma la capigliatura-contenitore è decisamente la stessa. Una sorta di casco laccato che, evidentemente, ci si tramanda di padre in figlio, lì nella famiglia aristocratica (o presunta tale) da cui proviene. Chiome del genere si vedevano anche in certe fotografie da barbiere negli anni '80 e servivano a far capire al Ciccio Manidiforbice di turno come non doveva tagliarti i capelli se non voleva essere denunciato. Sul fronte "avventura" invece, il nostro se la gioca alla stregua di un bagnino a stagione appena cominciata. Lampadato e depilato, corre a petto nudo sul lungomare, mostrando alle tante Barbie a passeggio gli addominali e i bicipiti che si è costruito ingozzandosi di petti di pollo e creatina. Loro gli sorridono estasiate. O meglio, gli sorridono e basta. O meglio ancora ridono, ecco. In ogni caso per lui è la conferma che muoiono tutte dalla voglia di andarci a letto e lui lo riporta puntualmente nel tweet di fine giornata: "comunque, non ci crederete ma è successo anche oggi!"


Disegni di TheHand. www.thehand.it
Nasce un bellissimo progetto di un libro illustrato sul mondo dei runners.

martedì 22 luglio 2014

Play List

"Estate" by Jovanotti


Vedo nuvole in viaggio
che hanno la forma delle cose che cambiano,
mi viene un po' di coraggio
se penso che le cose poi non rimangono mai

Come sono agli inizi
duemilatredici un nuovo solstizio,
se non avessi voluto cambiare
oggi sarei allo stato minerale

Mi butto, mi getto
tra le braccia del vento
con le mani ci faccio una vela
e tutti i sensi, li sento

Più accesi più vivi,
come se fosse un'antenna sul tetto
che riceve segnali
da un mondo perfetto

Sento il mare dentro a una conchiglia
estate
l'eternità è un battito di ciglia.
Sento il mare dentro a una conchiglia
estate
l'eternità è un battito di ciglia

Faccio file di files
e poi le archivio nel disco per ripartire
non li riaprirò mai,
il passato è passato nel bene e nel male

Come un castello di sale
costruito sulla riva del mare,
niente resta per sempre nel tempo
uguale (e meno male)

Mi butto, mi getto
tra le braccia del vento,
con le mani ci faccio una vela,
aeroplani coi libri di scuola

Finita, per ora
inclinato come l'asse terrestre
voglio prendere il sole
è il programma del prossimo trimestre

Sento il mare dentro a una conchiglia
estate
l'eternità è un battito di ciglia
Sento il mare dentro a una conchiglia
estate
l'eternità è un battito di ciglia

Come un'orbita la vita mia
gira intorno a un centro d'energia,
sento il tuo respiro
che mi solleva
è una vita nuova

Sento il mare dentro a una conchiglia
estate
l'eternità è un battito di ciglia
Tutto il mare è dentro una conchiglia
l'eternità è un battito di ciglia

E tutto il mondo è la mia famiglia oh-o
famiglia eh-e
estate, estate

Ma che caldo, ma che caldo, ma che caldo fa
Ma che caldo in questa città
Ma che caldo, ma che caldo, ma che caldo fa
Ma che caldo in questa città.

Maratona di Amsterdam



3^ Settimana:

Domenica (I lunghi);          
18 km

Martedì (ripetute lunghe);  
Risc. + 1 x 3000  (12'30")+ recupero 1 km (5') + 1 x 1000 (3'50") + recupero 1 km (5') + 1 x 3000 (12'30") + defatic.


Mercoledì (progressivo);
8 km

Giovedì (ripetute veloci);
12 x 400 (3'30 - 3'40") rec. 1'

Venerdì (Potenziamento);
Riscaldamento 4 km + ripetute 15 x 100 in salita + scioglimento 4 km


mercoledì 16 luglio 2014

Spazio Ultima Frontiera

Diario del Capitano...

USS Enterprise (NCC 1701)

Seconda sessione di ripetute lunghe verso Amsterdam.
Il gruppo si consolida e prende forma.
Dopo il consueto risccaldamento da 2 km circa, procediamo con un intenso 6x1000. Velocità non eccessive a causa del forte caldo.
Recupero attivo da 400 metri a ritmo blando.
Non c'è ancora la consapevolezza e la voglia di fare sul serio. 
Colpa dell'estate...

martedì 15 luglio 2014

Correndo con Luca...

Nonostante la pausa estiva, che poi tanto pausa non è, il nostro esperto Luca ha già stilato una tabella d'allenamento fissando due obiettivi precisi, due classiche gare podistiche del panorama romano. 
Una dieci chilometri e una mezza maratona veloci, dove poter "attaccare" il proprio personal best.
In questa tabella è specificato il percorso da seguire per arrivare a gareggiare nel Comune di Fiumicino (percorsi pianeggianti e senza particolari insidie) sia nella mezza maratona che nella "Best Woman".
Buon allenamento a tutti....





 

lunedì 14 luglio 2014

Dimmi con che mano corri e ti dirò chi sei!



Disegni di TheHand. www.thehand.it
Nasce un bellissimo progetto di un libro illustrato sul mondo dei runners.

Maratona di Amsterdam




2^ Settimana:


Domenica (I lunghi);          
16 km

Martedì (ripetute lunghe);  
3 x 2000  (7'50" - 8')  recupero 1 km (4'45")


Mercoledì (progressivo);
10 km

Giovedì (ripetute veloci);
10 x 500 (3'30 - 3'50") rec. 1'30"

Venerdì (Potenziamento);
Squat, leg extension, leg press



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