lunedì 10 novembre 2014

"Click!" di Simona Vecchi



Non sono brava a fotografare, mai posseduto una macchina fotografica, ho un cellulare stravecchio con la camera rotta, chiedo agli amici di fare foto ai miei figli, ho interi pezzi di vita sepolti, non trasferibili, prima o poi la memoria cancellerà anche quelli.
Sono però brava a memorizzare immagini come fossero scatti e nella maratona di Amsterdam da poco conclusa innumerevoli sono stati i click della mia mente.  La mia prima maratona l’ho chiusa non solo con le gambe e la testa ma soprattutto con le "persone"
1° scatto. Le scarpe.  Da corsa. Verdi, rosse e azzurre, bianche e gialle, mille colori sul treno per fiumicino e poi tra la fila per il check-in e infine nel gate dell'aeroporto e poi le mie, azzurre e viola, non hanno i colori che amo ma inaspettatamente me le hanno regalate e le ho accettate. Le ho tenute strette nella borsa da viaggio, come un regalo prezioso.
2° scatto. Gli odori. Erano mesi che non godevo la libertà di un viaggio, spostarsi-conoscere-annusare, ho sentito persino l'odore delle bici, innumerevoli, che invadono la città, e guardandole ho perso un tempo infinito prima di raggiungere lo stadio per il ritiro del pettorale.
3° scatto. Il fumo. Per me è simbolo di libertà... in contraddizione con lo spirito di un'atleta, lo so bene. Ma quegli spazi senza tempo, senza età, dove predomina la libertà di scelta, una sorta di anarchia legalizzata, per me sono fantastici. Amsterdam è viva.... Viva i coffee shop e viva Maria
4° scatto. La sveglia. E’ ancora notte ad Amsterdam e l'albergo è come se fosse la nostra casa, si sentono le nostre sveglie, i nostri riti, chiara che apre la finestra e ancora sonnolente mormora: "simo, c'è un vento terribile"... (falso…era pura fantasia!); ci ritroviamo tutti come in un soggiorno di casa a fare colazione insieme, come vecchi amici, cercando di frugare tra le abitudini, tra le ritualità che allontanano le ansie, le stranezze. Li adoro, tutti quanti, mi danno sicurezza.           
5° scatto. L’attesa. Inaspettatamente il compagno più leggero si è rivelato anche il più ansioso e ci ha convinti ad uscire dall’albergo di notte con tre ore di anticipo per salutare gli organizzatori della maratona. Loro (gli organizzatori) erano piuttosto infastiditi mentre noi sembravamo degli adolescenti con un eccesso di ormoni in circolo. Mi sono divertita nell’attesa, guardare i miei compagni, interagire con loro nonostante l’ansia, cercare dei canali di contatto, non è stato facile per me, a volte le diversità possono spaventare.  alla fine però sembravamo tutti uguali.                                                                           
www.romacorre.it
6°  scatto. L'amico. Ho smarrito il mio compagno di corsa, lo cerco, ma come si fa in quella moltitudine di persone? lo cerco per tutto il tempo (lunghissimo) che serve per raggiungere la mia griglia...avrei dovuto legarmi  a lui come tante volte gli ho detto scherzando. riesco a ritrovarlo al 4-5 km ma solo perché lui rinuncia alla sua corsa e decide di fermarsi per aspettarmi.
7° scatto. La musica. Una persona che amo profondamente mi aveva affidato la sua musica, corri con questa… mi aveva detto,  ed io ansiosa l'avevo ascoltata prima di partire, cercando di cogliere i suoi pensieri ed entrare in sintonia con la sua scelta. Ma poi durante la maratona non ho proprio tirato fuori quel Mp3…mi piaceva quella confusione intorno a me, quei rumori lungo tutto il percorso e poi i respiri dei compagni di corsa. Solo verso la fine ho ceduto  ad una musica algerina e ad un requiem di verdi… assolutamente opportuni.
8° scatto. Le amiche. Generose, accoglienti, come una grande madre, come quei personaggi felliniani con delle grandi tette. Corro la maratona cercando il loro sguardo, lo trovo solo al 40 km quando sento gridare il mio nome e, girandomi, ne vedo una su una vecchia bici che corre accanto a me sorridendo come solo lei sa fare.
9° scatto. Il mio corpo. Le gambe sono cambiate. Le ho viste modificarsi in queste settimane di allenamento pre-maratona, le sento più forti, più stabili, sento la mia schiena diritta, le spalle aperte, e mi viene da ridere al pensiero del mio super allenatore incontrato per caso e della sua risata mentre tenta di insegnare esercizi che mai nella vita avrei pensato di poter fare. Mentre corro penso  che forse sono solo cazzate, forse vale solo la sicurezza che ti dà l'altro, quello che ti trasmette con determinazione, forse io sono ancora quella di prima. Ma poi quando al 37-38 km ho sentito le gambe accelerare rispetto al ritmo che avevo tenuto in gara e rimanere vive fino al traguardo, ho pensato alle parole non dette di quell'uomo e a cosa è riuscito a fare su di me. ci sono persone così lontane ma basta un niente per avvicinarsi
10° scatto. Rivalsa. Toc toc... mentre corro ci penso: rivalsa=compensazione di una perdita o di un danno subito, consistente nel consistente nel perseguimento di nuovi vantaggi o profitti e talvolta in una ritorsione moralmente riprovevole sugli altri. Eccomi!!! è questo il sentimento preponderante, quello che mi ha spinto, pur lentamente, ad arrivare al 10°, 20°, 30°, 40° km di questa bellissima prima maratona. nient'altro. il resto è tutto falso, non sono un'atleta, non posso fare di più, non posso crescere. è solo una squallida rivalsa verso un'idea di me.
11° scatto. Il semaforo rosso.  Per me rimane la scena più bella di tutta questa avventura. A circa due ore dalla fine della maratona, attraversando una strada di Amsterdam piena di marciapiedi, incroci e semafori, la mia amica mi guarda, mi tende la mano e mi dice: corri Simona... il semaforo è rosso!!
Sono mesi che corro, cercando, e ho incontrato voi, sono una donna fortunata.



Il mio diario... di una schiappa



ACQUA 
Preparazione triathlon...... 


Menù del giorno:

RISCALDAMENTO
200 SL, 100 DO, 200 SL, 100 DO doppia bracciata - sono 24 vasche da fare come risveglio muscolare;

TAVOLETTA
8 x 25 gambe SL 

PALETTE & BAMBOLOTTO
4 serie da: 25 5"rec + 50 10"rec + 75 15"rec + 100 30"rec e riparti dal 25

totale 1800 metri

"Allieve e maestri" di Laura Cotta Ramosino



Sì, va bene, nemmeno oggi sono riuscita a rompere il muro delle due ore sulla mezza maratona ma, a parte le mille circostanze concomitanti (dieci chilometri fatti prima per ottenere il lungo necessario alla maratona in arrivo; temperatura da tarda estate e ristori in cui per un bicchiere d’acqua scarso si faceva la coda come alla posta) che mi fanno dire che ormai quel risultato ce l’ho nelle gambe nel fiato e nella testa, oggi è una giornata per cui mi va di dire grazie.
Negli ultimi mesi le mie prestazioni in gara e in allenamento sono decisamente migliorate, me lo dice il Garmin, me lo dicono i risultati nelle gare e negli allenamenti, me lo dicono soprattutto la testa e il cuore qualunque sia il tipo di corsa che sto conducendo.
Certo, molto dipende da me, dall’entusiasmo che mi ritrovo addosso, dalla testardaggine che ho messo per trovare i tempi e modi di allenarmi finalmente in modo serio, dall’impegno che ho messo, pur con qualche perdonabile eccezione, nella dieta e che ha alleggerito le parti diciamo più zavorrate del mio mezzo di locomozione a due gambe.
Aggiungiamo che ho finalmente trovato la scarpa perfetta per me, la Nimbus 16, in cui ormai i miei piedi entrano tipo pantofole di casa (con l’eccezione per ora non troppo dolorosa del secondo dito della sinistra, ma finché l’unghia c’è non ci preoccupiamo, suvvia, l’estate è lontana anche se non sembra e i sandali sono finiti in fondo all’armadio).
Tutto bello, tutto vero… però…
Oggi più in altri giorni mi rendo conto quanto i miei attuali risultati (e quelli futuri speriamo) dipendono dai piccoli e grandi insegnamenti che mi sono arrivati nell’arco di questi due anni da runner più esperti di me. E non solo insegnamenti, perché quelli da soli non basterebbero, ma anche la fiducia nei miei mezzi e nelle mie capacità. Maestri diversi, metodi diversi, presenze più o meno presenti, perché la vita a volte non ti permette di fare tutto come, dove e quando lo vorresti, ma ognuno a modo suo unico e imprescindibile.
Il primo da citare è il Secco originale (all’anagrafe Tonino Severa) l’uomo che ha dato a questo aggettivo un valore tutto nuovo (perché francamente io un anno fa di secco al limite avevo la tosse) e che è ancora convinto che io sarei capace di fare il Passatore tra sei mesi (per metterlo tranquillo ho dovuto iscrivermi alla Cortina-Dobbiaco che si corre lo stesso weekend), e che prima o poi, temo, mi ipnotizzerà e mi convincerà a farlo per davvero.
I lungi domenicali di Tonino per la villa e il centro, oltre a farmi scoprire l’innegabile bellezza di Roma la domenica mattina come il film di Sorrentino può solo provare a fare, mi hanno convinta a poco a poco che ero una Maratoneta molto prima che lo diventassi per davvero. E hanno ispirato anche alcune delle imprese pazze in “fuoristrada” come la prima Cortina Dobbiaco, dove si è inaugurata semi-ufficialmente la Twins Travel, “premiata ditta organizzazione corse dove ti pare e dove poi si magna e beve”.
Ma oggi, trattandosi di una mezza, devo ringraziare anche Luca Pretolani, l’uomo che finalmente è riuscito a convincermi della bontà delle ripetute e cui devo questo piccolo PB su una distanza per me particolarmente insidiosa.
Certo, per mesi mi sono sentita ripetere di qua e di là quanto le ripetute facevano bene alle prestazioni, la differenza che facevano, ecc.
Ma in una vita in cui il lungo del fine settimana erano ore rubate e benedette e il resto degli allenamenti un continuo gioco di improvvisazione, ste benedette ripetute sembravano la Pietra Filosofale di Harry Potter… Diciamoci la verità, le ripetute per i runner disordinati sembrano le verdure per i bambini, per fartele piacere devi inventarti sempre qualcosa.
E invece le ripetute, s’è infine capito, sono come “metti la cera, togli la cera” del maestro Miyagi, le devi fare senza fare domande perché sono la prova suprema della fiducia nel maestro (anche se Luca, rispetto al vecchio karateca giapponese dà molte più risposte) ma anche e soprattutto perché a un certo punto producono risultati inaspettati.



Va bene, non ho la macchina pulita e lucidata (per quello appunto bisogna rivolgersi ai karatechi), ma all’improvviso le gambe sembrano la scopa dell’Apprendista stregone per cui quando inizia la gara hanno una vita propria e spingono a velocità che quando le vedi sul Garmin non ci credi anche perché, magia, non hai il fiatone…
Oggi a Luca, ancora più che a me stessa, avrei voluto regalare la mia prima mezza sotto le due ore, non ci sono riuscita per 25 secondi (persi ad aspettare l’acqua a ristori, mi dico, ma tanto alla TDS non importa), ma me ne sono tornata a casa con la certezza che posso fare ancora meglio e soprattutto che un po’ la maledizione della mezza me la sono tolta.
Man mano che si va avanti, comunque, si impara a riconoscere da chi si può imparare: a volte si tratta di un piccolo trucco per non cedere in gara (come darsi dei piccoli obiettivi intermedi, anche solo un palo,  vero Roberta?), altre volte del modo in cui si scelgono o si allacciano le scarpe (e qui il maestro è uno solo, Giancarlo De Lucia), dei modi in cui pensare e far passare il tempo nelle gare più lunghe, della necessità di prepararsi a correre in quota (grazie ad Alberto Rocchi e Simona Vecchi che organizzano gli allenamenti appositi!), della postura corretta in salita o in discesa, degli esercizi per far passare quei doloretti ricorrenti, o di come conviene mangiare e bere prima, durante (grazie Anita Biacioni) e dopo le singole gare…anche se su questo, lo ammetto, il fai da te ancora impera sovrano… mi spiace, ci sono cose a cui temo non saprò mai rinunciare anche in cambio di un calo di cinque minuti in maratona. Del resto ognuno deve conoscere il suo tallone d’Achille.
Non so quanti dei miei compagni di squadra (oltre a quelli espressamente citati) si siano riconosciuti in questo elenco, ma a tutti loro, nessuno escluso, devo la mia riconoscenza di apprendista runner e visto che io sono una di quelle secchione a cui piaceva andare a scuola conto di continuare a scovare lungo il percorso maestri da tampinare e cose da imparare.

Laura Cotta Ramosino
 

sabato 8 novembre 2014

Il mio diario.... di una schiappa

Ma quanto è sexy l'acqua??! 
Sono appena agli inizi di questa mia nuova idea di sport. 
Da qualche mese, prendendo spunto dal meraviglioso sorriso di Chiara, ho deciso di cominciare ad allenarmi in tre sport... nuoto, ciclismo e corsa. Non sono un triatleta, lungi da me il pensiero di definirmi tale, provo solo ad allenarmi in questa disciplina e un domani..... provarci!
Devo dire che, come potevo immaginare, confrontarsi con altre attività sportive è davvero dura. La corsa, per ovvi motivi, non mi spaventa. Il capitolo "ciclismo" è ancora affidato, in attesa di scendere in strada, a un paio di sedute settimanali da 40 minuti su macchine da spinning. 
Il nuoto invece.... mi terrorizza, sono entrato in acqua con la certezza della piscina coperta con bordi e corsie, ma con il pensiero proiettato a mari e laghi sconosciuti che prima o poi dovrò affrontare.
Da ragazzino, come molti di noi, ho fatto il corso di nuoto e ho preso i miei brevetti, poi stanco di quell'andare su e giù per la vasca, ho optato per la pallanuoto. Quando dopo oltre 20 anni sono rientrato in una piscina, sapevo quindi cosa fare.... ma non ricordavo la difficoltà nel farlo.
Nuotare e correre sono cose molto simili, ma molto diverse allo stesso tempo. Fatica e solitudine. 
Nel nuoto, ancora più che nella corsa, si è veramente "chiusi". Il movimento meccanico ripetuto X volte, concede di perdersi nei propri pensieri. Sembra in certi momenti di riuscire a percepirsi dall'esterno, come se il nostro pensiero ci guardasse da bordo vasca.
Al momento la mia acquaticità è paragonabile a quella di una pietra pomice, sembra che l'acqua mi respinga come se fossi un corpo estraneo. 
Continuo a corteggiarla nella speranza che mi dia un segno di benevolenza.... io sono già pazzo di lei.


venerdì 7 novembre 2014

Pensieri e Parole

Non è possibile avere una storia d'amore senza futuro.... il futuro è l'amore, senza il futuro.... rimane solo la storia

Una stupida idea



... che tanto stupida poi non è!! 
Già il fatto di definirla tale annichilisce l'idea altrui. Come facciamo a stabilire cosa sia importante per gli altri?!
Nel dubbio meglio non sbilanciarsi, mantenere un profilo basso, fatto di rispetto e discrezione.
“La mia libertà finisce dove comincia la vostra” amava predicare il Pastore, ma questa linea di confine, questo spartiacque, è difficile da delineare, per alcuni è impossibile da comprendere.
Un’idea, per quanto piccola o banale sia, è comunque un’idea e merita rispetto... questa è la mia idea. 
Pensavo di essere riuscito a farla condividere, ma mi sbagliavo.
Nella corsa può accadere lo stesso.
Ognuno ha la sua corsa, il suo modo di correre, la sua musica da ascoltare, le sue scarpe... tutto discutibile, ma assolutamente rispettabile. C'è chi preferisce correre sull'asfalto e chi non immagina possibile correre fuori da un sentiero.  Chi preferisce una maratona e chi fuori dai 10 km, evita di predicare. 
Opinioni, spazi e modi di vivere.
Mi piace dire a chi non corre e non comprende cosa mi spinge a farlo... "sono diventando grande, ho smesso di fare educazione fisica e ora studio filosofia".

lunedì 3 novembre 2014

Change

"La vita è un costante cambiamento. Quando qualcosa entra nelle vostre vite, dunque, siatene felici, usatelo bene e – quando è il momento – lasciatelo andare.
Possedere qualcosa non significa averlo per sempre. Siete solamente dei custodi temporanei di molte cose ed è destino che esse arrivino, restino e poi se ne vadano". Karen Kingston
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