mercoledì 24 giugno 2015

Capodimonte Sprint



Ore 04:50, la sveglia mi urla di alzarmi dal letto. Rimango un po’ sorpreso dal fatto che nonostante l’emozione della “prima volta”, sono ancora braccato dal sonno. Faccio leva sulle gambe e come una catapulta mi costringo a sedermi sul bordo del letto. Sonno…. tanto sonno.
La sera prima, prevedendo la levataccia del mattino, mi preparo accuratamente tutto,  ho iniziato in realtà anche il giorno precedente. E’ la mia prima gara e in realtà sono convinto che sto dimenticando qualcosa di utile, mi giustifico comunque perché in fondo non so cosa potrebbe servirmi in queste situazioni.
Muta, body, scarpe e bici… credo possano definirsi i quattro “piatti” fondamentali di questo lauto pranzo di sport, ma anche il contorno è molto abbondante… occhialini, casco, integratori… un’infinità di cose da portare. Tutto accuratamente piegato e sistemato nel mio borsone.
Mi trascino silenziosamente verso la cucina, passando davanti la camera dei ragazzi butto un occhio e vedo che tutto tace. Fuori c’è poca luce.
La mia moka da due è lì ad aspettarmi già dalla sera prima, non rimane che accendere il gas. Frutta, miele, fette biscottate e la pratica colazione è bella che archiviata. Prima di uscire perdo il conto delle volte che vado in bagno.
Ho appuntamento con Mario, un mio compagno di squadra, intorno alle 06.30, abbiamo quasi due ore di macchina davanti a noi e ci prendiamo il giusto tempo. Montiamo le bici sulla rastrelliera e partiamo in direzione Capodimonte.
Il viaggio d’andata tra una chiacchiera e l’altra passa abbastanza rapidamente.
Alle 8.30 siamo in zona gara. Per me è tutto nuovo. Mi guardo intorno incuriosito e sulla mia sinistra scorgo la mia prima zona cambio. Dentro di me dubbi e perplessità, ma anche tanta voglia di cominciare. Incontriamo altri compagni di squadra e cominciano le presentazioni di rito. Ogni tanto mi perdo Mario, ma vengo preso in consegna da Antonio che per fortuna mi fa da cicerone spiegandomi l’ABC…. e anche tutto il resto dell’alfabeto.
www.romacorre.it
Dopo la bovina marchiatura del pettorale su gamba e braccio, che in realtà mi piace un sacco e fa molto figo, porto la bici e il resto dell’attrezzatura in zona cambio. I preliminari sono ormai compiuti, mi sento più rilassato, ormai non c’è che da gareggiare e credo di poterci riuscire. Raggiungo la riva del lago e guardo le boe. I 750 metri della frazione a nuoto mi sembrano infiniti, abituato a nuotare sempre dentro alle acque quiete di una piscina, il lago mi mette un po’ di soggezione. 
Entrato nella zona riservata alla partenza, mi ritrovo con Antonio, Alessandro e Mario. C’è parecchia confusione in giro, ma l’aria in generale ha un sapore festante, molto diversa da una partenza podistica. Mi guardo intorno e penso… “questi so tutti scemi” e poi mi rendo conto di essere scemo come loro.
Un giudice di gara ci invita a fare qualche passo verso la riva, si scansa di qualche metro e da il via alle ostilità, perché di ostilità si parla. In acqua dopo qualche metro di corsa, non sento più il fondale e comincio a nuotare cercando una bracciata lunga e ritmata. In men che non si dica sento le gambe “abbattute” da altri concorrenti, volano “botte” da orbi… non si vede altro che spruzzi bianchi e cuffie gialle. Delle boe neanche l’ombra. Cambio immediatamente stile di nuotata e accorcio le bracciate. Il ritmo è frenetico, ma mi rendo conto che mi sto divertendo un casino. Tra un’occhiata e l’altra in cerca della riva, riesco a coprire i miei primi 750 metri  in acque aperte in un tempo tutto sommato decente. 
Butto un occhio accanto a me e vedo Mario e Gigi, qualcuno urla il mio nome. Nei primi 40 secondi dall’emersione mi sento completamente scombussolato. Arrivo in zona cambio per inerzia, seguendo il flusso degli atleti. Una volta davanti alla bici perdo tempo a guardarmi intorno incuriosito dagli altri, vedo un sacco di bici, poi mi concentro e indosso casco e scarpe, infilo il pettorale e riparto.... bisogna pedalare.
Dopo un breve tratto rettilineo, la strada svolta verso sinistra ed è subito salita. C'è un po' di bagarre, scatti e contro scatti, cerco di prendere la scia di un paio di ragazzi della Ostia Triathlon e il ritmo è buono, penso di poter stare a ruota senza troppe difficoltà. Il percorso è un misto di salita con qualche curva "bastarda". Treni di ciclisti ci passano a velocità sconosciute, ma qualche sorpasso riusciamo a farlo anche noi... fino alla salita più dura, dove per un mio errore banale perdo la catena. La vista di questo pezzo di metallo esanime mi sconforta, non solo per la perdita di tempo nel rimetterla, ma anche perché so che perderò contatto con quelli davanti a me. Mi sbrigo, ma ripartire in salita mi spezza, arrivo al giro di boa e perdo completamente il contatto visivo con i miei compagni di fuga. Un vero peccato perché in fondo le gambe vanno. Cerco di non mollare, mi accuccio sulla bici a ogni discesa per cercare velocità e stringo i denti su ogni salita. Sfilo un ragazzo fermo al bordo della strada con la schiena piena di sangue e la crocerossa accanto, arrivo alla zona delineata per scendere dalla sella dimenticandomi di sfilarmi le scarpe... altro tempo perso. Alla fine copro i 20 km in 30 km/h di media la frazione più divertente, avrei potuto fare meglio, ma porca miseria che figata!!
In zona cambio ho più ho meno i tempi e la reattività di un turista in fila ai musei vaticani, infilo calzini e scarpe con la stessa pigrizia di un runner che deve uscire di casa quando fuori piove. 
Parto nella corsa e scopro a mie spese che i combinati... bisogna farli. Muovendomi come pinocchio inseguito dai carabinieri, cerco di mantenere un ritmo intorno ai 4'05/4'10 a km, ma le gambe sono come il legno, non rispondono alle mie sollecitazioni. Un sensazione mai provata prima.
Percorro i due giri di corsa a 4'40 di media e questa è l'unica vera delusione di una giornata fantastica. 
Il mio primo sprint si chiude in 1h23m e spicci che non saranno pochi, ma  mi hanno regalato una giornata davvero divertente e soprattutto la voglia di continuare a praticare uno sport bellissimo.



mercoledì 25 marzo 2015

Diario di un'aspirina

La maratona di Roma è appena passata alle nostre spalle. La maggior parte degli uomini e delle donne che l'hanno corsa in questo momento si staranno riposando (almeno spero), dopo un simile sforzo. Qualche giorno per ricaricare le batterie fisiche e mentali, credo sia indispensabile. Il vuoto lasciato da una gara lunga, da un impegno tanto inseguito e preparato, è enorme. Andiamo verso l'estate e questo è uno dei migliori periodi per correre, ma incredibilmente è anche uno dei periodi che presenta il minor numero di "fatiche" da affrontare. Il periodo autunnale è più adatto alle maratone. Il caldo non aiuta. 
Certo però, che adesso non avere un vero obiettivo davanti è difficile. Ovvio che questo non vale per tutti, ci sono persone che tra una maratona e l'altra lasciano passare un meso o poco più. Io non condivido, ma c'è chi lo fa.
Al momento per quanto mi riguarda, potrei dire di navigare a vista. Senza veri obiettivi, nonostante debba ancora affrontare il mio primo triathlon. Lo do quasi per scontato, probabilmente sbaglio, ma vedo uno "sprint" (750 nuoto, 20 km bici, 5 km corsa) come l'equivalente di una 10.000 e quindi non ne sono affascinato, non m'intriga, non mi da quell'idea di "eroico".
Ho voglia di lunghe distanze, di fatica, di sale sulla faccia. Non aver corso Roma è stato un errore, ma ormai è passato. 
Scegliere il prossimo obiettivo è la prova più dura da superare. La gara! La prova da ricordare... che sia una maratona, un 70.3 o la traversata dello stretto, insomma qualcosa di difficile. 
Dopo di che.... bisognerà inventarsi qualcosa. 
Magari mi metto a suonare il piano.


 

martedì 3 marzo 2015

Esserci a metà

Peccato non poter "tirare" una gara. Corri migliaia di chilometri l'anno e poi in quei 3 o 4 appuntamenti importanti della stagione, non esserci, o esserci a metà, ti lascia l'amaro in bocca.
La Roma Ostia 2015 doveva essere l'appuntamento più importante del mio primo semestre podistico. 
Non c'è verso.... se ti alleni seriamente, non puoi regalare 20 giorni di convalescenza a una mezza maratona. Quest'anno è andata così. L'ho corsa in modalità "training". Mi rimarrà il piacevole ricordo della compagnia di un amico e il tuono delle migliaia di gambe che ci hanno avvolto intorno al 10° km. La seconda onda di partenza che ci ha avvolto ed è scivolata via, passandoci sopra. L'abbiamo sentita arrivare da lontano, un fruscio che lentamente è diventato un rumore assordante. Essere fagocitati in un istante da decine... centinaia di persone. Migliaia di piedi che sbattono sull'asfalto. Uno tsunami umano.


lunedì 16 febbraio 2015

20 giorni dopo...



Mi sono operato al naso per migliorare il mio assetto aerodinamico e acquisire almeno 10” a km in corsa. Scherzo ovviamente, mi sono rimesso in ordine turbinati e setto nasale (deviato) perché non respiravo più e devo dire che a 20 giorni dall’intervento sto peggio di prima (silenzio).
Pazienza, è stato bello lo stesso.
Ieri, dopo quasi tre settimane senza attività sportive, mi sono lanciato in una corsa rigenerante.Più per la mente che per il fisico.
Casa… Ponte Milvio… Casa. 
Ho corso per 9 km e spicci, andatura media 4’40 a km. Pensavo che sarei andato peggio, in realtà sono soddisfatto… avrei potuto spingere di più, ma non avrebbe avuto  senso.
Ora, dieta compresa, ricomincio ad allenarmi sul serio. Non ho tabelle da seguire, vado seguendo il mio istinto, so che è sbagliato, ma le tabelle mi stanno sulle palle…. sin dai tempi di scuola.

mercoledì 4 febbraio 2015

Momenti di minor serenità

Sto, a malincuore, diventando una perfetta massaia. 
Brodini, spesa, tulipani sul tavolo, aspirapolvere, lavatrice, bagni, figli, scuola, piscina, cena, tisana, tachipirina.... etc. etc. etc.
Per superare il mio trauma da "stop", dovrei forse vestirmi da runner o mettermi in costume e occhialini??! Non lo so, ma posso comunque provare.
Mi manca la mia puzza di sudore. 

domenica 1 febbraio 2015

Domenica bestiale.

Che palle! E' stato il mio primo pensiero della giornata. Oggi è domenica e saranno un milione di anni (o forse due), che dedico le prime ore di questa giornata alla preghiera e alla cura del Tempio. Già, il nostro corpo è un tempio, come tale va rispettato e glorificato e quale giorno migliore della domenica per farlo??!
Mi manca quel momento in cui, uscendo di casa, senti l'aria fredda sulla faccia, e mettendo il naso in su, vedi centinaia di finestre chiuse, che nascondono altrettanti corpi avvolti da calde coperte. Noi no! A noi di quel tepore non ce ne frega niente, non è minimamente paragonabile con un lungo lento, con la compagnia degli amici, con il caffè preso dopo il lungo, con le cazzate raccontate durante la corsa. 
Per non parlare della soddisfazione nel rientrare a casa sudato fradicio, ma colmo di felicità per la fatica ricevuta. Come fosse un dono elargito da altri e non guadagnato con il sudore della fronte.
Oggi anche le mie finestre erano chiuse, eppure alle 06.30 gli occhi si sono aperti. Il mio cervello era pronto a correre, il mio fisico ancora no. Pazienza, sono convalescente e il mio naso deve guarire. 
Nel frattempo continuo a guardare il calendario delle gare per fissare il prossimo "primo" obiettivo e devo dire che  il menù sembra molto appetitoso.


sabato 24 gennaio 2015

Nessuno è imperfetto


La Verità...

La Verità che stava in fonno ar pozzo
Una vorta strillò: - Correte, gente,
Chè l’acqua m’è arivata ar gargarozzo! -
La folla corse subbito
Co’ le corde e le scale: ma un Pretozzo
Trovò ch’era un affare sconveniente.
- Prima de falla uscì - dice - bisogna
Che je mettemo quarche cosa addosso
Perchè senza camicia è ‘na vergogna!
Coprimola un po’ tutti: io, come prete,
Je posso dà’ er treppizzi, ar resto poi
Ce penserete voi...

- M’assoccio volentieri a la proposta
- Disse un Ministro ch’approvò l’idea. -
Pe’ conto mio je cedo la livrea
Che Dio lo sa l’inchini che me costa;
Ma ormai solo la giacca
È l’abbito ch’attacca. -

Bastò la mossa; ognuno,
Chi più chi meno, je buttò una cosa
Pe’ vedè’ de coprilla un po’ per uno;
E er pozzo in un baleno se riempì:
Da la camicia bianca d’una sposa
A la corvatta rossa d’un tribbuno,
Da un fracche aristocratico a un cheppì.

Passata ‘na mezz’ora,
La Verità, che s’era già vestita,
S’arrampicò a la corda e sortì fôra:
Sortì fôra e cantò: - Fior de cicuta,
Ner modo che m’avete combinata
Purtroppo nun sarò riconosciuta!
                                               Trilussa


Il mio diario.... di una schiappa

ACQUA



Tema del Giorno
"Autogestione"

RISCALDAMENTO:
400 sciolti (100 SL, 50 DO, 100 SL, 50 DO, 100 DO).


rec. 1'

GAMBE E PINNE:
10x25 (gambe DO); rec. 10"

10x25 (gambe SL con tavoletta). rec. 10"

rec. 2'

PALETTE & BAMBOLOTTO:

8x100 SL; rec. 10"
4x200 SL; rec. 15"
2X400 SL. rec. 20"

rec. 2'

PINNE & PALETTE:
20x50 SL (FORTI!).
Rec. 10"

Chiusura 100 RA sciolti.

Totale 4400 metri.



giovedì 22 gennaio 2015

E' proibito...

È proibito
piangere senza imparare,
svegliarti la mattina senza sapere che fare
avere paura dei tuoi ricordi.
È proibito non sorridere ai problemi,
non lottare per quello in cui credi
e desistere, per paura.
Non cercare di trasformare i tuoi sogni in realta'.
È proibito non dimostrare il tuo amore,
fare pagare agli altri i tuoi malumori.
È proibito abbandonare i tuoi amici,
non cercare di comprendere coloro che ti stanno accanto
e chiamarli solo quando ne hai bisogno.
È proibito non essere te stesso davanti alla gente,
fingere davanti alle persone che non ti interessano,
essere gentile solo con chi si ricorda di te,
dimenticare tutti coloro che ti amano.
È proibito non fare le cose per te stesso,
avere paura della vita e dei suoi compromessi,
non vivere ogni giorno come se fosse il tuo ultimo respiro.
È proibito sentire la mancanza di qualcuno senza gioire,
dimenticare i suoi occhi e le sue risate
solo perche' le vostre strade hanno smesso di abbracciarsi.
Dimenticare il passato e farlo scontare al presente.
È proibito non cercare di comprendere le persone,
pensare che le loro vite valgono meno della tua,
non credere che ciascuno tiene il proprio cammino
nelle proprie mani.
È proibito non creare la tua storia,
non avere neanche un momento per la gente che ha bisogno di te,
non comprendere che cio' che la vita ti dona,
allo stesso modo te lo puo' togliere.
È proibito non cercare la tua felicita',
non vivere la tua vita pensando positivo,
non pensare che possiamo solo migliorare,
non sentire che, senza di te,
questo mondo non sarebbe lo stesso.
non sentire che, senza di te, questo mondo non sarebbe lo stesso.

Pablo Neruda



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