martedì 24 maggio 2016

"Emozioni Olimpico Eur 2016" di Isabella Calidonna



 
"La quarta frazione"
Essere gruppo, sentirlo e farne parte. Proprio ieri ne ho compreso il vero significato.
La mia non sarà una cronaca della gara, non avendola disputata, bensì tutte le emozioni che ho provato mentre osservavo i miei compagni di squadra. Si, i miei COMPAGNI. Ieri mi sono veramente sentita parte di qualcosa.
Sveglia già prima dell’alba. Notte insonne e strani incubi. Non dovevo gareggiare, eppure… quando lo dovrò fare ci sarà da ridere!
Mi preparo. Gigi e Bruna passeranno a prendermi. Gigi ha la gara – penso – non voglio farlo aspettare, non deve innervosirsi. Così, scendo sotto casa molto prima, evitandogli di perdere ulteriore tempo.
Tragitto in auto piacevolissimo. E come sempre riescono a trasmettermi serenità.
Arriviamo a destinazione e iniziamo a scaricare l’auto. Ci sono i pacchi gara che andranno distribuiti. Il primo viso che incrocio è quello del sorridente Sandro e della dolcissima Daniela. Da lontano vedo la mitica Serena, dalla quale ricevo un caldo abbraccio appena si avvicina. Anche questo amo della podistica. Gli abbracci e i sorrisi veri che sono capaci di donarti.
Scendiamo nell’area pasta party e aspettiamo gli altri Orange. Io inizio ad osservare. Sandro inizia a darmi utili consigli. Io cerco di assorbire come una spugna. Avrei voluto veramente prendere carta e penna, che avevo nel mio zainetto, per prendere appunti. Ma sarebbe subito venuto fuori il lato da nerd che c’è in me!
Pian piano iniziano ad arrivare i primi “compagni”. Mi presento, così possono capire chi è la ISA che scassa sul gruppo.
Arriva Maurizio, sempre super gentile. Poi Roger, Neme. Conosco Carlo, Simone, Antonio. Visualizzo finalmente Fede.
Man mano arrivano tutti. Iniziano a prepararsi e io osservo ogni loro gesto. Maurizio, che blocca gli scarpini alla bici con degli elastici neri; Serena, che mi spiega i vari sacchettini con tutto ciò che serve per le varie frazioni. Faccio, come sempre, domande a raffica a Gigi.
Si avvicina l’ora dell’apertura della zona cambio. Nonostante ci siano un mucchio di cose da riportare in auto e per le quali mi sono offerta volontaria, insieme a Micaela, Bruna mi dice di correre ad osservare cosa fanno in zona cambio. Non me lo faccio ripetere due volte, così corro. Ho troppo bisogno di osservare cosa fanno.
Mentre li raggiungo passo dal ponticello da dove a breve inizierà la gara. Mi fermo e osservo… Continuo.
Arrivo in zona cambio. Vedo Alessandra e la chiamo per salutarla, mi mancava solo lei all’appello. Inizio ad osservare tutto ciò che fanno. Sono emozionatissima.
Chiudono la zona cambio, così mi allontano e mi posiziono in solitaria a lato del laghetto, quasi a volermi concentrare per non so cosa. Sento il bisogno di vedere quella parte da sola.
Li osservo man mano entrare in acqua, mentre si riscaldano e mi scoppia il cuore.
Partono. Osservo tutte quelle braccia e penso…
E’ la volta delle donne. Già per il solo fatto che siano lì meritano tanta stima e rispetto. A prescindere da tutto, sono un orgoglio.
Decido di avvicinarmi il più possibile per vederli meglio appena usciranno dall’acqua. Voglio fare loro delle foto.
Iniziano ad uscire i primi Orange dall’acqua. Mostruosi. 1500 mt. Senza parole. Aspetto tutti.
Li seguo in zona cambio. Inizia la frazione bike. Devo tenere tutto a mente. Non dimenticare nulla. Mi posiziono in curva così da fotografarli per bene. Mostruosi anche in bici. Di Roger si riescono a contare tutte le fibre muscolari del deltoide. Penso che se Michelangelo fosse vivo lo vorrebbe come modello per le sue opere.
Cerco di incitare tutti, almeno quelli di cui ricordo i nomi, ma c’ero anche per gli altri e spero possano perdonarmi.
Ad un tratto sento: ISAAAAAA!!!! Rimango stupita. Non me lo aspettavo e rispondo: OIIIIIIII!!!!
Presa in contropiede.
Decido di spostarmi di nuovo. Ritorno verso la zona cambio. Incontro Sandro, nero in volto. Gli esprimo tutto il mio dispiacere. Lui sorridente mi dice che sono cose che possono capitare. Riesce a trasmettermi serenità, anche se dentro non lo è. Sa che presto dovrò iniziare e da parte sua questo è un grande insegnamento.
Passo così alla frazione corsa. Riconosco da lontano i miei compagni. Mi posiziono dove posso vederli bene e fare loro qualche altra foto. Li chiamo e li incito. Molti si girano. Non dimenticherò mai lo sguardo perplesso di Maurizio, come a dire “Ma chi è sta nanetta?”. Roger mi riconosce e anche Fede lo fa, si gira e sorride.
Naturalmente mi sbaglio con il conteggio dei giri e mi posiziono prima del dovuto vicino al traguardo. Man mano arrivano tutti e sono visibilmente stanchi. Faceva tanto caldo.
Mi sento orgogliosa di loro, di ciascuno di loro.
Ritorno così alla zona cambio, devo restituire gli oggetti che ho custodito a Maurizio. Facciamo insieme il tratto che porta al pasta party. Mi racconta. Io ascolto e racconto a mia volta. Non posso che imparare.
Arriva così l’ora della pappa. Sono seduta al tavolo con loro e ne sono fiera. Tra me e me spero di potermi sedere presto con indosso il body la prossima volta. Ascolto il racconto della fiera e indomita Serena, lo scambio di battute tra Maurizio e Roger. Rido tanto. Sono tutti una sferzata di buon umore.
Aspettiamo le premiazioni. Anche quello è un momento stupendo. Osservare lo sguardo emozionato di Gigi, che non si aspettava il premio, è bellissimo. È un momento stupendo di condivisione.
Ho avuto modo di stringere ancora di più i rapporti, come con Alessandra, che ancora una volta si è dimostrata gentile e carina, solo standomi accanto. Mi ha prestato un elastico per i capelli che non leverò più dal polso, sia mai riesca a trasmettermi 1/10 della sua bravura!
Così torno a casa e riguardo tutte le foto. Penso che ora tocca a me. Scrivo a tutti che io ce la metterò tutta, ma che ho bisogno del loro aiuto. Mi rispondono che questo non mancherà. Ma non sanno che lo stanno già facendo, ogni giorno.
Decido che voglio e devo impegnarmi ancora di più. Non voglio deluderli e non voglio deludere me stessa.
Voglio essere all’altezza. Voglio vincere anche questa battaglia. Recuperare ciò che ho perso. Vincere ancora la vita.

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