giovedì 10 marzo 2016

"Una domenica in campagna e... in compagnia" di Luisa Cotta Ramosino


 Terre di Siena Ultramarathon… un nome evocativo che avevo sentito per la prima volta un anno fa quando l’amica Camila aveva deciso di affrontarsi in solitaria questa impegnativa 50 km su e giù per le colline del senese. Un’impresa meravigliosa che mi aveva lasciato il desiderio di provarci… anche nell’ottica del mio programma gare di quest’anno, che prevede lunghe distanze e trail.
Un minimo di realismo, tuttavia, mi ha fatto optare per la distanza minore, 32 km da Colle val d’Elsa a Siena che presenta comunque un dislivello di tutto rispetto. Sapevo già, all’epoca dell’iscrizione, che questa gara avrebbe rappresentato una sorta di anomalo lungo nella preparazione della Maratona di Roma, ma, nonostante la scarsa ortodossia podistica di questa procedura io, Laura, Monia e Cristina non abbiamo voluto rinunciare a quella che vedevamo prima di tutto come un’avventura.
A una settimana dalla gara le previsioni ci hanno rimesso un po’ in riga: in un inverno tutto sommato secco sembrava proprio che avessimo beccato l’unico week end decisamente bagnato. Io e Cristina, che ci ricordavamo ancora il fango della nostra Val d’Orcia dello scorso anno, abbiamo cominciato a preoccuparci un po’ benché un più attento esame del percorso ci avesse rivelato che ci aspettavano “solo” 10 km di vero e proprio sterrato. 
 Siamo arrivate a Siena sabato all’ora di pranzo, in tempo per ritirare i pettorali e partecipare al briefing sulla gara rivelatosi in realtà più che altro un’occasione per salutare gli organizzatori. L'unica certezza che ci portavamo a casa le previsioni meteo disastrose, ma come recita un detto norvegese, “non esiste il cattivo tempo, solo le cattive attrezzature” e quindi a noi non restava che “registrare” l’abbigliamento del giorno successivo e pensare a un adeguato carico di carboidrati.
Un compito, quest’ultimo, niente affatto difficile da portare a termine in un piccolo e accogliente ristorante a due passi dal Duomo e da Piazza del Campo, dove un panciuto proprietario si è assicurato che tra crostino toscano e pici nessuno restasse a corto di calorie.
A nanna presto e sveglia puntata per le 06:00 in modo da non mancare la colazione e la partenza delle navette.
Mi alzo per prima e apro la finestra della camera: un bello scroscio mi conferma che nonostante le preghiere della mamma e le danze anti-pioggia degli amici a Roma per il momento Giove pluvio è ancora il re dell’Olimpo… pazienza.
Tempo di ingurgitare i miei abituali 3/4 caffè insieme agli amici e ad altri atleti, di prepararci e uscire dall’albergo e inizia il miracolo: il cielo è plumbeo, ma non piove! Almeno la passeggiata che ci porta alle navette la facciamo all’asciutto, pensiamo tra noi. In bus continuiamo a scrutare le colline che immaginiamo di percorrere a ritroso di lì a un paio d’ore, verdi per la pioggia abbondante delle ultime ore, ma per il momento illuminate da qualche raggio di sole che si fa strada tra le nubi. 
Colle Val d’Elsa è un paesone che ha poco di affascinante se non, almeno per noi, i due bar dove ci prendiamo l’ennesimo caffè e pensiamo a verificare di non lasciare sospesi con il sistema idraulico.
Dopo una lunga attesa eccoci alla partenza, kway e cappellino d’ordinanza che per il momento sono un gesto di scaramanzia che ci fa sperare di guadagnare qualche chilometro prima che il cielo (ora piuttosto scuro) scarichi di nuovo un bel po’ d’acqua.
Abbiamo deciso di partire e correre insieme, ognuno alla sua velocità, ma sfruttando i ristori e le soste foto per ricompattare il gruppo, così allo sparo del via ci mettiamo in marcia, assumendo una formazione da paperotte in migrazione, che manterremo per gran parte del percorso. Abbiamo una previsione prudente di un tempo totale tra le 3.30 e 3.45… ma in realtà ci importa più del come arriveremo piuttosto che del quando.
Si esce dal paese su uno stradone parzialmente chiuso al traffico e dopo un paio di chilometri vediamo il segnale dei 30; la segnalazione è quella della 50 partita da San Gimignano mezz’ora prima di noi e i segnali sono previsti solo ogni 5 km fino agli ultimi 10.
Un dettaglio, forse, che però ricorda lo spirito di queste gare che per la gran parte dei partecipanti (noi comprese) non sono tanto questione di performance, ma un’esperienza da godere, nel paesaggio che quasi subito si apre e diventa spettacolare anche sotto il cielo scuro, nelle soste ai ristori dove tutti hanno voglia di scambiare due parole, di sapere da dove vieni e di segnalarti uno scorcio che vale la pena di fotografare.
Del resto grazie al piccolo vantaggio che un’andatura poco più sostenuta mi dava sulle compagne di squadra mi sono autoeletta fotografa ufficiale aggiunta e con la disinvoltura di una giapponese in una città d’arte ho immortalato gli avvicinamenti di Laura, Monia e Cristina ai nostri punti di ritrovo così come alcuni punti del percorso particolarmente belli. Non certo delle foto professionali, ma un modo per svincolarmi dalla schiavitù del tempo e per cogliere i volti e lo sfondo di questa giornata particolare.
Come da altimetria la gara era fatta di molte salite e poche discese, queste ultime comunque piacevoli perché permettevano di sciogliere le gambe e lasciare che il volto fosse accarezzato da quel po’ di vento che ha tenuto lontana la pioggia fino al traguardo.
Eh già, perché nonostante le fosche previsioni, chilometro dopo chilometro abbiamo potuto godere di un tempo umido, ma senza scrosci, che ha certamente aiutato a mantenere un’andatura costante nonostante gli sterrati fossero in effetti in alcuni punti piuttosto fangosi. Come mi ricordavo dall’ultima esperienza di trail, anche in questo caso l’occasione per due chiacchiere con chi corre più o meno alla tua velocità sono state frequenti; osservazioni casuali, un apprezzamento per il paesaggio, un’anticipazione di ciò che stava per arrivare, poche frasi che però fanno da piacevolissimo corollario al procedere della gara.



La prima vera prova arriva intorno al km 13, quando il bellissimo castello di Monteriggioni si presenta in cima a una collina raggiungibile da una salita che avrà una pendenza di almeno il 20%... di correre non se ne parla e ci mettiamo tutti diligentemente a camminare consapevoli che non vale proprio la pena sforzare le gambe su quei 600 metri …in cima ci aspetta il cortile da cui sono partiti i runner della 18 km e un annunciatore che saluta il nostro passaggio chiamandoci per nome. Ci ricompattiamo sgranocchiando un’ottima fetta di pane e olio e si riparte; nonostante la fatica siamo tutte piuttosto soddisfatte di come sta andando e un po’ ci pregustiamo il fatto di condividere con amici e parenti la nostra impresa una volta arrivate a Siena.
I chilomentri successivi non sono tutti agevoli; se nei tratti di asfalto si riesce a guadagnare in velocità, arrivano poi alcuni strappi sullo sterrato che ora pesano di più sulle gambe stanche; alterniamo corsa e cammino senza perderci di vista e intorno al km 22 abbiamo la sorpresa di veder passare i primi “spaventosi” concorrenti della 50 che già si proiettano verso l’arrivo; un rapido calcolo e ci rendiamo conto che si tratta proprio di “mostri” che chiuderanno l’ultramaratona con tempi al di sotto delle 4 ore!
Quando cominciamo a vedere i segnali dei km dal 10 in giù ci rincuoriamo e guardiamo i nostri Garmin (non quello di Monia che, forse abituato alle fulminanti prestazioni del suo “vero” proprietario, Alessandro Cirulli, ha già chiuso bottega) e ci rendiamo conto che potremmo essere state un po’ più veloci del previsto… ottima scusa per accogliere il suggerimento di un simpatico signore al penultimo ristoro e fare una bella foto davanti a una mimosa in fiore!

Siena è del resto ormai in vista, sappiamo che tocca ancora salire per arrivare a Porta Camollia, da dove si entra nel centro storico, ma ormai ci siamo, ce lo dicono i passanti che ci incrociano per strada, ce lo dicono gli altri concorrenti che camminano felici con la loro medaglia e la “coperta” oro/argento sulle spalle, ce lo dice l’entusiasmo che comincia a scorrere nelle vene.
Mi aveva avvertito Camila che una volta in centro il percorso si sarebbe fatto tortuoso prima di giungere Piazza del Campo, ma io perdo lo stesso l’orientamento con tutti gli avanti e indietro per le viette dove i turisti con le valigie ci fanno spazio guardandoci un po’ straniti.
Un runner a due passi da me saluta il 30 km con una sfilza di parolacce che in altre circostanze mi avrebbero fatto arrossire, ma qui mi strappano un sorriso perché la soddisfazione è la stessa che provo io; mi fermo al cartello con la scritta 1 per fare gli ultimi 1000 metri con le mie amiche che arrivano ansimanti ma decisamente sorridenti. Passiamo davanti al ristorante della sera prima e mentalmente ringrazio ancora per quegli ottimi rigatoni con carciofi e guancia di cinta senese che evidentemente sono perfetti per preparare questo tipo di gara… una curva, un’altra curva, mentre nelle orecchie già arriva il tripudio di altri arrivi. Il tappeto rosso finale porta proprio davanti al palazzo del comune e noi lo percorriamo mano nella mano ridendo come pazze guadagnandoci un bell’applauso dagli organizzatori che poi ci chiedono anche una breve intervista.
Sarà l’adrenalina, sarà l’entusiasmo,  ma incauta prometto che torneremo nel 2017 per la 50… chissà se hanno preso nota… le compagne di avventura sono avvertite.
Ah… e comunque ci abbiamo messo 3h27’…compresi foto e ristori!
 

 



2 commenti:

  1. C'ho messo un po', ma alla fine ce l'ho fatta... complimenti a tutte e quattro e a te per il racconto. Brave!!

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