martedì 22 marzo 2016

Sopravvissuti e Sopravviventi

Diario di un'aspirina


Lo ammetto, ogni volta che aggancio il secondo piede (quello destro) al pedale, penso "speriamo bene".
In programma avevo un paio d'ore "facili" di bici, da fare sopra i 90 bpm. Pedalare agile è la prima cosa che ho imparato nel ciclismo. Pedalare agile per non far morire le gambe... pedalare agile per arrivare in fondo, questo è quello che mi dissero due perfetti sconosciuti in bici, alla mia prima uscita.
Appuntamento con Alessandro dopo il lavoro. Lui in maniche corte, io in tenuta semi-invernale. Decidiamo per Roma Nord, doppio giro, ciclabile in uscita e Salaria per rientrare. 
Non amo molto la ciclabile. Non ho mai avuto incidenti in passato, ma ho una paura fottuta dei cani pastore che bivaccano su questa terra di nessuno. Ogni volta che ci passo e li trovo lì in mezzo, mi sembra di vedere Jason con la sua inseparabile motosega. Il rientro verso la città ce lo facciamo contro vento, sulla corsia d'emergenza della Salaria, tra i clienti delle Lucciole che si fermano "al volo" per contrattare prestazioni sessuali, piccoli Rom che minacciano di lanciarci sassi e un'infinita serie di buche simili al Gran Canyon in Colorado.
Alla fine mi porto a casa un'ora e quarantacinque di bici, con le indicazioni del coach rispettate in pieno. Resta purtroppo l'amaro in bocca... pedalare in questa città non è più sport... è sopravvivenza.

2 commenti:

  1. a me sto "facile" che il coach ti mette negli allenamenti non mi convince mica...

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