venerdì 5 febbraio 2016

"Una foto, nessuna foto, centomila foto…" di Marco Raffaelli

Una tua nuova foto con una data, tanti mi piace. Un'altra foto con un’altra data e ancora molti mi piace.
Avanti così per intere settimane, mesi, anni.
La bacheca di Facebook di un amatore è diventata una sequenza infinita di immagini, tutte uguali, tutte belle, tutte likate da chi come te ha  “Una tua nuova foto con una data, tanti mi piace.
Un'altra foto con un’altra data e ancora parecchi mi piace”.
Una giostra con all’interno un ingranaggio oleato dai tanti eventi e  alimentato dal nostro stesso ego. Corri, e in gara se ci sei o non ci sei, la linea di confine non la segna più il chip sulla finish line, ma l’obbiettivo del fotografo.
Allora meglio non perdere lo scatto, mettiti in posa, alza le braccia, sistema la maglia, asciuga il sudore ed esci dal mucchio di atleti che come te cercano l’inquadratura migliore, e non più il passo perfetto!
Siamo nell’occhio del ciclone sociale e da quella inquadratura non vedi più nulla, perdi di vista tutto, in primis te stesso. L’era del digitale ha portato con se i milioni di scatti oggi lavorati in ogni fine settimana nei profili dei social network. Una girandola di immagini che il giorno dopo di ogni evento podistico riempiono ogni spazio del web condiviso. Il tutto si ripete ciclicamente uguale a se stesso. Se un fotografo dovesse ricaricare la galleria dello stesso evento dell’anno precedente, in pochi si accorgerebbero della differenza. A te non importa, meglio un minuto di gloria condiviso grazie ad un tag a favore, che il silenzio di una gara senza immagini.
La semplicità di un gesto come la corsa dove è andata a finire?
E’ così importante cosa fare? Dove? Con chi e in fine farlo vedere? Si lo è, è esso stesso il principio di condivisione sociale. Oggi però si percepisce l’ingorgo nell’offerta di un prodotto che non ha più un mercato di riferimento, non vende perché la corsa è mutata in un processo che si consumerà in modo autonomo, ubiquo e libero.
Non abbiamo più bisogno di apparire per esserci. Ormai noi siamo la corsa e tale certezza non si può più fissare in un frame. Il rischio è di andare contro il principio attivante della corsa stessa.
Te sei l’azione, non devi più apparire.
Ti sei salvato da solo, grazie alla fatica, all’impegno e sei certo che solo lo start e la finish line saranno nel contempo la messa a fuoco e il click che potranno darti la gioia che cercavi.
Allora guardati intorno, alza la testa c’è un mondo intero da fotografare con i tuoi occhi. Solo il sudore potrà rovinare la messa a fuoco, passato quello resteranno le lacrime ma a quel punto sei già oltre la linea di arrivo e hai vinto, da solo, senza cornici, senza filtri, unico in mezzo a milioni di scatti.
Una foto, nessuna foto, centomila foto…

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