martedì 26 gennaio 2016

Tre Comuni




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E anche la Tre Comuni è andata. Gara molto bella, immersa nel verde e sotto un sole caldo e inaspettato.
E’ una delle gare che preferisco, malgrado la sua distanza atipica. I continui sali scendi che la caratterizzano sono frizzanti, un bel banco di prova per gare più corte e veloci e poi c’è il famigerato “muro” finale che fa sempre il suo effetto, un salita con una pendenza importante.
Rispetto allo scorso anno non sono in ritardo, ma un’inaspettata coda prima di Civita Castellana fa arrivare molti di noi con il fiato corto. Unico neo all’organizzazione la carenza di parcheggi, per il resto veramente tutto ben fatto. Raggiungo il gazebo della Podistica (trifamiliare) e vedo qualche faccia a me conosciuta, principalmente gente della sezione Triathlon. Non mi sono ancora inserito in questo gruppo, ma c’è sempre tempo. Mi cambio e sono pronto per la gara, nonostante non ci sia molta confusione, mi accorgo di essere rimasto solo e devo mettermi alla ricerca dei miei compagni di viaggio. Li ritrovo giusto in tempo per la partenza. La velocità di crociera è già stabilita, ritmo soft e cazzeggio a buoni livelli, mi va benissimo, Strong mi ha detto di non tirare e a me non sembra vero.
Non mi sento in grande forma, il carico delle scorse settimane è tutto sulle gambe e anche il mio primo massaggio sportivo fatto da Francesco, non ha migliorato la situazione. La testa è sgombra, non ci sono nuvole all’orizzonte e il sole è alto. Sono sereno come non succedeva da tempo.
Perdendomi in chiacchiere mi dimentico anche di attivare il gps del mio Fenix2, poco importa se registrerà solo una parte della gara (pure male).
Si parte ed è subito salita. 
Ripercorriamo il tracciato girando in senso opposto rispetto alle precedenti edizioni. Siamo in tanti, un carrozzone colorato, fatto di rumori. Dalle maglie si capisce che la squadra di moda quest’anno è la Purosangue.
I miei primi chilometri sono faticosi, non ho molta voglia di correre e ogni tanto in cuor mio mi chiedo “chi me l’ha fatto fare?!”. Sarà anche il passo blando, ma sento i muscoli delle gambe in forte sofferenza. Andiamo avanti tra salite e discese e “odori” non proprio invitanti. 
Il passaggio dentro Nepi è festante, tra chi sale e chi scende, s’incrociano volti noti o magari solo “incrociati” su qualche social. Saluto Salvo che di buon passo mi precede di qualche minuto.
Ogni tanto qualche battuta da caserma con i miei compagni e senza neanche accorgermene ci ritroviamo al 14° chilometro. Correre senza l'assillo del tempo è ancora la cosa che preferisco di questo sport. A conti fatti non sono stanco e rispetto a come ero partito mi sento molto meglio. Il percorso mi sembra più soft rispetto agli anni passati, anche se il dislivello è identico. Da qui in poi diamo una piccola accelerata fino alla salita dell’ultimo chilometro e mezzo. Più ripida dello scorso anno, ma decisamente più corta e molto più “pedalabile”. La parte migliore della mia prestazione è proprio sulla salita. Supero tanti altri runners e mi compiaccio di questo, in fondo si vede che fisicamente non sto poi così male. 
Scavallato l’ultimo ostacolo trovo anche lo spunto per lo sprint finale. Chiudo questa avventura in 1h56’ e spicci… niente di che, ma mi sono divertito e ho messo un po’ di strada sulle gambe. Non avevo obiettivi, solo il piacere di correre e di stare con gli amici, ma il retrogusto amaro dell'occasione persa rimane.  Il prossimo vero traguardo sarà la Miguel, dove bisognerà metterci un po’ di grinta in più, sperando di non toppare la gara. Nel frattempo proseguo a faticare in vista di Pescara, giugno è sempre più vicino e la domanda che comincio a farmi è... "cosa fare dopo??".

www.duepassioltre.it
P.S. Ma come mai non mi accorgo mai dei fotografi?!?

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