martedì 29 settembre 2015

"30 Trentina... allenamento o gara?" di Luisa Cotta Ramosino




Non è la prima volta che lo scrivo, ma non essere una top runner non esenta affatto da una certa dose di competitività… ragion per cui so che per me è alquanto pericoloso pensare di usare una gara per fare lungo o lunghissimo premaratona… eppure per qualche ragione continuo a farlo.
Testardaggine? Ottusità? Semplice necessità? Mi sa che ho smesso di chiedermelo parecchio tempo fa; sicuramente non ci ho pensato quando l’amica Susanna Cavalleri mi ha mandato per la prima volta il link al sito della Trenta Trentina, corsa su strada (ma non solo come avrei scoperto) che si svolge nell’amena località di Levico Terme, 30 km da Trento.
Del resto, potrei dire a  mia giustificazione, a quei luoghi mi legano ragioni anagrafiche (a Trento ci sono nata) e manco a dirlo persino gli organizzatori propongono la gara che si corre in riva ai due Laghi (Levico e Caldonazzo) come perfetta preparazione in vista della Maratona di Venezia… a cui ero già iscritta.
Tra il solito fatidico clik del tasto del computer e la partenza un sabato mattina alle 8 (650 km andare 650 a tornare nell’arco di 36 ore) una miriade di imprevisti, tra cui un’ultima settimana di allenamenti non riusciti causa lavoro e altre varie ed eventuali.
Ma mentre  Laura, Cristina e Susanna e io ce ne risalivamo su per l’Italia devo dire che l’ottimismo prendeva gradualmente il sopravvento; avevamo obiettivi diversi e tutti rispettabili; io e Laura, dopo l’esperimento alla mezza di Bologna, avevamo deciso di provare un ritmo maratona di 5.30 sui 30 km (come alla scorsa Cortina Dobbiaco), Cristina mirava al suo 6, Susanna aveva deciso con molto buon senso che dopo due settimane senza allenamenti e 40 ore di straordinari sulle spalle avrebbe corso finchè poteva senza forzarsi ad arrivare in fondo se non era giornata.
Ci siamo persino messe a studiare l’altimetria nonchè la disposizione dei ristori… insomma il minimo sindacale della strategia di gara, ma perché no? In fondo 6 ore sono lunghe da passare in autostrada e nonostante a nessuna di noi manchino argomenti volevamo fare almeno finta di essere runner serie…
Levico ci accoglie con una bella giornata di sole, qualche runner che riconosciamo qua e là già con la busta del pettorale. Il tempo di lasciare il bagaglio in albergo (e di prenotare il ristorante per la cena, of course) e anche noi scendiamo al palazzetto per il ritiro cercando di capire quanti saranno i partecipanti e soprattutto quanto più preparati di noi possano essere…in effetti i fisici asciutti e l’aria very professional ci fanno sentire un po’ inadeguate…ma solo un po’. Credo che ci riconoscano subito come romane: siamo in assoluto il gruppo più rumoroso….
Che poi in realtà grazie a Susanna che i luoghi li conosce bene, non ci sentiamo affatto “straniere”… per esempio sappiamo benissimo dove si trova la migliore pasticceria del paese dove prenderci una bella fetta di strudel e individuiamo senza fatica il negozio dove fornirci di qualche gustoso souvenir gastronomico.
Detto ciò pensiamo anche al giorno dopo…io per esempio devo essere sicura di preparare bene tutto l’abbigliamento e attaccare il pettorale prima di cena. È lì che mi accorgo che nella fretta non ho preso le calze…meno male che ne ha un paio in più Cristina e me le presta…
Momento clou del mini week-end comunque è il carico di carboidrati a base di assaggi di risotti: ce n’è per tutti i gusti e il pensiero che con 30 km li bruceremo quasi tutti ci fa stare più tranquille anche di fronte a “gusti” impegnativi come la fonduta di cipolle e con fagioli di Lamon…
Notte più o meno tranquilla e sveglia tranquilla: non ci è mai capitato di essere così vicine alla linea di partenza e quindi ce la possiamo prendere con calma. Facciamo colazione in una sala in cui non manca qualche altro runner che appare molto più “teutonico” di noi anche nell’alimentazione… è un peccato (per lui) perché i cornetti locali sono proprio buoni!
Ed eccoci, finalmente, a piazzarci dietro la linea di partenza; siamo un migliaio, colorati, vocianti… tutto il mondo è paese alla partenza di una gara e questa sembra davvero molto sentita dai locali, molti arrivati da Trento, altri dal Veneto, qualcuno da oltre confine, ma c’è quasi da scommettere che siamo noi quelle venute da più lontano… anche perché il keniano di turno parla in realtà con un bell’accento veneto che lo tradisce. Prendiamo gli accordi necessari a ritrovarci all’arrivo ed ecco che si parte.

Io e Laura siamo un po’ troppo di sprint, fatichiamo a stare alla velocità stabilita anche perché diversamente dal solito non bisogna sgomitare per farsi strada nonostante la strada si restringa quasi subito per farci attraversa l’abitato. Cerchiamo di aiutarci l’una con l’altra a non tirare, poco alla volta ci portiamo sul tempo stabilito; è più facile mantenerlo man mano che il gruppo si sfalda e si distribuisce a seconda dell’andatura. Scopriamo quasi subito ascoltando gli altri concorrenti che non siamo le uniche folli ad usare la gara come lungo…in tanti hanno in piano Venezia e sono venuti qui a mettersi alla prova.
Entriamo nei meleti, piante altre anche due metri e cariche di frutti che sembrano finti talmente sono belli e grandi. La frutta purtroppo chiama qualche moscerino e mentre il sole si alza facendoci iniziare a sudare (la mattina era stata fresca e così abbiamo commesso l’errore di un doppio stato, maglia più canotta e ce ne pentiamo quasi subito) marciamo relativamente tranquille fino al km 5  poi all’8 dove si trova il secondo ristoro. Il paesaggio si è aperto, siamo in riva al lago dove si susseguono i campeggi e i pontili, gente che ancora prende il sole, qualcuno che ci fa il tifo molti che danno indicazioni precise perché nessuno finisca fuori strada. Ci siamo avvantaggiate poco più di un minuto rispetto all’andatura prevista… ma appena dopo la metà ci accorgiamo che forse, dimenticando che si tratta di un allenamento travestito da gara, abbiamo commesso un errore… anche perché, come del resto sinceramente dichiarato dagli organizzatori, la seconda metà della gara è più infida e difficile della prima… intanto perché piazza subito una salita sterrata quando si comincia a sentire la stanchezza (e altre ne seguiranno quando proprio possono dare più fastidio) e poi perché stranamente qui i ristori sono più lontani uno dall’altro (i regolari 5 km che però con questo caldo sono interminabili). D’impulso decido di giocarmi un po’ di tempo ma di togliere la maglietta per restare solo in canotta… perdiamo un po’ di tempo, ma sono secondi ben spesi e man mano la temperatura corporea torna ragionevole.
Tra il km 18 e il 21 è la parte meno bella e meno ben organizzata del percorso. Corriamo a bordo strada, di fianco alle macchine e benché ben protetti respiriamo i loro gas di scarico (e chissà quante Volkswagen ci sono…), ci infiliamo tra le viette di Pergine, un dedalo di stradine strette al punto che non si può procedere appaiati. Io e Laura ci dividiamo un gel (non abbiamo trovato i soliti integratori) ma come in effetti mi ricordavo… it is not my cup of the… nonostante due bicchieri d’acqua dopo 500 metri mi ritrovo la bocca impastata e la certezza che non avrò nulla da bere per altri 4 km… non una sensazione piacevole con le gambe che si stanno irrigidendo presentando il conto di un ritmo che, siamo costrette ad ammettere quasi all’unisono, non è ancora evidentemente il nostro, non se pensiamo di correrci un’intera maratona.
Doloroso da ammettere, ma meglio scoprirlo qui, consapevoli che comunque la gara la porteremo a casa, che tra 4 settimane, rischiando di compromettere non solo Venezia, ma il vero obiettivo di fine anno, Valencia.
La constatazione ci aiuta ad affrontare gli ultimi km con maggiore serenità. Verso il 23esimo io e Laura ci separiamo (benché in realtà non ci saranno tra noi mai più di 300 m). Mi gusto un po’ questa faticosa solitudine, cerco di mantenere il passo di atleti che come me hanno sposato un ritmo e ad esso si attengono affronto qualche altro centinaio di metri di salita con stoica rassegnazione (si fa per dire) ma anche con il gusto di vedere che mi riprendo qualche posizione.
Al km 25 bevo e mi faccio tentare da un quadretto di cioccolato (avrei un altro gel ma non mi va) e sbaglio di nuovo. Riparto ed è un piacere perché è discesa, ma il cioccolato e quasi peggio dell’integratore e invece di dare energia fa venire di nuovo sete nel giro di un km… pazienza, ormai si cominciano a sentire, dietro l’angolo il rumore degli altoparlanti all’arrivo. Ho riaumentato un po’ il ritmo, faccio vari sorpassi (anche dei fisicati della mattina, lo so è ridicolo prendersi queste soddisfazioni, ma almeno lo ammetto) e comincio a pensare alla medaglia. Manca un chilometro quando un molesto fischio alle orecchie e un giramento di testa mi avvertono che sto andando in riserva; devo rinunciare alla volata dei ultimi duecento metri che mi fa di solito sentire molto ganza…pazienza, almeno ho Susy che mi aspetta al traguardo con un sorriso che mi rinfranca. Per lei la gara è finita prima ma si è divertita, mi accorgo subito, almeno quanto me.
Laura arriverà poco dopo; entrambe siamo sopra il tempo prefissato, non tantissimo ma abbastanza per obbligarci a non dimenticare i buoni propositi di km 21. Anche Cristina avrà più o meno uno scarto simile rispetto al ritmo prefissato, ma anche lei come noi è proprio contenta di questo “lungo fuoriporta”. Andiamo a prenderci medaglia e maglietta, e non dobbiamo nemmeno chiedere al passante di turno di farci una foto: siamo lì sorridenti  e ridacchianti e  un altro runner si offre di farci lo scatto di rito.
Dopo docce, pasta party e ultimi acquisti in pasticceria ci restano ancora 6 ore di macchina per rientrare…c’è chi ha fatto fatica a non darmi della pazza per questo week end un po’ delirante, io invece sono proprio contenta perché stanchezza a parte mi pare di aver fatto proprio quello per cui ero venuta: un allenamento vero perché è servito (anche dolorosamente) alla messa a punto pre maratona come un lungo normale forse non sarebbe stato capace, e perché una volta di più mi ha regalato quella compagnia umana che per me componente imprescindibile della corsa…stare insieme sapendo di poter correre da soli, incoraggiarsi sapendo che poi in gara le gambe sono le tue (ma che non ci sono solo quelle a portarti al traguardo), progettare nuove avventure con la certezza che, grazie a Dio, ci sono più strade e gare di qualche potrò mai esaurire.
E dunque Venezia aspettami…che ormai ci ho preso gusto a fare queste “gare di allenamento” e i tuoi 42.197 metri alla fine sono pur sempre un altro lungo sulla strada per Valencia.



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