martedì 17 marzo 2015

"Running abroad" di Luisa Cotta Ramosino



Preparare una valigia, specie se si viaggia low cost (o semplicemente si vuole evitare di aspettare ai nastri in aeroporto), può essere problematico per una donna, che ha sempre mille cose essenziali (o inutili) da infilarci dentro e deve quindi lottare contro il dogma dell’impossibile compenetrazione dei corpi…

…la cosa si fa più complicata, ovviamente, se una buona parte di quello spazio limitato viene occupato dalla sacca delle scarpe da running, da magliette (varie se non si sa cosa aspettarsi dal clima), pantaloni, calze, marsupio, Ipod e ammennicoli vari che sembrano complemento indispensabile alla corsa.

Eppure da qualche anno a questa parte almeno per me è impensabile partire senza portarmi dietro tutta l’attrezzatura essenziale per calcare qualche km all’estero.

Per una casualità nelle ultime settimane ho quasi stabilito un record: Berlino, Madrid, Londra e tra breve Parigi…se arriviamo fino a giugno potrò aggiungere anche San Pietroburgo.

Ognuna di queste città, con i suoi viali, i suoi parchi, gli edifici da osservare “in velocità”, magari come antipasto a una visita turistica seria, ognuna dunque, ha il suo sapore, il suo odore, i suoi rischi (promossi a pieni voti agli attraversamenti gli inglesi, che forse immaginano anche le difficoltà dei runner stranieri che controllano il lato sbagliato della strada…) e senza averli almeno assaggiati sentirei di aver perso qualcosa.

In questa ultima visita lampo a Londra, per esempio, mi ha stupito (positivamente) vedere quanta gente corresse presto la mattina ad Hyde Park con uno zainetto in spalla, con ogni probabilità contenente il cambio da indossare in ufficio… io che mi sento eroica ad alzarmi alle 6.15 per i miei allenamenti non sarei capace di rinunciare alla doccia casalinga. Mi dicono che qui anche gli uffici sono attrezzati di conseguenza, ma mi sento comunque di rendere omaggio a questi runner così motivati.

Teutonici, c’era da aspettarselo, quelli incrociati a Berlino sul lungofiume, alcuni anche dotati di passeggino appositamente modificato perché padri sportivi potessero fare la loro parte nell’economia domestica. Non c’è freddo o pioggia che tenga, i tedeschi sono sempre lì… precisi e stoici. Unica eccezione, una ragazza che un giorno vedendomi “in borghese”, ma dotata di mappa, mi ha chiesto indicazioni per tornare al suo punto di partenza…ma era americana e quindi non vale!

Gli omologhi madrileni, complice il fatto che il lungo turistico è stato effettuato la domenica mattina, non sono giudicabili sul versante orario (per la verità gli spagnoli che ho visto prima delle 7 erano quelli che rientravano dalla movida del sabato e tutto avrebbero fatto tranne che correre…). I primi spagnoli hanno fatto la loro comparsa sui vialetti del Parco del Retiro (dove non mancavano invece gli stranieri) non prima delle 9.30…A quel punto, però, erano parecchi i “gruppi organizzati”, un po’ come quelli dei nostri “lunghi acchiappa l’ultimo”, dove corridori esperti e meno si affiancano e si sostengono nella fatica e nel divertimento.

Devo ammettere che in questo caso il lungo presto mi ha dato il privilegio di “scorrere” i siti più noti della città (da Puerta del Sol alla spettacolare stazione di Atocha, passando per il palazzo reale e Plaza Mayor e tanti altri luoghi ancora più belli perché deserti) con una luce e un respiro che nelle mie visite precedenti non avevo mai avuto.

Sono sempre stata convinta, del resto, anche quando non correvo, ma i chilometri li macinavo lo stesso nelle città che visitavo rigorosamente a piedi armata di cartina, che i luoghi si conoscono un po’ di più (è assurdo pensare di esaurirli in un week end, per alcuni non basta una vita intera…) quando si sente la loro terra sotto i piedi, ci si prende il tempo di una deviazione apparentemente inutile, ci si ferma per uno scatto (che magari non è il più bello, ma ti rimarrà nel cuore)…o nel caso si parte con uno scatto per non farsi bruciare da un semaforo e quindi rovinare il ritmo dell’uscita.

Ovunque gli sguardi che incontri si dividono tra quelli che ti prendono per matto (ma quelli ci sono anche a Roma, anzi, forse sono pure la maggior parte, visto che non bastano le piste ciclabili a convincere la gente che anche chi corre ha diritto a un pezzo di carreggiata) e quelli che, anche se sono già vestiti da ufficio, ti guardano con comprensione, a volte con un pizzico di invidia (perché vorrebbero essere al posto tuo) o anche ti fanno un gesto di ringraziamento.

Sono quelli che forse un giorno incontrerai tu per le strade della Città Eterna, mentre te ne vai a testa bassa verso il lavoro con un diavolo per capello… e che ti strapperanno un sorriso, perché questa volta puoi essere tu ad accoglierli “a casa tua” , un posto dove correre non è sempre facile, ma che allo straniero sicuramente regala le stesse emozioni che provi tu quando scopri una città con le scarpe da running ai piedi, italiano, ma membro di una specie che in ogni parte del mondo si riconosce!




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