martedì 24 marzo 2015

"La mia maratona di Roma 2015" di Luca Pretolani



E’ passato un anno da quando ho chiuso una delle peggiori maratone della mia vita... quella di Roma 2014, è vero che il meteo quel giorno mise tutti in seria difficoltà ma, poche scuse, ero arrivato all’appuntamento in scarse condizioni e con molta presunzione, quindi mi sono gestito male in gara e avrei dovuto ritirarmi al km30, ma per mia sfortuna non riesco a sopportare il peso della disfatta, mai, neanche quando dovrei, quindi ho voluto chiuderla lo stesso passeggiando mestamente negli ultimi km.
E’ dunque un anno che anelavo la mia rivincita, è da metà dicembre che mi preparo per questa benedetta/maledetta Maratona di Roma. Benedetta perché si corre in casa e conosco benissimo il percorso,  si dorme nel proprio letto con tutti i confort che solo la propria casa può dare, maledetta perché il manto stradale è in condizioni vergognose!!! E ci sono km e km di sampietrini già abbastanza impegnativi di per se, ma oltretutto in condizioni pietose per tutto il percorso ma soprattutto nei km finali: sono veramente logoranti, una vera maledizione specie per chi come me ha enormi problemi alle articolazioni, per questo motivo ho deciso che questa sarà l’ultima che corro a Roma mio malgrado.
In questi  12 mesi mi sono dedicato anche a preparare altri runners, all’inizio erano pochi poi con il tempo sono arrivato ad allenare decine di atleti, certo il doppio ruolo di atleta e coach non vanno sempre d’accordo, ad esempio in alcuni lunghi “acchiappa l’ultimo” ho dovuto effettuare numerosi stop per attendere gli ultimi invece di effettuare il mio allenamento al meglio delle mie possibilità, ma il bilancio è comunque ampiamente positivo, l’energia e l’entusiasmo che mi trasmettono gli atleti che alleno sono impagabili, non c’è gioia maggiore di trasmettere e riuscire a portare degli atleti al debutto in maratona oppure al PB per i veterani. Ovviamente il merito è tutto loro, hanno corso con le loro gambe tutti i 42km!!! Io li ho solo aiutati a tirare fuori quel che è già dentro di loro.
Nei giorni precedenti la gara c’è stato il toto meteo, le previsioni cambiavano continuamente ma il mattino mi sveglio di buon ora e affronto la dura realtà: piove incessantemente fa freddo e tira pure vento!!!
Ok niente panico, sono stranamente calmo e fiducioso, cambio il mio abbigliamento e mi copro meglio di come avevo immaginato, non tanto per la pioggia ma per il freddo e il vento.
Arrivo al punto di ritrovo dei Ramarri e facciamo le foto di rito, incoraggio i debuttanti, e saluto tutti, mi avvio al camion, lascio la borsa e mi vado a schierare in griglia. Continua a piovere, sono già tutto zuppo e non siamo nemmeno partiti.
Lo start arriva puntuale alle 8:50, pronti via ed è il solito caos alla partenza, chi mi taglia la strada chi mi spinge, nel parapiglia non vedo alcune pozzanghere e ci finisco dentro, adesso si che sono ben zuppo!!! Ma rimango calmo e fiducioso sono sicuro che comunque sarà una giornata indimenticabile.
Finalmente il gruppo si allunga, i veloci mi superano i lenti vengono superati ed ognuno trova il suo spazio vitale. Arriviamo al nuovo ponte che collega via Ostiense alla Garbatella e in fondo c’è una pazza che strilla come un’aquila, si ma è Luisa che mi sta incitando, la supero ringraziandola e salutandola, sarà solo la prima di numerosissimi amici che inciteranno per tutto il percorso e che non ringrazierò mai abbastanza, ecco un motivo in più per correre a Roma!!!

In zona S.Paolo mi superano i pacers delle 3h:15’’, il primo istinto è quello di seguirli, nel frattempo mi affianca un Ramarro, Francesco Carlucci, ci scambiamo i saluti e ci incoraggiamo a vicenda, ma mi accorgo subito che faccio troppa fatica e devo salutare la compagnia altrimenti so bene che quegli sforzi nei primi km si pagano a carissimo prezzo nel finale. E' la prima maratona che riesco a gestire in questo modo, “spero di riprenderti nel  finale” dico a Francesco in tono di sfida e lui sorride sornione, sappiamo entrambi che la realtà è un’altra: Francesco ha un altro passo e la maratona non si inventa si pianifica, e ci salutiamo. Passo ai 10km con il tempo che avevo programmato, sono sorpreso di me stesso, sto benissimo e mi guardo bene dal non andare fuori giri, nel frattempo continua a piovere. Arriviamo in zona Piramide e trovo altri Ramarri che mi fotografano e mi incoraggiano, che spettacolo sono qui al freddo e sotto la pioggia per incitare gli altri compagni di squadra.... pensare che c’è chi dice ancora che la corsa sia uno sport individuale.
Ogni tanto si incontra una concentrazione di sostenitori, è bellissimo, fanno un casino infernale e ti danno una carica infinita, come presso la bocca delle verità. Continua a piovere incessantemente sono tutto inzuppato dalla cima dei capelli alla punta dei piedi ma sono fiducioso. In questa fase continuano a superarmi di tanto in tanto atleti più veloci, non reagisco continuo del mio passo intanto non vedo più ne Francesco e nemmeno i pacers, spero di riprenderli dopo ma inizio a dubitare, hanno un bel vantaggio che non posso nemmeno quantificare perché non li vedo più.
Poco dopo piazza Mazzini assisto ad un diverbio tra un automobilista inferocito e un vigile impassibile, come è possibile che alla XXI edizione della Maratona di Roma ancora c’è gente che si lascia prendere alla sprovvista da un evento ampiamente annunciato e pubblicizzato?
Arrivo così al crocevia, la mezza maratona, finalmente guardo il mio orologio e mi accorgo che sono perfettamente in linea con il mio programma, pensavo di passare tra 1:37:30 e 1:38:00 e passo in 1:37:49, manco un orologio svizzero!!!
Ok allora penso che si può fare, nonostante la pioggia continui incessante, inizio a spingere un pochino di più, la mia massima ambizione è fare un “Negative Split”, in parole povere correre più forte la seconda metà rispetto alla prima, è una impresa che riesce a pochissimi maratoneti, io non ci sono mai andato neanche vicino. Ovviamente la condizione è fare una prima mezza non tirata ma neanche troppo lenta altrimenti non vale... sarebbe come barare!!!
I km passano, in questo tratto non c’è molto pubblico e nessuno parla adesso i volti dei maratoneti attorno a me diventano sempre più sofferenti, inizio a fare dei sorpassi, riprendo molti di quelli che mi avevano passato nei primi 21 km.
Finalmente arriva la salita che aspettavo da 12 mesi, quella che mi aveva messo ko la scorsa volta, non è nemmeno degna di essere chiamata tale e infatti me la mangio in un boccone e sul successivo falsopiano di via della Moschea spingo sull’acceleratore e mi butto in discesa dopo villa Glori, adesso è il momento, 12km alla fine, iniziamo a spingere.
Arrivo sul lungotevere e di nuovo, onnipresente Daniela, mi incita, ma ci sono anche Camila e tanti altri, intanto supero alcuni atleti, altri iniziano a passeggiare a bordo strada, Io invece sto in progressione.
Ecco arriva il momento tanto atteso, il km 35, do fondo all’ultimo integratore e mi levo il cappellino e la cintura, da qui alla fine non mi serviranno più, la pioggia sta scemando e ho finito con gli integratori, li lascio nelle mani di Stefano che li da a Jacopo, mi fa cenno di aver capito e passo davanti al ristoro gestito dai Ramarri, li conosco tutti e tutti conoscono me, parte un tifo da stadio al mio passaggio, tutti mi incitano, è indescrivibile, penso che nei successivi 100mt me la posso giocare con Usain Bolt tanta è l’energia che mi trasmettono!!!
Ormai manca poco, mi sono alleggerito del peso extra e pioviccica appena, unico problema i sampietrini, si passa per le vie centrali, le più turistiche. A piazza Navona c’è di nuovo un tifo da stadio, Mauro, Walter e Mino mi fotografano e mi incitano, ma iniziano i primi problemi.
Imbocco via del Corso cercando di non guardare verso l’arrivo perché si deve andare in direzione contraria e sarebbe un duro colpo al morale, ormai sono al lumicino devo iniziare a gestirmi, non vedo i palloncini dei pacers e questo è un altro duro colpo al morale, ci tenevo a chiudere sotto le 3h:15’ ma è evidente che non sono alla mia portata. Questo è il momento che fa la differenza tra un maratoneta e un comune mortale: un Maratoneta inizia a gestirsi, a pensare per micro obiettivi (devo arrivare a piazza del popolo, poi a piazza di Spagna, poi al traforo, etc), cerca di spazzare via i pensieri negativi (non ce la faccio, mi fa male questo e quello, sento che arriva un infarto, etc.) visualizzando il momento in cui transiterà sotto il traguardo e con quel pensiero ricomincia a correre fiducioso, ecco il momento è arrivato per fortuna al km 38 quindi manca poco ed è più facile non mollare questa volta, ma ancora una volta faccio la magia, ovvero senza più energie in corpo continuo a correre in un modo o nell’altro!!! Comunque un Maratoneta anche se costretto a camminare rimane mentalmente in gara e pensa solo a recuperare energie per ripartire di corsa!!!
Via del Corso è l’ultima oasi felice di buon asfalto, da piazza del Popolo inizia il calvario. Via del Babbuino, Piazza di Spagna, il Traforo, Via Nazionale sono una vergogna per noi Italiani e Romani, sono circondato da atleti di altri paesi civili e non oso pensare cosa diranno di noi, che tristezza!!!
Su via del Babbuino vedo in lontananza un Ramarro che cammina sul lato della strada, anche io sono stanco ma cerco di gestirmi e di non smettere di correre, lo raggiungo è Mauro, di solito non lo vedo neanche con il binocolo in gara perché è molto più forte di me deve essere messo proprio male, cerco di incoraggiarlo e gli do una pacca ma è allo stremo non sembra uno che riprenderà a correre, almeno non oggi, la maratona non perdona nulla neanche il più piccolo errore, è sicuramente una dura lezione per Mauro ma potrà solo beneficiarne in futuro. Proseguo facendo lo slalom tra le buche finché non arrivo al traforo, qui anche io lo scorso anno ho camminato,  non lo ricordavo così in salita, è dura ma riesco a superare indenne anche questa, alla fine ci saranno 800mt di dislivello totali superati per un totale di 42,800 mt per qualche motivo oscuro non ho mai chiuso una maratona di 42,195 mt in meno di 42,700mt!!!
Sono finalmente su via Nazionale da qui è tutta discesa ma non riesco più a spingere nemmeno in discesa, cerco solo di arrivare, sono veramente alla frutta ma non intendo mollare. E’ un attimo scendere e arrivare al traguardo, ancora c’è chi mi riconosce e mi incita scadendo il mio nome ma sono così distrutto da non capire chi mi sta incitando. I legionari del gruppo storico romano fanno da angeli custodi sul traguardo, lo taglio, fermo l’orologio do un’occhiata al tempo finale ed incredibilmente è PB!!! Pochi secondi, ma mi sono superato, solo che questo vale cento volte di più per via del meteo e degli anni che passano, mentre gli acciacchi giungono sempre più numerosi rispetto al 2012, anno del precedente primato. Sono comunque molto soddisfatto, non sono riuscito a fare il “Negative Split”, ma era impossibile con i piedi appesantiti dall’acqua che ha inzuppato scarpe e calzini, comunque ci sono andato molto vicino, la cosa importante è stato aver corso con il sostegno di tutti gli amici runners sparsi sul percorso e con grande serenità senza quella pressione di dover fare il tempo o la prestazione come mi capitava in passato, in poche parole mi sono divertito e me la sono goduta alla grande!!! Che rivincita!!!! Che immensa gioia!!!!


4 commenti:

  1. grandissimo Luca, complimenti per il PB, ma soprattutto per questo racconto che per me è come un corso rapido di mentalità da maratoneta...insomma, fai l'allenatore anche quando scrivi!!!

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  2. grande. non potrai mai chiudere una mara in 42195: non si corre in linea (per un motivo o per l'altro on si percorre mai la linea ideale) e i gps non sono precisi. a roma poi c'e un lungo sottopasso e una galleria)

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  3. Grande! !!!!! Ragioniamo, corriamo, soffriamo e superiamo le difficoltà tutti allo stesso modo!!! Siamo MARATONETI!!!

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