giovedì 19 febbraio 2015

"La corsa è uno sport di squadra…" di Luisa Cotta Ramosino



Rubo il titolo di questo post a una delle amiche con cui ho condiviso la mia ultima (per ora) avventura podistica, la Maratona e Mezza Maratona di  Terni, una delle (super) donne che, mi perdonino gli uomini della spedizione, ha reso unico questo week end di San Valentino.

È stata un’altra di queste donne, Roberta La Porta, a buttare là l’idea di una delle nostre “gite fuori porta”. Lei, manco a dirlo, era in pista per la Maratona e noi potevamo ben accompagnarla almeno per metà strada…

E così alla spicciolata eccoci le iscrizioni che si aggiungono l’una dopo l’altra, così come le prenotazioni dell’albergo dove vogliamo stare tutti insieme. Perché è vero che a Terni si arriva in un’ora e quindi la partenza direttamente da Roma è tutt’altro che impossibile, ma ci piace troppo l’idea di passare ancora una notte fuori, trovare la scusa di una cena insieme, di mille chiacchiere che ci fanno fare tardi ben più di quanto sarebbe indicato per chi deve correre. Ma non importa perché almeno per noi queste cose valgono più tanti integratori. O forse sono proprio integratori, integratori d’affetto, amicizia, stima, quelle cose che per noi valgono almeno quanto gli allenamenti e la preparazione che pure non vogliamo trascurare.

E arriva domenica mattina, il trasferimento con la navetta fino alla partenza nel centro di Terni che già dal giorno prima abbiamo visto addobbato di mille cuori fatti di luci, nastri, palloncini e chi più ne ha più ne metta. Io, che di mio non sono esattamente una romantica, ho un attacco di diabete, ma poi penso che in fondo forse è un problema mio, anzi, sicuramente lo è visto che quando due ore dopo avvisterò, con il fiato corto per la fatica, il cuore gigante che segna l’arrivo mi sembrerà il simbolo di ogni felicità…questione di punti di vista probabilmente.

Il nostro gruppo alla partenza è ancora più numeroso del giorno prima. Tra coppie delle maratona ricongiunte (con la nostra Cami) e amici ritrovati anche solo per un saluto (come il nostro Tonino) eccoci radunati nelle gabbie a ringraziare che per ora la pioggia prevista non sembra arrivare. Il percorso di maratona e mezza maratona corrono insieme fino al km 12, uscendo dalla città con una piccola deviazione fino alla basilica del santo, con uno strappetto in salita che ci annuncia quello che ci aspetta. Già, perché fino alla boa del ritorno (e per chi prosegue ci sarà ancora un bel pezzo da salire) ci aspetta una pendenza continua anche se non aspra. È una bella prova, che affronto al fianco di Laura e Giovanni (il coach che per un giorno Cristina ci ha prestato), scoprendo con piacere e un pizzico di incoscienza che le ripetute su per la ciclabile di Monte Ciocci hanno insegnato alle gambe che si può osare anche in salita. 
Monte Ciocci
Giovanni richiama alla prudenza, e ha ragione, ma il paesaggio che si apre appena lasciamo la città, e l’obiettivo di raggiungere le cascate delle Marmore fa girare le gambe ben oltre il previsto e le strategie. L’organizzazione è, bisogna dirlo, impeccabile, i ristori puntuali, la partecipazione numerosa, ma non tale da rendere faticoso o complicato procedere. Avevo messo tra i miei obiettivi stagionali una mezza sotto l’ora e 50 e questa gara doveva essere il primo test per capire se ci si poteva avvicinare. In cima alla salita proprio quando le meravigliose cascate cominciano ad essere in vista, lascio un po’ indietro i miei compagni  mentre incrocio i primi runner della mezza che sono già sulla via del rientro comincio a fare i miei conti. Che media ho tenuto fin qui? Quanto mi posso aspettare per i km a scendere? Quanto sono riuscita a calare rispetto all’ultima Mezza? Quante energie mi rimangono? Mi sento bene, le gambe non accusano la salita, la testa c’è e decido di spingere ancora. ..e con i sorriso, lo stesso che scambio, insieme a parole di incoraggiamento, con i compagni di squadra che incrocio dopo il giro di boa. Mi commuovono soprattutto Monia e Roberta che arrivano appaiate. Non so ancora se Roberta, che ha un ginocchio incerottato per tenerlo al posto giusto, deciderà di proseguire per i 42 oppure no; le saluto, non dico niente, ognuno deve fare la corsa che si sente, è una regola che ho imparato anche quando mi costa non dire la mia…Ma la stima che ho delle mie amiche, della loro intelligenza e del loro cuore, mi fa dire che la scelta sarà quella giusta.

E intanto inizia la discesa, che mi fa stupire del fatto che quella dolce salita tanto dolce non era, tanto che a scendere la pendenza fa aumentare la velocità ben oltre le aspettative, sotto la fatidica soglia dei 5 al minuto che per me, non so perché, ha un che di scaramantico. Ultimamente l’ho toccata spesso, ma mai a lungo e invece in questa gara capita, km dopo km, affiancata da compagni di strada più o meno provvisori. Io non parlo molto in gara (lo giuro, sono logorroica solo per iscritto!), se non con Laura, ma non voglio nemmeno essere asociale per cui scambio due parole, poi preferisco rallentare o accelerare per essere da sola a godermi questa avventura che con l’approssimarsi dell’arrivo si fa più dura.

Ma ora c’è una cosa in più rompere gli schemi: la consapevolezza che dopo tutto il muro dell’ora e 50’ non è poi così lontano…peccato per quegli ultimi 200 metri (per il mio Garmin oltretutto 200 oltre la misura della mezza) che per beffa sono di nuovo in leggera salita. Bastano loro a  impedirmi di centrare l’obiettivo, ma , come diceva un uomo saggio, francamente me ne infischio…e proprio perché domani è un altro giorno (massì, esageriamo con queste citazioni cinematografiche che fanno un po’ kitch).
Quei 4 secondi in più, lo dico davvero, non mi disturbano, so che saranno uno stimolo per la prossima gara (Roma-Ostia aspettami). Scambio un abbraccio convinto con Piero che è arrivato poco prima di me e mi preparo a festeggiare gli altri arrivi: Laura e Giovanni, appaiati, e poi Roberta, e infine soprattutto il magnifico trio. Cristina, Roberta e Monia arrivano in un tripudio di lacrime e noi ce le abbracciamo godendoci tutta questa commozione senza ritegno. Acciaccate, tossicchianti, senza fiato, sofferenti, chi se ne importa, siamo noi, abbiamo sofferto, stretto i denti, sorriso e pianto perché siamo fatte così ed è bello per questo.

Sarà un po’ così anche per l’arrivo dei maratoneti, dove spicca il risultato della nostra Anna, che la sera prima era agitatissima e oggi si porta a casa un mostruoso PB di cui tutti siamo orgogliosi come se fosse un po’ nostro.

Che rimane ora se non festeggiare intorno a una bella tavola? Chissà cosa pensano i camerieri ternani che ci vedono arrivare alla spicciolata, ci sentono brindare e ridere come pazzi…e che teniamo a lavorare fino alle 5. Ma tanto è sempre così, dopo un week end così, chi ha voglia di tornare a casa?!

Next Stop

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