martedì 24 febbraio 2015

Olympia

Era da una settimana che entrando e uscendo da casa la guardavo. La mia bici. Nuova e immacolata. Parcheggiata all'ingresso, supplichevole di essere usata. Avevo un misto di desiderio e un po' di "strizza". Aggancio dei pedali e traffico le maggiori paure. "E se poi non mi piace?!". 
La voglia... la voglia di provare è stato il grande stimolo ad incollarmela sulle spalle a portarla per strada. Casco intesta e camminata da pinguino, ero pronto, dovevo solo salire in sella e "agganciare", stando attento a dove andare e soprattutto a staccarmi dai pedali al momento giusto. Poi il vento sulla faccia. Una sensazione diversa, un po' come fare le ripetute nella corsa.. ti rendi conto di andare forte quando senti il vento sulla faccia.
Tra le vie di Roma, pedalare e come mangiare le tagliatelle di nonna con le bacchette. Devi trovare la strada, devi avere spazio, devi farla correre la bici. Ho pensato a dove andare per una buona mezz'ora, ma in realtà stavo già andando verso la mia meta.
Sulla gianicolense mi si accostano due "colleghi" e gli chiedo di mettermi un po' a ruota, mi invitano a seguirli verso Velletri, come se ci conoscessimo da un pezzo. Declino e decido di procedere per una destinazione meno impegnativa, Ostia. In realtà, da programma, avrei una quarantina di km sciolti, in fondo sono alla prima uscita, quindi dovrei andare incontro al mare e ad un certo punto, dopo averlo visto all'orizzonte, girarmi e tornare indietro. Impensabile!! L'andata, nonostante la salita del campeggio e gli ultimi chilometri in leggero falsopiano, passa facile. Mi metto in coda ad un gruppetto di tre ciclisti che vanno a un passo per me ottimale. Stop ai semafori, giù lo scarpino e mano sulla borraccia dell'integratore Herbalife. Un piccolo rituale ripetuto ad ogni luce rossa, fino a che un treno di una decina di bikers non ci scartavetra passandoci a ritmo sostenuto sulla nostra sinistra. In quel momento, l'agonista che è in ognuno di noi viene fuori, butti all'aria ogni tattica difensivista e ti butti all'inseguimento, sai di non avere gamba, ma chissenefrega, sali sui pedali e spingi forte!! Così, in mezzo a questo gruppo di sconosciuti, sono arrivato a Ostia, e mentre loro hanno proseguito per ignota destinazione, io mi sono fermato a pensare alla strada del ritorno e in quel momento mi sono accorto di essere sudato fradicio. Tra me e me ho pensato che tornare a casa non sarebbe stato facile. Dalla rotonda di Ostia fino all'incrocio di Castel Fusano, mi è sembrato di scalare lo Zoncolan.... solo 100 metri di dislivello. Ero in piena crisi glicemica. Zuccheri zero. La stessa sofferenza che prova un runner intorno al 38° km di una maratona. L'asfalto disastrato della corsia laterale della Colombo, come fosse stata bombardata nel secondo conflitto mondiale, diventa come le sabbie mobili. In quel momento la testa ti si riempie di pensieri negativi. "Sicuramente buco ora!" diventa la frase che cadenza ogni giro di volano, perché quando le cose vanno male, finisce sempre che vanno peggio. Invece poi, come il sole dopo la notte, la luce è tornata. Le gambe sono tornate forti e il mio integratore Herbalife è stato promosso a pieni voti. Alla fine, passato il momento di difficoltà, tutto è tornato come prima, vento in faccia e macchine a sfilarti di fianco, sempre facendo attenzione a questa trappola delle scarpe agganciate ai pedali. Arrivato a casa mi prende quella sensazione triste di aver finito. Ora domenica a Ostia ci andrò correndo, ma non sarà decisamente la stessa cosa.  

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